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di Antonio Sciotto
IL CONGRESSO - Non piace il sì a Epifani
Lavoro-società divisa - Una parte lascia l'area
Sono giorni difficili per «Lavoro e società», l'area che nell'ultimo anno
ha lavorato fianco a fianco con la Fiom e la Funzione pubblica di Gianni
Rinaldini e Carlo Podda, e che oggi, con il Congresso Cgil appena aperto,
vede schierarsi il suo gruppo dirigente con il documento di maggioranza,
quello scritto con Guglielmo Epifani. Una scelta che una parte dell'area
non ha compreso, e adesso annuncia l'uscita: ieri si è tenuta ad esempio
un'assemblea molto tesa alla Fisac (il segretario generale Moccia è con
Rinaldini e Podda), mentre scricchiolano strutture come l'Emilia e la
Liguria. Anche se, come forse è ovvio, c'è una lettura diversa sui numeri
della «transumanza», da parte di Nicola Nicolosi, coordinatore dell'area,
e dei cinque componenti del direttivo nazionale che hanno scelto di
uscire.
Per capirci, l'avvenimento è ancora «fresco» e se ai vertici tutti (o
quasi) hanno già deciso con chi stare, non è semplice ancora quantificare
quanto sia profonda la divisione alla base. Forse un po' di chiarezza
arriverà oggi e domani, in occasione dell'Assemblea nazionale indetta ai
Frentani di Roma, ma è proprio questa assemblea al centro di una critica
da parte di chi lascia. «Si è già deciso tutto prima, senza coinvolgere
l'intera area in una discussione assembleare», spiega Vittorio Bardi (Fiom
nazionale), uno dei 5 del direttivo che giudica «conclusa l'esperienza di
Lavoro e società». «Perché - chiede - si è detto sì in modo acritico alle
pratiche Cgil dell'ultimo anno, poco efficaci, dopo mesi di collaborazione
con Fiom e Fp, che invece reclamavano un'azione più decisa sulla crisi,
contro il governo e le imprese? Perché non si è deciso dopo
un'assemblea?». Nicolosi replica che «è stato indetto, da settembre
scorso, un coordinamento nazionale ogni 15 giorni, e ora chiederemo il sì
all'Assemblea».
Al di là del problema «formale», il nodo è sui contenuti. Bardi spiega che
«si deve prendere atto che la fase è cambiata e che adesso dobbiamo essere
sindacato di conflitto, non cedere alla direzione presa da Cisl e Uil,
cioè essere solo sindacato di servizio, di cogestione con le imprese. E
poi nella mozione "la Cgil che vogliamo" si fanno proposte nuove come le
primarie, valide anche per i direttivi: per dire basta alla cooptazione e
ai dirigenti scelti dal vertice».
I cinque che hanno deciso di uscire sono appunto Bardi, Franca Peroni (Fp
nazionale), Maurizio Scarpa (Filcams nazionale), Francesco Grondona
(segretario Fiom di Genova), Rita Guglielmetti. Inoltre, per quanto con
Epifani, sono da aggiungere tra i "non rappresentati da Nicolosi" altri
membri del direttivo, afferenti alla segretaria Paola Agnello Modica
(ulteriori 5 secondo Bardi e gli altri, solo 3 a parere di Nicolosi).
Insomma, al direttivo con Nicolosi resterebbero in 16-18 su 26 membri.
Ma è nella base che si preparano cambi di campo: Nicolosi ammette che «la
Fisac è divisa in due», mentre secondo Bardi «tutti seguiranno Moccia»; in
Fp e Filcams bisognerà capire chi seguirà Peroni e Scarpa. In Fiom,
Nicolosi afferma di conservare «lo stesso 10% del passato», mentre però
ammette «difficoltà in Emilia e Liguria». Che in effetti sembrano
preludere a numerose uscite.
Manifesto 12-11-2009
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