False cifre sulle pensioni, l'Italia non spreca

Non è vero che il nostro paese spende troppo per la previdenza pubblica rispetto all'Europa. Lo afferma un rapporto sullo stato sociale dell'Università La Sapienza. Epifani ironico: "Se la soluzione è nel Libro bianco di Sacconi, allora io sono Napoleone"

La crisi economica ha peggiorato i problemi dello stato sociale nel mondo sviluppato e in particolare nel nostro paese. La persistente volatitità dei mercati finanziari dimostra che il mercato non riesce a rispondere ai problemi sociali e in particolare non è in grado di assicurare certezze nei campi della sanità e delle pensioni. Non è vero, poi, che in Italia si spende troppo per le pensioni. Le statistiche sono fallate, perché nella spesa previdenziale si conteggiano voci che non rientrano nella previdenza, come quelle relative alle liquidazioni e agli ammortizzatori sociali. Infine, è sbagliato vedere lo stato sociale solo come un costo per la collettività. In realtà l’investimento pubblico nel welfare favorisce la crescita e diminuisce le disegualglianze. È questo il messaggio principale che si trae dall'introduzione dell’economista Roberto Pizzuti al Rapporto annuale sullo stato sociale, presentato oggi (11 novembre) nella sede della facoltà di Economia della Sapienza alla presenza di vari studiosi, operatori del settore e sindacalisti. Il ministro Sacconi era stato invitato ma non ha partecipato.

Il rapporto di quest’anno ribadisce temi che erano stati già affrontati gli anni passati (tipo la critica alle false statistiche sulle pensioni), ma aggiunge elementi nuovi determinati appunto dalla grande crisi in corso. Gli effetti sociali della crisi finanziaria, secondo il dossier, non si sono ancora tutti manifestati e diventano evidenti due questioni. La prima è la inadeguatezza delle prestazioni (insieme al Pil stanno calando anche le pensioni pubbliche); la seconda questione è la mancanza totae di coperture sociali di larghi strati del lavoro: ci sono milioni di persone che stanno ancora fuori dal sistema dello stato sociale.

“Se la soluzione questi problemi è quella proposta dal Libro bianco del ministro Sacconi, e cioè la conciliazione tra mercato e solidarietà con la rivalutazione delle comunità, delle parrocchie e persino delle stazioni dei carabinieri, allora io sono Napoleone Bonaparte”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, riferendosi alle soluzioni proposte nel Libro bianco del ministro Sacconi che tra l’altro, ha aggiunto, "è rimasto identico al Libro verde pure in presenza di una crisi economica che ha sconvolto tutto il mondo”. Epifani ha anche criticato “l’insufficienza” delle misure messe in atto dal governo e ha citato in particolare l’intervento sui precari che “avrebbe dovuto sostenere 300mila persone e invece ne ha sostenute solo mille”.

Alla presentazione
sono intervenuti anche il leader della Uil Luigi Angeletti e il segretario confederale Cisl Pietro Cerritto. Anche a loro giudizio la difficoltà principale dello stato sociale italiano non riguarda le pensioni, bensì la riforma degli ammortizzatori sociali. Roberto Artoni, docente alla Bocconi di Milano, ha lanciato l’allarme sulle prestazioni previdenziali: "Il problema vero - ha detto nel suo intervento - non è quello della sostenibilità finanziaria del welfare pubblico, quanto quello della sostenibilità delle prestazioni previdenziali reali". Per Marcello De Cecco, docente alla Normale di Pisa, rimane il nodo della grande evasione fiscale che esiste in Italia: “Meno soldi entrano nelle casse dello Stato, meno potrà fare lo Stato, la proposta di delegare le funzioni statali al terzo settore e al volontariato è una pura illusione che potrebbe trasformarsi in una vera trappola, come spiegò tanti anni fa il governatore di New York Mario Cuomo”.

 

11/11/2009 da Rassegna Sindacale