Sulle proteste di Lavoro e Società alla stampa

Lavoro e Società difende la sua scelta di stare con la maggioranza Cgil al prossimo congresso .... è un suo diritto, certamente pari a quello di chi sostiene invece che con questo congresso si può e si deve chiamare tutta la Cgil ad una riflessione più coraggiosa, anche critica, sui limiti e sulle incertezze della propria pratica contrattuale, sia categoriale che confederale.

Ma Lavoro e Società denuncia un suo evidente disagio a fronte dello schieramento che in Cgil ha deciso di proporre agli iscritti una riflessione schietta ed esplicita sulle scelte che la Cgil deve fare nei prossimi anni e che per questo ha deciso, accanto a quello della maggioranza, di presentare un documento diverso in modo che agli iscritti sia data la possibilità di intervenire, discutere e contribuire a quella sintesi che solo un congresso può produrre.

Un disagio, quello di Lavoro e Società, che si manifesta in questi giorni verso quella stampa che, a parer suo, non valorizza adeguatamente la sua scelta di collocarsi in questo congresso in accordo ed in difesa della linea di Epifani, e di dare più spazio ed enfasi a chi invece ha deciso di portare dentro al congresso il coraggio di vedere anche quelle che sono le criticità dell'attuale linea della Cgil.

 

Ma vediamo più nel dettaglio cosa si sta dicendo in questi giorni, sfogliando la rivista online di Lavoro e Società e le lettere che alcuni suoi esponenti hanno inviato alla stampa.

 

Ciò che accomuna questi interventi è una difesa-celebrazione della precedente esperienza dell'area LS. Dalle battaglie contro la legge Treu, contro la controriforma previdenziale Dini ecc. ecc. 

E' un po come se Epifani rispondendo a chi rimprovera alla Cgil la necessità di mettere meglio a fuoco la sua linea contrattuale, ricordasse come la Cgil nel 1914 era in prima linea nelle grandi mobilitazioni della "settimana rossa".

Il problema però è che dobbiamo discutere di come siamo oggi e di cosa vogliamo fare oggi e non ribadire di come tutti, da piccoli, eravamo molto, ma molto più belli di adesso.

 

Comunque, a parte questo tormentone autocelebrativo con cui LS cerca di dare una lucidatina alla sua attuale immagine opaca e sbiadita, la questione che ci interessa capire dagli interventi di Lavoro e Società è sulla base di cosa si è deciso di schierarsi con la Cgil e sulla base di cosa si contesta, sia il merito che l'opportunità, da parte di altri di presentare al congresso un documento diverso.

Sorvoliamo velocemente sull'intervento di Tommaso Chiodo (Fisac Cgil di Catanzaro) che in fin dei conti si limita a decantare l'esperienza precedente dell'area ed a dichiarare il suo essere stato fulminato dall'intervento di una settimana fa a firma di Botti e Saccoman celebrandone infine la loro grande personalità ed il loro essere (per lui) riferimenti storici per la memoria e per il futuro.

Qualcosina di più si dice (o meglio ... si intuisce) nella lettera al Manifesto a firma di Dora Maffezzoli, Antonio Lareno, Franco Vanzati, anche se in realtà si dice ancora poco.

Nella loro e lunga premessa si dicono anche cose ovvie e condivisibili.

Non crediamo che i firmatari della lettera, in quanto persone di grande esperienza, siano però veramente convinti di essere gli unici ad essersi accorti che la condizione del Lavoro e dei diritti in generale stia peggiorando, così come pensiamo non presumano di essere gli unici a sapere ed a capire di come la Cgil sia sotto tiro da parte di chi vorrebbe una sua definitiva adesione al nuovo modello neocorporativo, pena l'esclusione da tutto.

Eppure a leggere la loro lettera sembrano redarguire il mondo intero perchè di queste cose si prenda coscienza poichè, solo prendendo coscienza di ciò si può comprendere (desumiamo noi visto che loro non lo dicono esplicitamente) del come sia giusto e sacrosanto che loro rimangano schierati con l'attuale linea della Cgil.

Per questo non si capacitano che il Manifesto in un suo articolo abbia riportato la frase ... serve discontinuità nella gestione stessa della organizzazione, perché troppo spesso alla percezione di fragilità esterna si è risposto con tentazioni auto celebrative, conformismo e asfissia” ... che poi non è frase del Manifesto, il quale, ha semmai riportato una frase che è scritta nella dichiarazione con cui alcuni dirigenti della Cgil preannunciano la loro intenzione di presentare un documento alternativo al prossimo congresso.

Ma pare che proprio questo abbia dato fastidio.

Comunque, ridotta in soldoni, la lettera al Manifesto degli esponenti di lavoro e Società sembra porsi una sola domanda e cioè ..... ma non vedete che la Cgil è sotto attacco ?? perchè quindi dividerci al congresso ???

La questione è mal posta ... o meglio ... è posta strumentalmente.

Ricordiamo agli esponenti di LS che la Cgil prende la sua linea dal mandato congressuale e non dalle belle pensate di alcuni suoi dirigenti che pensano sia meglio mettersi d'accordo a tavolino prima di andare a sentire cosa pensano gli iscritti.

Ricordiamo quindi che il congresso è fatto dagli iscritti i quali possono discutere, scontrarsi, litigare, convenire ecc. e che è da questo percorso che alla fine la Cgil ricava la propria linea, appunto attraverso una sintesi che solo un congresso libero può democraticamente esprimere.

Che c'è di strano quindi se ad un congresso si confrontano opinioni diverse su come la Cgil può meglio resistere e tenere a fronte delle derive neocorporative che intendono risucchiarla o, in caso contrario, isolarla ancora di più ???

Si dovrebbe dire semmai che, appunto perchè la fase che la Cgil deve affrontare è molto difficile e critica, ben venga un congresso vero, aperto, nel quale agli iscritti si presentano le diverse opinioni che, non dall'esterno ma dall'interno della Cgil, sono maturate.

 

Ancora non sono ufficiali nè il testo del documento presentato da Epifani (e sostenuto da Lavoro e Società) nè quello alternativo che potrebbero presentare altri pezzi dell'organizzazione. Un po poco quindi per tirare oggi valutazioni di merito precise, ma anche poco per fare quello che Lavoro e Società sta già facendo da ora ... ossia sparare sulle intenzioni che poi altro non sono che legittime dichiarazioni sull'insufficienza della risposta Cgil alle derive neocorporative indotte dal nuovo modello contrattuale e dalle nuove relazioni sindacali che ne conseguono.

 

Tutto sarebbe più semplice se gli esponenti di lavoro e Società (come rivendicano essere anche nella loro tradizione) imparassero ad accettare che in Cgil ci possono essere letture e proposte diverse sul come resistere e rispondere all'offensiva neocorporativa e si preparassero a fare il congresso in difesa della linea che loro ritengono giusta invece di perdere tempo a declamare il loro disagio del sentirsi "scavalcati a sinistra" senza riuscire a farsene una ragione.

Il problema non è sentirsi scavalcati a sinistra, il problema è semmai che loro dicono che tutto va bene così com'è e che altri propongono una più decisa svolta da parte della Cgil .... Che c'è di male ???

 

E poi ... visto che di democrazia si parla .... che senso ha che Lavoro e Società convochi la sua assemblea nazionale per decidere su come andare al congresso il 12 dicembre, cioè 4 giorni dopo il direttivo nazionale Cgil che chiuderà la partita dei documenti congressuali e nel quale già l'apparato di Lavoro e Società ha annunciato la sua adesione al documento di Epifani??

I delegati (seppur adeguatamente filtrati da come si evince dalle note organizzative emanate in preparazione dell'assemblea) convocati a questa assemblea .. cosa sono quindi chiamati a decidere ?

 

 

 

4-11-09                             COORDINAMENTO RSU

 

 

Riflessioni sul congresso
di Tommaso Chiodo - Fisac Cgil Catanzaro

03-11-09
 
 
Credo che in questa fase storica, non ci si può permettere di non essere protagonisti del nostro tempo e delle nostre organizzazioni.
Bisogna avere consapevolezza che non sono in gioco assetti organizzativi ma lo stesso intendere la funzione e la è politica di un soggetto confederale che mantiene l'impianto politico di riferimento ancorato ad una identità classista, determinata dal valore del lavoro, tutto, nelle sue espressioni piu' diffuse e innovative che l'attuale modello economico, di parcellizzazione di saperi e diritti ha imposto.
Il merito, questo deve essere il "gradiente termico" di riferimento nell'approssimarsi delle tensioni congressuali.
Come Area Programmatica della Cgil, Lavoro e Società, abbiamo l'obbligo di riposizionarci nell'ascolto e nell'inclusione di tutti quei fattori di critica e di innovazione che giungono dai posti di lavoro, anteponendo per tutti la confederalità della nostra organizzazione.
Credo che non abbiamo avuto esitazione a schierarci dal 1991 in poi ( sin dai tempi di essere sindacato) CON DOCUMENTI CONTRAPPOSTI RISPETTO ALLA MAGGIORANZA CHE GUIDAVA LA CGIL..allorche' la differenziazione riguardava i contenuti strategici.
Ci hanno dato ragione le battaglie in difesa della tutela del salario, quando ci schierammo contro l'accordo del luglio 1993 -
Abbiamo contrastato con forza l'approvazione del pacchetto treu, che aprì le porte alla deregolamentazione del mercato del lavoro, abbassando tutele e diritti, aggredendo salario.
Non approvammo la riforma Previdenziale di Dini del 1996 cos' come l'accordo del luglio 2007, condiviso dalla cgil e approvato dal governo Prodi.
E ancora, la condivisione della giornata di lotta del 4 novembre 2007 contro il lavoro nero e precario, che ci costò qui in calabria processi sommari anche negli organismi comprensoriali
Nessuno può dire a noi che non abbiamo anteposto i contenuti, anche quando le forze in campo erano schiaccianti.
Siamo però anche quelli che hanno favorito la conclusione unitaria del congresso di Rimini che diede la forza e l'entusiasmo di poter essere protagonisti di una grande lotta di resistenza democratica in italia, CHE PERMISE LA STRAORDINARIA RIUSCITA DELLA GIORNATA DI LOTTA CHE RESTERA' ALLA STORIA COME QUELLA DEI 3 MILIONI.
Una Cgil forte nei contenuti, chiara negli obiettivi unita nelle sue pluralità programmatiche.
Appunto pluralita' programmatiche, progetto di società da sostenere da parte di un soggetto sociale sindacale, unità confederale intorno ad una solidarietà reale fra categorie che rafforza tutti evitando gli errori di settorialità garantita.
Quanto ci rassegnano Saccoman e Botti è la sintesi di un percorso collettivo di generazioni ed esperienze politiche, di gruppi dirigenti e istanze di delegati di base, di progetto politico e speranza di costruire una classe dirigente che serva alla sinistra.
Sono in questo momento Saccoman e Botti la memoria storica di un'esperienza che già vive il futuro.

 

Caro manifesto........
Una lettera di Dora Maffezzoli, Antonio Lareno, Franco Vanzati.
  Siamo sindacalisti e sindacaliste della Cgil e prima di scriverti abbiamo aspettato qualche giorno per far decantare un poco la delusione che abbiamo provato leggendo l'ultimo pezzo comparso sul giornale il 27 ottobre scorso, sul nostro imminente congresso.
Siamo persone che ti leggono dalla prima ora, che hanno partecipato a tutte la campagne per la salvezza del nostro giornale e più in generale per la libertà di stampa. Ti hanno anche votato ( Valpreda, Magri, Atzori), sperando nella liberazione dell’anarchico Valpreda e per l’affermazione di una originale forza politica di sinistra. Pensiamo quindi di avere il diritto di tirarti per la giacchetta e dirti che sull’imminente Congresso della Cgil, dai una informazione parziale, viziata probabilmente dai rapporti personali con alcuni compagni e compagne.
Niente di male, se non fosse che una si fatta informazione, fatta da un quotidiano credibile come il nostro, da una immagine della Cgil che non corrisponde alla realtà.
Quello che ti proponiamo, per uscire dal vago, è una larga inchiesta tra le Camere del Lavoro del Nord, del Centro e del Sud, per misurare lo stato di salute della Cgil, i suoi problemi, i suoi limiti e le sue ricchezze.
Questo Congresso,infatti, si terra' dentro la più grande crisi del sistema capitalista, dalla cui uscita dipenderanno gli equilibri di “forza”tra aree del pianeta, fra capitale e lavoro e più in particolare,in Italia, il sistema dei diritti sociali e contrattuali.
Lo sa bene la Dr.ssa Marcegaglia, che continua a chiedere sconti per le imprese, lo sanno bene gli imprenditori che ristrutturano in attesa di tempi migliori, lo sanno bene gli operai, gli impiegati e i giovani precari, perché pagano il prezzo più alto della crisi che non hanno voluto.
Lo sanno bene gli immigrati che si sentono soli e in balia di una realtà economica che non avevano previsto quando si sono avventurati nella “fortezza” Europa.
Lo sappiamo bene tutti noi che facciamo i conti tutti i giorni con questi problemi e con una povertà crescente, che emargina larghe fasce di popolazione.
Se permane e si acuisce la contraddizione “capitale lavoro”, se rimane ancora irrisolta quella di genere, altre spaccano la società e dalla cui risposta dipenderà che società avremo.
Ma anche che Cgil avremo.
Dal maggio 2008 a luglio del 2009 con l’approvazione della legge 49 sulla sicurezza, ben otto provvedimenti governativi hanno segnato il tema della immigrazione, trovando ampi consensi nella società.
Dalla caduta del fascismo, non si verificava una vicinanza così evidente tra un razzismo istituzionale con quello popolare.
Non è mai troppo tardi per rendersi conto che questa contraddizione diventa insopportabile, in particolare quando anche nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, nostri iscritti esprimono simpatie per chi, come la Lega, le spara più grosse contro gli immigrati, i meridionali, i ceti deboli,i gay, i rom e sinti.
E'anche una reazione alla solitudine, quella sensazione, che poi diventa realtà, di sentirsi abbandonati al proprio destino, con un reddito ridotto dal perdurare della Cassa Integrazione o peggio della perdita della occupazione, dalla mancanza di prospettive per il futuro.
Un’altra domanda che il Manifesto potrebbe/dovrebbe porsi, è se a questa solitudine la Cgil e le sue categorie si siano affiancati, in che misura la abbiano fatta propria, se sia in campo una resistenza, una opposizione, una mobilitazione. Se cioè nella testa della nostra gente, la Cgil, pur tra mille difficoltà, cerca di resistere, proponendo una via d’uscita. Noi pensiamo di si.
Dalla condivisione di questo giudizio dipende una parte dello sviluppo e dell'efficacia del prossimo Congresso della Cgil.
Cisl e Uil con l’accordo del gennaio scorso, hanno cambiato pelle, non perché non faranno più contrattazione, ma perché sarà subordinata alle logiche dell’impresa e del mercato.
Un contratto nazionale vieppiu' derogato, ridotto a mero simulacro, una contrattazione di secondo livello marginale, con milioni di lavoratori e lavoratrici esclusi, sarà il quadro che, se non contrastato, condizionerà la vita e gli interessi di classe.
La Cgil è rimasta sola e nonostante tutto, scontando cioè pressioni interne ed esterne a non rompere con la Cisl e la Uil, ha mantenuto la barra sul merito delle proposte e sulle prospettive a medio e lungo termine dentro il perdurare della crisi.
Niente è scontato, in particolare se alle teorizzazioni seguiranno i fatti e il conflitto sociale, ma qui sta l’impegno a mantenere la barra su un modello sindacale autonomo e democratico, l’unico che può navigare dentro i monsoni della crisi.
Per queste ragioni fatichiamo a comprendere la ricitazione acritica, anche se da fonte autorevole, di affermazioni del tipo “ serve discontinuità nella gestione stessa della organizzazione, perché troppo spesso alla percezione di fragilità esterna si è risposto con tentazioni auto celebrative, conformismo e asfissia”.
Noi siamo tutti periferici e in periferia arrivano solo spifferi, ma ove esista anche una lotta per gli assetti della futura Segreteria Confederale, è bene giocare a carte scoperte, rompendo con la deleteria abitudine di schermare e nobilitare gerarchie e poteri dietro differenze non componibili, che se "vere", è bene che emergano con chiarezza. Resta il fatto che dalle poche cose che Il Manifesto ha pubblicato martedì 27 ottobre, non si capisce dove sta la differenza con chi è impegnato a mantenere la barra sui diritti contrattuali e sociali.

Con immutata amicizia

Dora Maffezzoli, Antonio Lareno, Franco Vanzati


 
 
03/11/2009