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Roma, 22 ottobre - “Continuo a non
capire perché il governo non mette al primo posto la riduzione delle
tasse sui lavoratori e sui pensionati. Il governo si dimentica che
l’introduzione dell’Irap nel ‘98 ha già portato una riduzione di ben 7
tasse (qualcuno ricorderà tra le più importanti come i contributi
sanitari, la ‘tassa sulla salute’ per i lavoratori autonomi, l’Ilor e
l’Iciap”. E’ quanto afferma il segretario confederale della CGIL,
Agostino Megale, nel ricordare come “il saldo a favore delle imprese
dopo il 1998 è stato di 12 miliardi, e quindi tra 1 e 1,5 punti del
Pil ogni anno successivo. Non solo, le imprese hanno ricevuto anche
nel 2007 un’ulteriore riduzione d’imposta di 3 punti, pari a 5
miliardi a regime”.
A fronte di tutto questo, sottolinea
il dirigente sindacale, “il lavoro dipendente ha visto negli ultimi
sette anni la mancata restituzione del fiscal drag mediamente per
1.182 euro (362 solo nel 2008) e, soprattutto, ha visto aumentare dal
1980 a oggi la pressione delle imposte di 12 punti”. Il che vuol dire,
fa sapere Megale citando dati IRES CGIL, “a parità di potere
d’acquisto, l’aumento della pressione tributaria su lavoro e pensioni
dal 17,85% al 29,92% è costato ai lavoratori 3.215 euro l’anno (247
euro mensili), che cumulati nei trent’anni diventano oltre 48mila euro
di perdita di reddito disponibile”.
“Ecco perché - afferma il dirigente
sindacale - la prima cosa da fare dovrebbe essere investire almeno un
punto di Pil nella riduzione delle tasse sul lavoro e sulle pensioni,
con l’obiettivo di aumentare, in un triennio, i redditi netti di
lavoratori dipendenti e pensionati di circa 100 euro mensili”. Per
Megale il governo “deve comprendere che al primo posto tra le priorità
ci deve essere il sostegno ai lavoratori e ai pensionati, utilizzando
“soldi veri”, per contrastare il rischio povertà che sta mettendo in
ginocchio quasi la metà delle famiglie italiane. Oltre ad essere un
irrinunciabile misura economica per la ripresa, è un’indispensabile
misura - conclude - per smettere di prendere in giro i tanti
contribuenti onesti che pagano regolarmente le tasse”. |