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G.Cremaschi. Posto fisso e Tremonti: la sinistra dov'è?
Giovedì 22 Ottobre 2009
Quando era ministro dell’Economia del
Governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa rilasciò un’intervista nella quale
esaltava la virtù del lavoro flessibile e condannava senza appello il
posto fisso. Ora Giulio Tremonti, ministro dell’Economia del Governo
Berlusconi, afferma l’esatto contrario. Basterebbe questo per capire
perché in Italia la destra, nonostante i disastri che combina, continua a
governare mentre la sinistra continua ad essere ininfluente. (...)
Le affermazioni di Tremonti sono di un’astuta banalità. E’ evidente che
nella crisi attuale il precariato non è più in alcun modo difendibile,
almeno sul piano dell’ideologia. Diventa chiaro anche ad occhi appannati
che la flessibilità non è una maggiore libertà di scelta per chi lavora.
Ma, al contrario, è il potere del padrone di scegliersi, per quanto vuole,
il lavoratore più disponibile. Precarietà e flessibilità hanno accresciuto
il potere delle imprese nella stessa identica misura con la quale hanno
abbattuto la libertà dei lavoratori. Il rischio di impresa è stato
trasferito dall’azienda ai suoi dipendenti.
La crisi finanziaria globale ha svelato il marcio e i trucchi dei mercati
mondiali dei capitali. La crisi industriale svela il trucco della
flessibilità. Tremonti è semplicemente un conservatore che prende atto
della realtà, mentre i figli del passato sono Brunetta, Sacconi,
Marcegaglia, Ichino e tutti coloro che continuano a sostenere un’ideologia
della flessibilità che la crisi ha smascherato.
Il guaio è che la dialettica politica del Paese pare ridursi tutta a
questo confronto. Da un lato chi dice che il posto fisso aiuta a metter su
famiglia e, dall’altro, chi sostiene che indietro non si torna. L’Italia è
messa tanto male anche perché la dialettica della sua elite è ridotta a
questi miseri termini. Il Corriere della Sera e la Repubblica, seppure con
toni diversi, considerano Tremonti troppo di sinistra. L’opposizione
democratica spera sempre in un’alleanza con la Confindustria, con la quale
superare Berlusconi. Cisl e Uil sono ovviamente spiazzate, perché non
possono che condividere le parole di Tremonti, ma con Sacconi e
Marcegaglia fanno accordi separati che esaltano la flessibilità. La Cgil
per l’ennesima volta chiede un tavolo che non avrà.
E’ solo grazie a questo contesto che l’ovvietà di Tremonti, che non
corrisponde ad alcuna scelta concreta e anzi accompagna una politica
economica e fiscale che incrementa precarietà e flessibilità, riesce a
conquistare il centro dello scenario politico e le prime pagine di tutti i
giornali. Il messaggio di Tremonti allude a qualcosa di indefinito, per il
quale non si sta facendo nulla, ma che proprio per questo diventa un mito
su cui si può disquisire e magari fantasticare. Come la lotteria che
assegna 4mila euro al mese, il posto fisso diventa il miraggio a cui
aspirare.
Non sia ipocrita la signora Marcegaglia. La presidente di Confindustria sa
benissimo che tutte le imprese, nella loro politica del personale, mettono
al centro il posto fisso. Lo promettono ai più fedeli e lo rendono di
diversa accessibilità per tutti gli altri. Il lavoro precario è prima di
tutto uno stato di attesa permanente nel quale le aziende agiscono per
comandare sul lavoro. Sono i padroni, gli amministratori pubblici, i
banchieri, i finanzieri che valorizzano il posto fisso. Essi sanno
benissimo che nessuna impresa, nessuna economia funzionano con tutti
precari e flessibili. Il posto fisso non è mai stato superato, è
semplicemente diventato il premio che spetta a coloro che, dopo un lungo
percorso di precarietà, hanno mostrato sufficienti disponibilità e
fedeltà.
Tremonti non ha mica detto che vuole i lavoratori più liberi. Anzi ha
esaltato la figura del ragionier Fantozzi, spiegando giustamente che anche
con il posto fisso si può essere fedeli e obbedienti. Se la sinistra
avesse più orecchie per i lavoratori che salgono sui tetti, piuttosto che
per gli slogan degli intellettuali bocconiani, non avrebbe difficoltà a
chiarire che anche il posto fisso di Tremonti è di destra. Perché è solo
un’aspirazione che premia i “meritevoli”, invece che un diritto universale
da garantire a tutte e a tutti. Se la sinistra credesse ancora
all’uguaglianza, non avrebbe difficoltà a cogliere in Tremonti le
contraddizioni e anche il disagio di una destra che non sa cosa fare
davvero di fronte a questa crisi. Invece, rimane spiazzata perché continua
a seguire l’ideologia di Tommaso Padoa Schioppa, quella che ha portato
alla catastrofe il governo Prodi.
Giorgio Cremaschi
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