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Circola in questi giorni un appello per la costruzione di una "Federazione della Sinistra fondata sul lavoro" (vedi in formato PDF) i cui promotori sono Gian Polo Patta e parte della burocrazia sindacale che costituisce la sua cordata in Cgil.
Ma, comunque ... come non concordare con l'analisi (per altro facile e scontata) che sostiene l'appello. Quanto si osserva sulla crisi, sul peggioramento delle condizioni dei lavoratori e sul deterioramento della loro rappresentanza sindacale e politica è patrimonio già da tempo di delegate e delegati Rsu quotidianamente impegnati, tra mille difficoltà, a rilanciare la centralità del lavoro nelle scelte sindacali come in quelle politiche. E' quindi facile e scontato chiedere consensi su un appello che indica la necessità che la sinistra rilanci il proprio radicamento sociale a partire dal lavoro. Ma per fare cosa? per sostenere quale piattaforma ?? Questo l'appello non lo dice.
Non ce ne vogliano i promotori, ma a leggere l'appello sembra che loro siano esclusivamente interessati a chiedere adesioni al loro appello, a programmare la solita grande iniziativa tipo "passerella", per vantare così una specie di delega a rappresentare (più di altri) il mondo del lavoro nel confronto politico-partitico con i vari partiti della sinistra. Una specie di accreditamento a sedersi ad un fantomatico tavolo di trattativa che dovrebbe portare ad una riunificazione delle forze della sinistra nella quale, i promotori dell'appello, già si candidano a rappresentare l'anima ed il cuore del mondo del lavoro, rivendicando magari qualche posto.
Che il compagno Patta, e con lui la cordata di sindacalisti che a lui fa riferimento in Cgil, abbiano questa ambizione non stupisce nessuno. In fondo è nelle cose da prevedere e da tarare alla luce degli opportunismi e delle contraddizioni che l'esperienza di questa cordata porta con se ormai da anni.
Ma subito sorge una domanda ..... Se l'appello (dai contenuti ovvi e scontati) si conclude con la necessità di una loro diretta ed urgente discesa nel confronto con la politica, perchè la stessa analisi tace sulla necessità di fare altrettanto nel confronto in Cgil ?? Cioè ... perchè i promotori dell'appello si sono schierati, rispetto al prossimo congresso Cgil, contro l'ipotesi (sostenuta da altri ed importanti esponenti della critica sindacale in Cgil) di un documento congressuale alternativo disertando così un percorso di riunificazione della sinistra sindacale in Cgil, mentre sul fronte della politica partitica si fanno paladini di un urgente percorso di riunificazione ???.
Sappiamo che il loro essersi schierati a favore del documento congressuale proposto da Epifani poggia sull'idea che in fondo, la Cgil, già così com'è rappresenta una posizione di tenuta e di resistenza all'offensiva padronale. Certo che la Cgil non è la Cisl e neppure la Uil, ma da qui a dire che le contraddizioni della linea Cgil siano risolte ce ne passa, come dimostrano le recenti vicende contrattuali nelle diverse categorie (dal Turismo agli alimentaristi), e la non volontà del vertice Cgil di darsi una linea di svolta, adeguata alla nuova situazione.
Come fanno i promotori dell'appello a non accorgersi come le stesse criticità che loro addebitano alle forze politiche della sinistra siano presenti anche nella Cgil che nonostante le esperienze recenti e l'isolamento a cui la deriva neocorporativa cerca di condannarla, ancora non riesce a darsi una linea vera e altra da quella che si fonda sulla concertazione. Forse pensano (come già fatto nel precedente congresso) di risolvere la questione con un accordo tra cordate sindacali, ma così facendo uccidono la stessa proposta contenuta nel loro appello, valida (per loro) sul piano del confronto con le forze della sinistra politica a cui si chiede un maggiore e più chiaro ruolo di rappresentanza dei bisogni che il lavoro esprime, ma non più valida quando questa questione si pone nel confronto sulla linea contrattuale del più grande sindacato italiano. Eppure il congresso della Cgil dovrebbe essere vissuto come occasione per dare (finalmente) la parola agli iscritti, e non come fastidio da chiudere velocemente con un accordo tra cordate sindacali.
Forse i promotori dell'appello sembrano non accorgersi che nel prossimo congresso Cgil si sta aprendo un confronto importante (oltre che necessario) sulla questione sindacale, e che già vede protagonisti importanti settori della critica sindacale in Cgil. I promotori dell'appello in questione non dicono nulla su tutto ciò, come se questo sia per loro questione marginale, insignificante, inesistente. Eppure ciò che si sta preparando per il prossimo congresso Cgil è questione immediatamente e concretamente inerente a quella analisi che loro stessi fanno. Il fatto che non lo considerino, ed il fatto che non spieghino il perchè della loro collocazione contro il documento alternativo al congresso Cgil smaschera da solo l'opportunismo della loro proposta di "Federazione", utile solo ad ottenere un accreditamento da giocare sul tavolo della spartizione politica, mentre sul piano sindacale si concede tutto alle posizioni più moderate in Cgil in cambio di una pax sindacale che non metta a rischio la sopravvivenza dell'apparato sindacale di Lavoro e Società. E' l'ambiguità di questo proporsi in un modo nel confronto politico ed in un'altro in quello sindacale che non rende credibili i promotori dell'appello e che rende evidente come in un caso (sul piano sindacale) ed in un altro (sul piano dei rapporti con i partiti) l'unico interesse loro sia la tenuta del loro apparato burocratico. Per questo invitiamo le delegate ed delegati Rsu, a non aderire all'appello promosso da G.Paolo Patta e dai sindacalisti di Lavoro e Società.
Chiediamo invece a Lavoro e Società di aderire (assieme al segretario generale della Fiom, assieme alla rete28aprile, assieme a quei territori e categorie della Cgil in cui avanzano importanti adesioni) alla scelta di un documento congressuale alternativo. Se, come dicono i promotori dell'appello bisogna ripartire dai luoghi di lavoro è dal congresso Cgil che si deve partire, dalla importante possibilità di dare liberamente agli iscritti l'occasione di una discussione e di una votazione che influenzi il futuro del loro sindacato. Solo così si possono creare le basi di una riunificazione della sinistra sindacale, proprio a partire dai luoghi di lavoro, capace poi anche di influenzare il dibattito nelle forze politiche della sinistra. Questo, e non altro, può rimettere il mondo del lavoro al centro della partecipazione anche politica oltre che sindacale ..... Se è dai luoghi di lavoro che veramente si pensa di ripartire.
21 ottobre 2009 COORDINAMENTO RSU
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