E dibattito fu.
Le esternazioni del ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, sull’importanza del posto di lavoro fisso contro la mobilità che “di
per sé non è un valore”, fanno discutere tutti. A cominciare dai ministri
Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, i più vicini a Tremonti per funzione
governativa e formazione politico-culturale (vengono tutti dal Psi). E poi i
sindacati, i parlamentari, le opposizioni. Tra queste ultime, spicca il
tentativo forse ingenuo di Alessia Mosca, deputata democratica in commissione
Lavoro della Camera, che prova a vedere il gioco di Tremonti chiamando il
ministro in Parlamento. “Su un tema importante come quello del lavoro che
riguarda migliaia di famiglie – afferma la deputata Pd -, Tremonti non se la
può cavare con una dichiarazione durante un convegno. Per questo il gruppo del
Pd in commissione Lavoro ha chiesto al ministro dell'Economia di chiarire, in
un'audizione formale, le sue dichiarazioni sul posto fisso e quale sia la
linea del governo”. Vedremo se il ministro risponderà all’invito, e come.
A metà giornata irrompe nel dibattito Silvio Berlusconi in persona,
che - forse anche per mettere il silenziatore alle polemiche esplose nel
governo (vedi sotto) - affida a una nota la sua posizione: “Confermo la mia
completa sintonia con il ministro Tremonti”. “Per noi - afferma Berlusconi
nella nota - come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela
dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un
disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva". Quindi,
continua Berlusconi, "la polemica della sinistra sulle dichiarazioni di
Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti
esponenti della sinistra”. “Il governo- fa sapere Palazzo Chigi- è a fianco
dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è
a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono
ricchezza per sé e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia. Il
governo lavora per una società fatta di libertà, di sviluppo economico e di
solidarietà”.
» Epifani:
governo apra il confronto
Tra i colleghi di governo di Tremonti, si diceva, si registra però la stizza
del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, secondo
il quale “Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa
non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una
soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può
tornare indietro”. Intervistato da Repubblica, Brunetta propone esattamente il
contrario di Tremonti, ossia di “spalmare le esigenze di flessibilità su tutte
le forze lavoro occupate. So bene - afferma - quanto sia delicato questo
argomento, basti pensare agli scontri, tra riformisti e conservatori, intorno
all'articolo 18”. Parlando di sindacati, Brunetta afferma che “la Cgil è la
componente che rappresenta la società dei salariati, ha costruito il nostro
benessere”, ma “tutte le rappresentanze sociali, sia imprenditoriali sia
sindacali, sono figlie del Novecento. E' un modello che sta implodendo nella
sterilità, nell'occupazione che non si crea più”.
Più diplomatico il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che
dice “Non commento mai i miei colleghi di governo, osservo soltanto che
ovviamente nessuno vuole subire la mobilità da posto a posto di lavoro,
ciascuno vorrebbe poter scegliere il momento nel quale cambiare e cambiare
ovviamente in meglio”. Ma per Sacconi “la continuità del posto di lavoro non
si afferma con norme di legge, deve essere affidata soprattutto alla
cosiddetta occupabilità del lavoratore, a ciò che cioè lo fa forte sul mercato
del lavoro”.
“E' sicuramente vero che c'è troppa precarietà. E' sicuramente vero che
dobbiamo trovare un modo per cui la precarietà dopo un certo periodo si
stabilizzi. Ma è altrettanto vero che il mondo delle imprese ha bisogno di una
quota di flessibilità che permetta loro di competere”. Sono le parole del
ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. “Se la
disoccupazione è scesa dal 10 al 7-8% è dovuto anche alla flessibilità”, ha
proseguito Scajola.
E arriva l’altolà della Confindustria. “La cultura del posto
fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo paese ha
creato problemi”. È quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia. “Ovviamente nessuno è a favore della
precarietà”, aggiunge Marcegaglia, ma per Confindustria il problema è duplice:
“Da una parte – prosegue - serve fare riforme per rendere le imprese più
competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella
fatta con Treu e Biagi, che ha creato 3 milioni di posti di lavoro”. “La forza
di questo paese non è la cultura del posto fisso – conclude il presidente di
Confindustria - ma proprio, come dice Tremonti, sta nei 5 milioni di
imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare
tutto il possibile anche in un momento come questo”.
Tornando al Pd, il segretario Dario Franceschini rileva come
sia “incredibile che il ministro dell'Economia, dopo aver ignorato e non aver
messo in campo misure per l'emergenza per contrastare la disoccupazione e il
precariato, si svegli improvvisamente parlando di ritorno al posto fisso: è un
caso di sdoppiamento della personalità, come dottor Jekyll e Mr.Hyde”. “Si
annunciano le cose in pubblico - ha aggiunto Franceschini riferendosi a
Tremonti - e se ne fanno altre negli atti legislativi”. Anche per
Pierluigi Bersani, quelle di Tremonti sono solo parole. E il ministro
dell’Economia dovrebbe pensare “piuttosto ai precari che, insieme alla
Gelmini, ha sbattuto sulla strada”. “Vorrei capire – dice il candidato alla
segreteria del Pd – se Tremonti parla di posto fisso a casa o al lavoro,
perché abbiamo un milione di disoccupati in più, e di questi 700 mila sono
precari che sono stati stabilizzati, sì, ma a casa o sulla strada”.
Il sindacato non si tira indietro e commenta Tremonti
invitandolo alla prova dei fatti. “Le dichiarazioni del Ministro Tremonti -
afferma ad esempio Carla Cantone, segretario generale dello
Spi Cgil - si possono prendere sul serio se comincia a fare almeno una cosa:
far ritirare il Libro Bianco di Sacconi su Sanità-
Previdenza-Assistenza-Mercato del Lavoro-Precarietà. Solo così può essere
credibile altrimenti è solo improvvisazione pubblicitaria”. Anche per
Agostino Megale, della segreteria nazionale Cgil, “oltre le parole
servono i fatti” e “il riconoscimento del lavoro stabile come patrimonio da
parte del ministro è un po' tardivo, comunque sempre meglio tardi che mai”.
Prosegue Megale: “Finora il governo di cui Tremonti fa parte ha allargato le
maglie della precarietà, ma siccome il ministro non è uno spettatore esterno,
mi auguro che inizi ad aprire i cordoni della borsa per realizzare la riforma
degli ammortizzatori sociali e per dare un sostegno ai redditi da lavoro”.
“Le parole del ministro Tremonti sull'esigenza di avere posti di lavoro
stabili sono sicuramente condivisibili'. L'ha detto invece ieri sera il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “E' un
obiettivo che inseguiamo anche noi. Oggi il problema è quello di superare
l'idea distorta di flessibilità - ha continuato Bonanni -. Chi è precario o
flessibile deve essere pagato di più ed avere più tutele e garanzie degli
altri”.
“Il ministro Tremonti si accorge finalmente di un problema reale e della
necessità di dare risposte concrete ai tanti precari e ai tantissimi giovani
costretti a cambiare lavoro, spesso non professionalizzato, troppo
frequentemente nell'arco della loro vita”. Lo dichiara il senatore del Pd
Paolo Nerozzi. Continua Nerozzi: “Al pensiero di Tremonti che
condividiamo, come pure su altri temi, ad esempio sugli errori che attribuisce
alle banche, corrisponde un'azione totalmente opposta. Il governo di destra,
in questi anni, della flessibilità, che e' diventata precarietà, ne ha fatto
un'ideologia. Ma oggi il discorso di Tremonti pare preannunciare risposte ai
precari che, a questo punto, ci auguriamo arrivino presto e in fretta”.
“Se intende dire che la sicurezza del lavoro e del reddito è un bene della
vita dice un'ovvietà. Se intende dire, allineandosi con Bertinotti, che questo
bene si può ancora proteggerlo, come regola generale, secondo il modello del
posto fisso a vita, fa della demagogia”. Lo afferma in un'intervista a 'Il
Mattino' il senatore del Pd Pietro Ichino. “Oggi il ritmo di
obsolescenza delle tecniche applicate - aggiunge Ichino - ma anche dei
prodotti e delle stesse aziende che li producono, non si misura più in decenni
come all'epoca in cui fu disegnato il nostro diritto del lavoro attuale: lo si
misura in anni, se non in mesi. Promettere ai lavoratori una sicurezza fondata
essenzialmente sull'ingessatura dei loro rapporti con le aziende significa
ingannarli”.