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di Francesco Piccioni
Manifesto del 16-10-09
«Un contratto illegittimo»
Firmato ieri il nuovo contratto dei metalmeccanici.
Contro la Fiom-Cgil, organizzazione maggioritaria, che annuncia
mobilitazioni
«Il contratto più facile della storia», ammette il direttore di
Federmeccanica, Roberto Santarelli. Poi cerca di limitare il giudizio ai
«tempi necessari per arrivare all'accordo». Ma il senso è chiaro:
l'obiettivo politico era quello di «fissare le nuove regole definite
nell'accordo del 15 aprile», specie «in un settore che ha sempre ricoperto
un ruolo rilevante nelle relazioni industriali italiane».
Il contenuto del contratto, il famoso «merito», vale molto di meno. I 110
euro di aumento salariale rappresentano una riduzione - piccola, ma
duratura nel tempo - del «valore-punto» usato per definire il recupero
sull'inflazione (18 euro per ogni 1% dell'indice Istat). Fim e Uilm, nella
loro piattaforma, avevano infatti indicato il vecchio valore, per un
totale di 113. L'erogazione della cifra avverrà in tre diverse tranche,
con la paga di gennaio: 28 euro nel 2010, 40 nel 2011 e 42 dell'anno
successivo. Si tratta di valori parametrati per dipendenti al quinto
livello di qualifica. Per i terzi livelli (la maggior parte dei
metalmeccanici) si tratta di molto meno. L'«elemento perequativo» per chi
lavora nelle piccole imprese, dove non c'è contrattazione aziendale, è di
appena 15 euro. Lordi, naturalmente; ovvero 10 netti.
Nei comunicati ufficiali si parla però di 112 euro. I due in più sono la
cifra che per il momento le aziende si impegnano a versare ogni mese, per
ogni singolo dipendente, nelle casse del costituendo «fondo di solidarietà
e sostegno al reddito». Si tratta di un nuovo ente bilaterale, in
cogestione imprese-sindacato, che però entrerà in funzione solo nel 2013;
allora sia l'azienda che il singolo lavoratore dovranno versare un euro a
testa, su base volontaria. I segretari di Fim e Uilm stimano che nei primi
due anni di vita questo fondo potrebbe capitalizzare 80 milioni di euro. E
si capisce, perciò, perché due sindacati più che moderati come Ugl (ex
Cisnal) e Fismic (ex Sida) abbiano minacciato fino a ieri sera di «non
firmare il contratto, se non vengono date precise garanzie» di poter
partecipare «con pari dignità» alla gestione del fondo. Pur di riuscirci
sono arrivati a ricordare che solo con la loro adesione i sindacati
«firmatari» avrebbero, con molto sforzo di fantasia, raggiunto almeno la
parità numerica con gli iscritti alla sola Fiom. Nel pomeriggio sono stati
comunque velocemente convinti dalle imprese.
Tutto qui. Le regole normative, e molti altri problemi, sono stati
consegnati al lungo lavorio delle commissioni. Un modo - voluto da
Federmeccanica - di lasciare la porta aperta ad eventuali ripensamenti
della Fiom, nel caso dovessero cambiare gli equilibri politici al suo
interno o nel complesso della Cgil.
Eventualità decisamente improbabile, per ora. Il segretario generale della
confederazione di corso Italia, Guglielmo Epifani, è intervenuto per
stigmatizzare il fatto che «si è scelta la strada che era meglio non
imboccare: quella della firma senza la più grande organizzazione del
settore, la Fiom». «Non è la prima volta, ma oggi è più grave perché la
durezza della crisi e i problemi dell'occupazione vanno affrontati non
dividendo, ma unendo gli sforzi».
Le imprese ragionano in tutt'altro modo. Il presidente di Federmeccanica,
Pier Luigi Ceccardi, ha spiegato che si tratta solo di «salvare i posti di
lavoro e di tenere in vita le aziende». Perché «non ci sono segnali di
ripresa; il massimo che si può dire è che si è fermata la caduta, ma per
arrivare alle quote di mercato del 2007 serviranno almeno quattro anni». E
quindi, alla contrarietà della Fiom la delegazione industriale ha risposto
«con un silenzio che è stato molto eloquente».
Per tutta la durata del negoziato la Fiom è stata presente soltanto con un
osservatore. Ieri, al momento della firma, è toccato a Fausto Durante
confermare che «contestiamo la legittimità e l'efficacia giuridica di
questo accordo, perché in palese violazione degli accordi del '93 e del
contratto 2008». Al punto che «la contrattazione per noi è ancora aperta e
la Fiom si riserva di prendere tutte le misure ritenute necessarie». Dopo
di che ha abbandonato la sala.
Ai giornalisti ha poi spiegato che «non sono affatto escluse le vie
legali». Anche se la priorità viene data alle iniziative di lotta,
«fabbrica per fabbrica, territorio per territorio, per impedire che questo
accordo possa trovare applicazione e realizzare i danni disastrosi che vi
sono contenuti in nuce». Il Comitato centrale Fiom si riunirà martedì 20
proprio per discutere queste iniziative, perché «è stata condotta una
finta trattativa da parte di sindacalisti mediocri», che «svendono il
valore dei lavoratori e dello stesso contratto». La sfida è chiara:
«chiediamo che si sottopongano al giudizio dei lavoratori con un
referendum. Se Fim e Uilm pensano di aver fatto un buon accordo, non
dovrebbero aver difficoltà a far votare i lavoratori. Se non vogliono
farlo, si vede che non è un buon contratto». Anzi, il peggiore: quello che
rovescia una storia sindacale di oltre 40 anni.
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