di Sara Farolfi - Manifesto del 16-10-09
 

LANDINI (FIOM) - Fim e Uil succubi delle imprese


«Nessuna trattativa, accordo sotto dettatura»
A Maurizio Landini, che per la Fiom ha seguito la trattativa in qualità di osservatore, chiediamo innanzitutto che cosa ha visto. «Non c'è stata trattativa, ho visto Federmeccanica dichiarare che la nuova bibbia delle relazioni industriali è l'accordo separato del 15 aprile non siglato dalla Cgil, e di quelle regole il contratto siglato è applicazione fedelissima».

Entriamo nel merito: in quali punti?
Intanto nelle premesse, dove si dice che in sede di stesura del testo contrattuale le parti si impegnano ad armonizzare e integrare il contratto stesso con tutte le modifiche dell'accordo interconfederale del 15 aprile. Poi c'è la questione del salario, dove l'applicazione dell'accordo interconfederale prende a riferimento una base di calcolo più bassa che riduce il salario oggi e danneggerà anche gli aumenti futuri.

Come?
In pratica scompare il «valore punto» - il valore che stabilisce quanto vale un punto di inflazione, introdotto con il contratto nazionale del 1999 - che, tra l'altro, avevamo definito insieme a Cisl e Uil nel precedente contratto. Il risultato è che l'aumento salariale è inferiore ai 113 euro richiesti da Fim e Uilm. In più, anche nei rinnovi futuri, la base di calcolo dovrà essere ridiscussa.

Uno scossone al contratto nazionale, insomma.
Siamo di fronte alla riduzione programmata del salario e del ruolo del contratto nazionale. Ricordo che a ottobre 2008 il comitato direttito della Fim Cisl aveva votato un documento in cui il «valore punto» veniva denitito inviolabile. Che fine ha fatto? In più la vigenza contrattuale passa da due a tre anni e non c'è nessun elemento di verifica che la categoria possa fare su eventuali scostamenti tra inflazione prevista e inflazione reale. Se uno scostamento ci sarà e se sarà significativo, lo deciderà un comitato paritetico interconfederale.

Della contrattazione di secondo livello, su cui tanto baccano si fa, cosa ne è?
C'è una disciplina integrativa per la contrattazione aziendale dove si dice che le parti dovranno regolamentare quali materie si possono discutere nel contratto nazionale e quali in quello aziendale; si introduce il concetto di contrattazione concorrente e quindi di derogabilità tra contratto nazionale e aziendale; e si parla di definire procedure di conciliazione, di arbitrato e di sanzione rispetto alle rsu nelle fabbriche. Siamo di fronte a una palese limitazione del diritto a contrattare in azienda: per chi ce l'ha, gli altri seguiteranno a non averlo. Si dice anche che per le piccole imprese dovranno essere definite delle linee guida, ma a presentare le piattaforme per il premio di risultato, è scritto, saranno le imprese stesse, che invieranno le proposte a Confindustria, la quale poi chiamerà il sindacato: un rovesciamento evidente della logica negoziale.

Fim e Uilm hanno puntato tutto sul «fondo di solidarietà» in funzione anti crisi. Di cosa si tratta?
Di una foglia di fico, per non dire un cavallo di Troia. Primo, perchè si dice che entrarà in vigore nel 2012 e io mi auguro che di qui al 2012 i lavoratori in cig abbiano resistito. Secondo: è legato alle defiscalizzazioni del governo. Terzo: non si sa a quanto ammonterà e chi ne beneficerà. La logica mi sembra quella di Sacconi: fare passare la cassa integrazione agli enti bilaterali, privatizzandola.

Parlate di un «contratto illegittimo». Come vi muorete d'ora in poi?
Sul piano normativo per noi vale, fino al 2011, il contratto in vigore. L'unico aspetto che si poteva discutere era quello economico, ma il risultato raggiunto è insufficiente. Siamo di fronte a un contratto di minoranza, perchè Fim e Uilm rappresentano, come iscritti e come voti alle rsu, la minoranza dei metalmeccanici. Chiediamo un referendum tra tutti i lavoratori: ci atterremo al risultato. Ma se il referendum non ci sarà, non staremo a guardare.

Non è il primo accordo separato, ma è il primo nel bel mezzo di una crisi come questa. Sarà più difficile riconquistarne uno unitario o no?
Confindustria ha voluto utilizzare la crisi per tentare questo colpo, ma in una situazione di crisi la riorganizzazione delle imprese ha bisogno di consenso, perciò questo contratto rischia di essere un boomerang per le stesse imprese.