Il negoziato a piattaforme separate parte il 24 luglio.
A fine giugno i sindacati illustrano le rispettive rivendicazioni: la
Fiom chiede 130 euro di aumento per il biennio 2010-2011, blocco dei
licenziamenti per due anni, azione congiunta aziende-sindacati per
convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da
52 a 104 settimane). Fim e Uilm recepiscono il nuovo modello
contrattuale su base triennale: 113 euro di aumento per il 2010-2012 e
30 euro per chi non fa contrattazione integrativa.
Come osserva il professor Carlo Dell’Aringa
alla vigilia, la controparte “farà la trattativa con chi avanza
richieste più morbide”. E va proprio così. Il segretario generale della
Fiom, Gianni Rinaldini, nella prima riunione avverte: il contratto
nazionale scade nel 2011, in caso di disdetta si passerà ad azioni
legali. Federmeccanica “preferisce” subito il testo di Fim-Uilm:
l’accordo separato, dice il presidente Pier Luigi Ceccardi, sarà “il
vangelo” della trattativa. Nel secondo incontro (10 settembre) i
metalmeccanici Cgil lasciano il tavolo perché, spiegano, le aziende
continuano a discutere solo con gli altri sindacati.
La Fiom presenta alle imprese una serie di proposte e
segue il negoziato come osservatore, in attesa delle risposte. In
particolare, chiede una soluzione transitoria di accordo economico che
tenga conto di tutte le piattaforme presentate, insieme alla sospensione
dell’accordo separato sui contratti e alla definizione di nuovo sistema
alla scadenza del biennio. Il no di Federmeccanica precede di poco la
proclamazione della sciopero nazionale della Fiom, che arriva il 14
settembre. Le parti in trattativa rispondono con un fitto calendario di
incontri: 17, 23 e 29 settembre.
Il 9 ottobre 250mila lavoratori manifestano in tutta Italia
con le tute blu della Cgil: Rinaldini chiede di fermare il
confronto, e in generale “una legge che consideri validi gli accordi
solo se approvati dalla maggioranza dei lavoratori”.
Federmeccanica-Fim-Uilm decidono una due giorni il 13 e 14 ottobre, con
l’obiettivo dichiarato di chiudere. E’ stato un confronto "impossibile",
segnato dalla spaccatura tra Cgil e Cisl-Uil sulla riforma dei
contratti, con Fiom e Fim-Uilm che sono partite lontane e non si sono
mai avvicinate. Ieri (14 ottobre) l’ultimo appello della Fiom, che ha
invitato Fim-Uilm a sospendere la trattativa e fare il referendum sulle
rispettive piattaforme. Subito il no degli altri sindacati, oggi la
firma separata.