Metalmeccanici, accordo separato senza la Fiom
Federmeccanica, Fim e Uilm firmano l'intesa per il
rinnovo. Adottano il nuovo modello contrattuale e concedono 112 euro per
il 2010-2012. Rinaldini: "E' illegittimo, subito il referendum o non lo
applichiamo. Poi una campagna sulla democrazia sindacale"
di Emanuele Di Nicola
(Rassegna Sindacale)
Arriva l'accordo separato per il rinnovo contrattuale dei
metalmeccanici. Federmeccanica, Fim e Uilm lo hanno raggiunto
oggi (15 ottobre) senza la Fiom. Le parti, nell'ultimo incontro di
stamani, hanno concordato un aumento mensile di 112 euro per il triennio
2010-2012. Vengono così recepite le nuove regole sui contratti,
contenute nell'accordo separato del 22 gennaio, siglato senza la Cgil.
Dall'1 gennaio 2011 saranno corrisposti ulteriori 15 euro mensili per
chi non fa la contrattazione integrativa. E' prevista una prima tranche
"leggera" degli incrementi: si parte dal 2010 con 28 euro di aumento,
poi 40 euro nel 2011 e 42 euro nel 2012. Le imprese hanno ottenuto così
gli "zero oneri" richiesti per l'anno prossimo a causa della crisi
economica. Istituito un fondo di sostegno al reddito, gestito dall'ente
bilaterale partecipato al 50% dai lavoratori e al 50% delle imprese.
Circa 6 euro in più di contribuzione vanno a Cometa, il fondo di
previdenza complementare del settore. L'ipotesi di accordo viene firmata
formalmente verso le 13.30.
Rinaldini, accordo illegittimo, subito referendum
"E' un accordo separato che consideriamo illegittimo sulla parte
normativa". Lo dichiara il segretario generale della Fiom, Gianni
Rinaldini, ai microfoni di
RadioArticolo1. Sull'aumento salariale,
prosegue, "manteniamo ferma la nostra richiesta per quanto riguarda il
biennio, quello che è stato concordato oggi lo consideriamo
semplicemente un anticipo". Il leader delle tute blu chiede a Fim e Uilm
"di sottoporre l'accordo separato al referendum di tutti i lavoratori
metalmeccanici". Se l'intesa non passa al vaglio degli addetti
coinvolti, avverte, "noi della Fiom non applicheremo quelle regole".
Inoltre, se ci sono modifiche peggiorative sulla parte normativa "si
aprirà inevitabilmente anche un contenzioso legale. Per noi è vigente
l'attuale contratto nazionale, fino alla fine del 2011, che è la sua
scadenza naturale". Annuncia quindi le prossime iniziative della Fiom:
"Apriremo una campagna nazionale sulla democrazia, che non è più
soltanto un problema sindacale ma una questione politica enorme. E nella
contrattazione non applicheremo le eventuali regole che sono state
definite". Per la Fiom "l'unico vincolo è il voto dei lavoratori. Se non
si vuole questa deriva, che è l'esatto opposto della coesione sociale
che viene invocata, c'è uno strumento che è appunto la democrazia.
Altrimenti l'accordo è un semplice sopruso - conclude - che sarà
contrastato in tutti i modi". Fino a ieri (14 ottobre) Rinaldini, aveva
chiesto di sospendere il negoziato e indire il referendum tra i
lavoratori sulle piattaforme separate.
Cremaschi, 15 euro dal 2010, aumento offensivo
Va all'attacco anche il segretario nazionale della Fiom e leader della
Rete 28 aprile, Giorgio Cremaschi: "Un contratto scandaloso che svaluta
il lavoro dei metalmeccanici". Dal 2010 le tute blu riceveranno 28 euro
a livello medio (il quinto) quindi, fa i conti Cremaschi, "un lavoratore
di terzo livello riceverà un aumento di 15-16 euro netti. Il più basso
rinnovo salariale da molti anni a questa parte". Le categorie di Cisl e
Uil, insieme alle imprese, hanno raggiunta un'intesa "offensiva", a suo
giudizio, che "in più viola le regole ancora in vigore sulla
contrattazione, violando i diritti dei lavoratori. Infine, viola anche
le più elementari regole di democrazia visto che è stato firmato da un
sindacato di minoranza".
La soddisfazione di Federmeccanica, Fim e Uilm
Intanto le aziende e le categorie di Cisl e Uil "festeggiano" l'intesa,
tutti sulla stessa linea. Il primo commento è del presidente di
Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi, che parla di "accordo
molto buono e molto responsabile nei confronti del paese e dei
lavoratori, è un atto di grande responsabilità". Un'intesa "onerosa ma
soddisfacente", a suo giudizio, che esclude la Fiom dato che il
sindacato "si è chiamato fuori dalla partita, perchè per merito e metodo
ha presentato una piattaforma non utile ad un accordo". Giuseppe
Farina, leader della Fim, annuncia un referendum “tra gli iscritti”.
E’ stato un negoziato “non lungo ma molto difficile”, dice, e
conferma “che il diritto al rinnovo esiste sempre”. I sindacati non
hanno scambiato nulla, a suo avviso: “Non abbiamo fatto ricorso a
scioperi e abbiamo messo in busta paga gli aumenti fin dal primo
giorno”. Tiene banco l’esclusione della Fiom: “Il problema è solo capire
quando assumerà un atteggiamento più responsabile”, dichiara. Rimbalza
le responsabilità anche il segretario generale della Uilm,
Antonino Regazzi: “L'hanno voluto loro, noi ci dobbiamo
preoccupare dei lavoratori. La Fiom è più impegnata nel suo congresso e
nella politica generale piuttosto che a rinnovare il contratto”. In ogni
caso, esprime “giudizio positivo” sull’intesa, soprattutto per il
risultato salariale.
Sacconi, dispiace autoesclusione della Fiom
Torna la Fiom anche nelle parole del ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi, che parla di "autoesclusione". A Sacconi "spiace sinceramente,
nel momento in cui le altre categorie della Cgil appaiono più
costruttivamente partecipi dei negoziati. L'auspicio - continua - è che
possa ricomporsi un quadro unitario di relazioni industriali". L'accordo
separato, comunque, "conferma la positività del nuovo modello
contrattuale e la semplificazione che grazie ad esso si sta
realizzando".
Anche Ugl e Fismic non firmano
Ugl e Fismic non siglano l'intesa, ma per motivi diversi dai
metalmeccanici Cgil. I sindacati non confederali, infatti, nel testo
dell'accordo sono esclusi dalla partecipazione dell'ente bilaterale che
gestisce il fondo di sostegno al reddito. Entrambi chiedono "pari
dignità" rispetto alle altre organizzazioni e si riservano di aderire o
meno in relazione a questo punto.
Una trattativa "impossibile"
Il negoziato a piattaforme separate parte il 24 luglio. A fine giugno i
sindacati illustrano le rispettive rivendicazioni: la Fiom chiede 130
euro di aumento per il biennio 2010-2011, blocco dei licenziamenti per
due anni, azione congiunta aziende-sindacati per convincere il governo a
raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane).
Fim e Uilm recepiscono il nuovo modello contrattuale su base triennale:
113 euro di aumento per il 2010-2012 e 30 euro per chi non fa
contrattazione integrativa.
Come osserva il professor Carlo Dell’Aringa
alla vigilia, la controparte “farà la trattativa con chi avanza
richieste più morbide”. E va proprio così. Il segretario generale della
Fiom, Gianni Rinaldini, nella prima riunione avverte: il contratto
nazionale scade nel 2011, in caso di disdetta si passerà ad azioni
legali. Federmeccanica “preferisce” subito il testo di Fim-Uilm:
l’accordo separato, dice il presidente Pier Luigi Ceccardi, sarà “il
vangelo” della trattativa. Nel secondo incontro (10 settembre) i
metalmeccanici Cgil lasciano il tavolo perché, spiegano, le aziende
continuano a discutere solo con gli altri sindacati. La Fiom presenta
alle imprese una serie di proposte e segue il negoziato come
osservatore, in attesa delle risposte. In particolare, chiede una
soluzione transitoria di accordo economico che tenga conto di tutte le
piattaforme presentate, insieme alla sospensione dell’accordo separato
sui contratti e alla definizione di nuovo sistema alla scadenza del
biennio. Il no di Federmeccanica precede di poco la proclamazione della
sciopero nazionale della Fiom, che arriva il 14 settembre. Le parti in
trattativa rispondono con un fitto calendario di incontri: 17, 23 e 29
settembre. Il 9 ottobre 250mila lavoratori manifestano in tutta Italia
con le tute blu della Cgil: Rinaldini chiede di fermare il confronto, e
in generale “una legge che consideri validi gli accordi solo se
approvati dalla maggioranza dei lavoratori”. Federmeccanica-Fim-Uilm
decidono una due giorni il 13 e 14 ottobre, con l’obiettivo dichiarato
di chiudere. E’ stato un confronto "impossibile", segnato dalla
spaccatura tra Cgil e Cisl-Uil sulla riforma dei contratti, con Fiom e
Fim-Uilm che sono partite lontane e non si sono mai avvicinate. Ieri (14
ottobre) l’ultimo appello della Fiom, che ha invitato Fim-Uilm a
sospendere la trattativa e fare il referendum sulle rispettive
piattaforme. Subito il no degli altri sindacati, oggi la firma separata.
15/10/2009 12:02
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