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Direttivo Cgil ..... avanti piano
... quasi fermi ... magari un po indietro
Pubblichiamo
il documento
conclusivo del direttivo nazionale Cgil
Molta preoccupazione sull'occupazione, lotta dura
contro la legge finanziaria, meno tasse su salari e pensioni ecc.
Tante parole d'ordine (ovviamente condivisibili) ma
come sempre manca una vera piattaforma, costruita con la partecipazione
ed il consenso dei lavoratori, in cui siano chiari e quantificati gli
obiettivi, le controparti, ed il percorso vertenziale. Solo le ennesime
chiamate in piazza (disarticolate per argomento e territorio) per far
vedere che la Cgil c'è .... (un po poco ...)
Sulla contrattazione, come previsto (visto il
risultato dei precedenti direttivi nazionali) nulla di chiaro su come
impedire l'entrata a regime dell'accordo separato tanto che si celebra
contemporaneamente sia l'accordo degli alimentaristi che la piattaforma
della Fiom ... come dire ... vediamo quel che succede e poi si vedrà.
(n.d.r.)
Roma, 30 settembre
DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL
DIRETTIVO CGIL
La CGIL ritiene la Finanziaria 2010
presentata dal governo alle parti sociali assolutamente sbagliata e
inadeguata. Si conferma, dunque, la valutazione negativa relativa alla
manovra triennale varata lo scorso anno, i cui tagli continuano a
produrre guasti, con una significativa aggravante: la scelta di una
Finanziaria leggera come quella attuale è incapace di rispondere alla
pesante crisi economica in atto a partire dalla difesa
dell’occupazione. In primo luogo la Finanziaria lega i provvedimenti a
risorse incerte, prefigurando così una manovra in due tempi vincolata
alle risorse generate dallo scudo fiscale, lasciando, peraltro,
incerto il ri-finanziamento dei provvedimenti varati nel corso della
legislatura. Quella dello scudo fiscale è una scelta vergognosa, a
maggior ragione con l’impunità per falso in bilancio e per reati
penalmente perseguibili come la falsa fatturazione. A differenza degli
altri paesi, lo scudo fiscale in Italia prevede l’anonimato per gli
evasori e prospetta una via lecita al riciclaggio, stabilendo
un’aliquota irrisoria che varia dall’1 al 5%. Lo scudo rappresenta un
intervento che ripercorre la strada dei condoni e che apre la via ad
ulteriori condoni a scapito dei milioni di contribuenti onesti, a
partire dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, che continuano a
pagare le tasse anche più del dovuto e vedono ridursi i loro redditi.
Al contrario, andrebbe rilanciata la lotta all’evasione e all’elusione
fiscale e al lavoro nero, ripristinando le norme antievasione quali la
tracciabilità cancellate dall’attuale governo, a partire dal limite
per l’emissione di assegni trasferibili e l’obbligo dell’elenco
clienti/fornitori, anche con un decreto d’urgenza. Occorre, poi,
un’azione decisa per spostare il carico fiscale dal lavoro dipendente
alle rendite e alla ricchezza accumulata da quel 10% delle famiglie
che detiene il 45% della ricchezza netta totale. Assente anche un
impegno del governo con le Regioni sui Fondi per le Aree
Sottoutilizzate, le risorse per la Scuola e quelle per la Sanità. Su
quest’ultimo capitolo in particolare, nella programmazione di spesa a
disposizione delle Regioni mancheranno diversi miliardi di euro, per
la prima volta nella storia del servizio sanitario nazionale nel 2010
il finanziamento sanitario previsto è addirittura inferiore all’anno
precedente.
Inoltre, sul fronte delle politiche sociali, viene ridotto il Fondo
nazionale (altri 300 milioni) e sparisce il Fondo per la non
autosufficienza (altri 400 milioni). La denuncia della Conferenza
delle Regioni è da noi condivisa poiché così non si possono garantire
i livelli essenziali di assistenza e si impedisce il risanamento per
le regioni impegnate a rientrare dai disavanzi, nella consapevolezza
che investire sul welfare significa anche un’opportunità di sviluppo.
Per tutto questo, ipotizzare che il rinnovo dei contratti pubblici,
per i quali allo stato attuale non sono previsti adeguati stanziamenti
(circa 7 miliardi nel triennio, di cui 2,5 nel 2010), sia subordinato
alle entrate da scudo fiscale è completamente sbagliato, non solo sul
piano etico, ma anche su quello strettamente sindacale.
Il CD nazionale della CGIL considera il decreto attuativo della Legge
15/2009 un grave attacco al diritto alla contrattazione nei settori
pubblici e il ritorno al primato della politica nella gestione dei
diritti del lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni e nei settori della
conoscenza. Si tratta di una manovra sbagliata e centralistica che
segna il sostanziale abbandono della contrattualizzazione del rapporto
di lavoro con la quale il Governo si è fatto promotore di un attacco
senza precedenti alla contrattazione, al diritto del lavoro, al
sistema pubblico e costituisce il quadro nel quale l’accordo separato
del 22 gennaio e la successiva Intesa del 30 aprile relativa ai
settori pubblici assume una dimensione ancora più grave. Nella sua
prima attuazione l’accordo separato mostra il suo fallimento e il suo
negare la contrattazione. La Legge 15 ed il decreto attuativo aprono
dunque la strada ad un devastante processo di rilegificazione del
rapporto di lavoro a scapito della contrattazione come rischia di
avvenire nei settori della scuola se passasse la proposta di legge
Aprea. Il centralismo della manovra si manifesta anche nello
stravolgimento della struttura contrattuale attraverso la forte
riduzione del numero dei comparti definita per legge, che rischia di
destrutturare lo stesso ruolo del contratto nazionale. La CGIL ritiene
che sia necessario recuperare una coerenza della contrattazione
attraverso una struttura dei comparti che mantenga ferma l’autonomia
funzionale e ricostruisca la filiera delle attività, a partire dal
comparto della conoscenza.
La CGIL contrasterà qualsiasi iniziativa legislativa che metta in
discussione il sistema della rappresentatività introdotto con la legge
alla quale aveva lavorato Massimo D’Antona. Il congelamento
dell’accertamento della rappresentatività e il rinvio, deciso per
legge, del voto per la elezione delle RSU, a partire da quelle che si
svolgeranno a dicembre nella scuola, già regolarmente indette, sarebbe
una iniziativa solo politica, di dubbia legittimità costituzionale.
Rischierebbe peraltro di segnare la fine di un processo legislativo di
consolidamento della rappresentatività democratica nel mondo del
lavoro pubblico, privando tutti i lavoratori e le lavoratrici delle
pubbliche amministrazioni di partecipare, attraverso la scelta
democratica dei propri rappresentanti, alla contrattazione nei luoghi
di lavoro; già messa in discussione dal “decreto Brunetta”, ma anche
dalla tante iniziative del governo che provocano la crisi dei servizi
pubblici e del sistema dell’istruzione. La CGIL ritiene necessaria una
forte iniziativa politica dell’organizzazione tutta e delle categorie
interessate per contrastare quanto contenuto nella legge e nel
decreto, per far fallire il disegno connesso anche attraverso la
mobilitazione necessaria per il rinnovo dei contratti pubblici a
fronte delle manovre di rinvio e di penalizzazione del lavoro
pubblico. La crisi “di domanda” che stiamo attraversando ha necessità
di veri interventi antirecessivi, destinati al sostegno
dell’occupazione, del reddito di lavoratori e pensionati, degli
investimenti. Eppure il nostro Paese risulta l’ultimo tra quelli del
G20 in termini di risorse impiegate in misure anticrisi, con appena
l’1% sul totale della spesa. In assenza di misure adeguate la crisi
occupazionale in Italia si farà ancora più drammatica. Le stime Ocse
prevedono una crescita del tasso di disoccupazione dal 6,7% del 2008
al 10,5% nel 2010, comportando la perdita di oltre 1,1 milioni di
posti di lavoro. Ciò allunga i tempi di uscita dalla crisi
determinando una dinamica molto lenta di recupero dei livelli di
crescita e occupazionali precedenti. Alle numerose crisi d’impresa
seguiranno ulteriori fallimenti, chiusure e licenziamenti che
ridimensionerebbero l’intero sistema produttivo italiano, con il
conseguente aumento dell’insolvenza e gravi rischi per la tenuta del
sistema bancario.
Per queste ragioni, anche alla luce delle mobilitazioni svolte dal 4
Aprile ad oggi, rilanciamo le nostre priorità:
· L’istituzione di una task-force a Palazzo Chigi per le crisi
aziendali e settoriali e per difendere l’occupazione, anche con
l’obiettivo di realizzare l’impegno ad evitare i licenziamenti.
· L’allargamento e l’estensione degli ammortizzatori sociali a chi
oggi ne è escluso, nel quadro di una riforma organica degli stessi, a
partire dal passaggio da 52 a 104 settimane nell’utilizzo della CIG
ordinaria e dall’aumento dei massimali previsti e dal prolungamento
dell’indennità di disoccupazione a chi sta esaurendo il periodo.
· La riduzione immediata delle tasse sul lavoro e sulle pensioni, così
come chiediamo da un anno a questa parte, da collocare all’interno di
una riforma strutturale del fisco ripristinando una vera e piena
progressività dell’intero sistema fiscale.
· Un rinnovato impegno per il Mezzogiorno, particolarmente penalizzato
dalla crisi e dal sostanziale azzeramento degli interventi destinati
alla riduzione degli squilibri territoriali, che si incentri su nuovi
investimenti a partire dalle infrastrutture che sostengano
l’occupazione e lo sviluppo anche attraverso agevolazioni fiscali.
· Una politica industriale che, nel sostenere il sistema
manifatturiero italiano, sia incentrata su produzioni, ricerca e
sviluppo delle tecnologie verso l’ambiente (green economy e green-job),
verso la salute (biotecnologie, macchinari specializzati, etc.) e, più
in generale, verso tutte le innovazioni di prodotto e di processo
fondate sulla valorizzazione dei saperi e della conoscenza.
· Va ridefinito il finanziamento sanitario che le stesse regioni
valutano sottostimato di oltre 7 miliardi per il 2010 – 2011
proseguendo l’esperienza dell’attuale patto per la salute e
ricostituendo il fondo nazionale per la non autosufficienza.
· L’attivazione del tavolo tra governo e sindacati unitari dei
pensionati che affronti le condizioni di vita e di reddito degli
anziani e delle non autosufficienze. Temi questi sui quali si svolgerà
la settimana di mobilitazione dello Spi dal 2 al 7 novembre.
Il CD inoltre, ritiene positiva la conclusione del Contratto
collettivo nazionale degli alimentaristi che, nel confermare la
correttezza delle proposte da noi sostenute, rende evidente che è
possibile contrastare e superare l’accordo separato del 22 Gennaio con
l’obiettivo di riconquistare i contratti nazionali di lavoro. A
maggior ragione va contrasta l’azione di Federmeccanica che sceglie la
strada del conflitto e delle divisioni sindacali. Per questo sostenere
lo sciopero indetto dalla Fiom per il giorno 9 Ottobre e sostenere le
manifestazioni previste è una scelta che impegna tutta la
Confederazione.
Il CD condanna l’attacco sempre più pesante alla libertà
d’informazione condotto tramite intimidazioni continue da parte del
governo e conferma la propria adesione e l’impegno in preparazione
della grande manifestazione del 3 Ottobre. La questione della
rappresentanza e rappresentatività sindacali nei luoghi di lavoro,
così come il voto dei lavoratori, devono assumere un ruolo centrale
nella lotta per l’affermazione della democrazia.
Democrazia e rappresentatività insieme alla questione fiscale, a
partire dallo scudo fiscale, sono le due priorità su cui il Direttivo
decide di sviluppare due campagne di informazione, sensibilizzazione e
mobilitazione capaci di coinvolgere insieme al mondo del lavoro e dei
pensionati l’insieme della società civile.
Al fine di sostenere i nostri obiettivi il CD decide di:
- Organizzare una partecipazione di massa alla manifestazione del 3
Ottobre a Roma.
- Promuovere una iniziativa nazionale che si svolgerà nelle piazze di
Roma, con al centro la difesa dell’occupazione e la politica
industriale per uscire dalla crisi e che vedrà la sua conclusione il
14 Novembre, con una grande manifestazione nazionale.
- Organizzare una partecipazione di massa alla manifestazione contro
il razzismo del 17 ottobre a Roma.
- Realizzare la Seconda giornata della tutela individuale “Diritti in
piazza” per il 7 novembre.
- Organizzare una iniziativa sul tema della casa per il 19 novembre (a
40 anni dallo sciopero generale della casa del 19 novembre 1969).
- Realizzare una giornata di mobilitazione, con manifestazioni
regionali in tutte le realtà del Mezzogiorno, da tenersi il 28 di
novembre, con al centro i temi del lavoro, dell’occupazione, dello
sviluppo sostenibile e per politiche che affrontino i nodi del divario
strutturale e del dualismo che caratterizza il nostro Paese.
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