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Ccnl delle cooperative sociali
Giovedì 24 Settembre 2009
"Dalla parte dei lavoratori!" di Ermanno
Panciroli (...)
Non so quanti abbiano avuto occasione di leggere la
Piattaforma unitaria per il CCNL delle Cooperative Sociali preparata per
sedersi al tavolo del rinnovo del Contratto. Sono state organizzate dalla
Cgil alcune Assemblee tra i lavoratori sul territorio per spiegarla
raccogliere le impressioni.
La cosa che a me stupisce, in primo luogo è il fatto che la Cgil –
Funzione Pubblica abbia scelto la strada di una piattaforma unitaria con
Cisl e Uil, dopo che queste a Gennaio hanno firmato l’Accordo separato con
Governo e Confindustria, che tende a rivedere le modalità di
contrattazione in modo nettamente peggiorativo per i lavoratori. A Marzo
la Cgil aveva raccolto le firme tramite un referendum tra i lavoratori per
farli esprimere relativamente all’accordo separato e questi hanno votato
in maggioranza la loro contrarietà all’accordo, successivamente ad Aprile
la Cgil ha indetto una grande manifestazione a Roma per protestare
rispetto all’accordo separato. Nonostante tale posizione a livello
generale, che condivido a pieno, si è scelto in alcuni settori, compreso
la Funzione Pubblica di siglare ugualmente delle piattaforme comuni, le
quali contengono i principi sanciti dall’accordo separato.
Ritengo si tratti di una incoerenza grave, della quale fatico a capire il
senso, perché reca dei danni ai diritti dei lavoratori nel loro insieme,
che già sono la parte della parte della società più tartassata in questi
ultimi quindici anni.
La piattaforma del nostro CCNL ha dentro gli aspetti negativi presentati
nell’accordo separato: durata triennale dei contratti compresa la parte
economica, aggiornamento economico basato su un indice inflativo epurato
dei costi energetici, creazione di Enti Bilaterali per la gestione di
ammortizzatori sociali, previdenza integrativa ed anche sanità
integrativa. Per non parlare del tetto del 30% per i tempi determinati,
che sancisce la precarizzazione del lavoro e del il principio di
agganciare la crescita retributiva alla produttività dell’azienda.
Come si vede si accetta la mentalità di perdere diritti finora patrimonio
di tutti i lavoratori che andrebbero garantiti dallo Stato, tutelati
dall’Ispettorato del lavoro, trasformandoli in aspetti gestiti da soggetti
terzi, costituiti da aziende, sindacati ed eventualmente enti locali.
Ora più che mai, in tempi di calo della produzione, dei posti di lavoro,
si cerca di azzerare anche i diritti di chi lavora, anziché mettere in
atto forme di tutela dell’occupazione e della maggior parte delle famiglie
del nostro paese. Finora sono state sovvenzionate le banche e le
strutture finanziarie, con pioggia di denaro, mentre si lascia che il
lavoro paghi i costi del calo della produzione e della domanda. In questo
clima è in atto anche il più grosso licenziamento di massa dal dopo
guerra, mi riferisco ai lavoratori della scuola pubblica.
Credo che in un simile clima non sia utile firmare piattaforme unitarie
con chi ha già manifestato la volontà di non opporsi all’attacco al mondo
del lavoro, è più utile ripartire dal coinvolgimento dei lavoratori. La
Cgil – Funzione Pubblica dovrebbe presentare una piattaforma autonoma
differente e chiedere ai lavoratori del settore di esprimersi con il voto
diretto su quale tipo di modalità di contrattazione preferiscano. Un
sindacato scollegato dai lavoratori e che non si preoccupa di consultarli,
non è rappresentativo.
La piattaforma dovrebbe contenere richieste fondamentali per affrontare i
tempi duri che ci aspettano, non con un aumento di 145 € in tre anni, ma
con la richiesta di un salario minimo che permetta di vivere
dignitosamente a partire dai livelli più bassi; la mensilizzazione del
salario, in modo che se un lavoratore non viene impiegato per le 38 ore
indicate sul contratto o vi sono addirittura mesi in cui è a 0 ore, possa
ugualmente percepire uno stipendio che gli permetta di affrontare le spese
necessarie che invece non aspettano; infine ridurre la precarietà dei
contratti di lavoro al minimo indispensabile, ponendo un tetto massimo ai
tempi determinati.
Credo che siano queste le scommesse immediate, più urgenti nel nostro
settore e tutti i lavoratori dovrebbero cercare di fare pressione sulla
Cgil, ultimo baluardo istituzionale ormai sotto il tiro di tutti, affinché
sostenga con il suo operato le istanze dei lavoratori.
Non ultima per importanza c’è la questione della rappresentanza sindacale:
passare dalle Rsa alle Rsu significa un passo nella direzione di avere dei
rappresentanti dei lavoratori più a contatto con la base e capaci di fare
da tramite tra il mondo del lavoro e gli apparti sindacali.
Buon lavoro e buona lotta a tutti, c’è molto da fare.
Ermanno Panciroli
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