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G.Cremaschi - Congresso CGIL. Guardiamo la sostanza
Come spesso accade in questi casi, prima
ancora che i contenuti politici, si affermano i retroscena sugli
schieramenti. Questo fa parte della politica di oggi e quindi bisogna
farsene una ragione. Tuttavia è chiaro che la posta in gioco è ben più
alta della collocazione dei gruppi dirigenti. E’ chiaro che questa è parte
del congresso, sarebbe davvero strano un congresso che rifiutasse di
discutere di gruppi dirigenti, a cosa servirebbe allora? Il punto è però
che occorre legare il confronto sulla linea politica alle scelte su chi la
deve gestire, e questo, come si sa, non è automatico. (...)
Il congresso avviene non solo in un momento senza precedenti nella vita
sociale e sindacale del paese: la crisi, gli accordi separati, la politica
autoritaria del governo, i diversi comportamenti contrattuali nella Cgil.
Ma anche alla vigilia del cambio del segretario generale
dell’organizzazione. Questa è una coincidenza che non si è mai verificata,
da quando sono state sciolte le componenti di partito. Da allora, nei
congressi non si discuteva del segretario generale, perché questo era
dato. Questo incrociarsi di problemi di linea politica e di gruppo
dirigente, fa sì che questo congresso si presenti con comportamenti e
prospettive inediti nella storia della Cgil.
Ancora nulla è definito, ma è possibile dedurre, dalle dichiarazioni e dal
tono della discussione, che questo congresso si svolga a mozioni
alternative. Delle quali quella che si contrapporrebbe alla segreteria
confederale potrebbe raccogliere uno schieramento più vasto delle passate
mozioni di minoranza. Nella Fiom, nella Funzione pubblica, nei bancari, in
alcune importanti camere del lavoro, pur senza aver assunto posizioni
formali, nei gruppi dirigenti non si esclude la possibilità di una mozione
alternativa a quella che avrà come primo firmatario il segretario generale
della Cgil. Questo ha già provocato una reazione interna. Gran parte della
discussione, sia al seminario di Gubbio, sia nell’avvio delle commissioni
congressuali, è stata sulle modalità di svolgimento del congresso prima
ancora che sulla sostanza dei temi da discutere.
Il segretario generale ha rivolto un forte appello a tutte le principali
componenti dell’organizzazione perché si faccia un congresso con un
documento unico. L’argomentazione è che i lavoratori non capirebbero le
divisioni, che bisogna stare tutti uniti in un momento difficile, che
ragioni di fondo per dissentire non ce ne sono e quindi, cosa che non
viene detta ma lasciata intuire, un congresso a mozioni alternative
sarebbe dettato più da scontri di potere che da ragioni
politico-programmatiche. Non pare però, almeno fino ad ora, che questo
appello abbia prodotto dei cambiamenti nel quadro complessivo del
confronto precongressuale. Alla festa della Rete28Aprile si è molto
discusso della nostra collocazione nel congresso. Alcune compagne e
compagni hanno sollevato il dubbio che la confluenza della Rete in uno
schieramento troppo vasto e troppo carico di componenti moderate,
finirebbe per rendere vana la nostra iniziativa.
Vorrei qui allora chiarire e ribadire le ragioni e i punti di fondo per i
quali la Rete28Aprile, con tutta la consapevolezza delle difficoltà e dei
problemi che possono nascere, non può stare alla finestra e deve, anzi,
partecipare rispetto a quanto si sta manifestando dentro la Cgil.
In sintesi:1. La Rete28Aprile è nata con un giudizio negativo sulle
conclusioni dell’ultimo congresso e i fatti hanno dato ragione a questo
giudizio. La Cgil si è trovata in estrema difficoltà dopo il crollo del
governo amico e deve ancora recuperare una linea in grado di contrastare
le politiche della Confindustria e del governo e la divisione sindacale.
2. Sin dall’inizio abbiamo detto che non intendevamo ripetere l’ultima
esperienza congressuale e che, anche solo con le nostre forze, avremmo
presentato al congresso un documento alternativo all’attuale gestione
confederale.
3. In tutte le assemblee della Rete abbiamo sempre sostenuto che il
documento alternativo era il punto fermo. Questo perché solo con esso,
considerate le modalità e le regole della vita democratica della Cgil, si
può pienamente esprimere il confronto tra le diverse scelte. Fermo
restando questo punto, abbiamo sempre dichiarato la nostra disponibilità a
costruire alleanze per proporre un documento alternativo con il più vasto
sostegno possibile.
4. Abbiamo sempre posto come punti fermi di contenuto - non mediabili
perché altrimenti verrebbe snaturata la ragione stessa delle nostre scelte
- tre temi: la piena autonomia del sindacato nella contrattazione e quindi
l’abbandono della concertazione, l’assunzione della democrazia sindacale
come vincolo nei comportamenti dei gruppi dirigenti e nei rapporti
unitari, la totale indipendenza dai partiti e dagli schieramenti politici.
5. Le alleanze che abbiamo costruito e l’impegno della Fiom, e
successivamente di altre categorie, a partire dalla Funzione pubblica,
hanno portato a cambiare il quadro della vita interna della Cgil. Lo
stesso rifiuto della confederazione rispetto alla controriforma del
sistema contrattuale nasce da questo nuovo quadro interno. E’ chiaro
allora che il congresso non può che partire da qui. In queste settimane ci
siamo mossi sulla base di questo mandato di fondo, che abbiamo ricevuto
dalle nostre assemblee. Abbiamo comunque convenuto che alla fine del
percorso ci sarà un atto formale del gruppo nazionale di continuità per
decidere sulla scelta congressuale e che la discussione interna al gruppo
di continuità accompagnerà la preparazione dei documenti. In ogni caso i
punti fermi di metodo e merito che abbiamo sin qui definito, per noi
restano e sono vincolanti. Sulla base di essi parteciperemo alla
costruzione di un documento alternativo che possa essere il più vasto
possibile, scontando anche alleanze con gruppi dirigenti e militanti
sindacali che non vengono dalla sinistra sindacale.
Questo non cambia la sostanza della questione. Perché, come abbiamo detto
più volte, il congresso dovrà comunque discutere delle scelte da compiere
di fronte al bivio che è davanti e dentro la vita della Cgil. Bivio che
pone l’organizzazione di fronte alla scelta se tornare a casa con Cisl e
Uil, magari nel nome dell’unità e dell’emergenza crisi, oppure considerare
il no alla controriforma del sistema contrattuale come una scelta
costituente di un sindacato confederale rinnovato nei metodi e nel
programma. A questo punto possiamo dire che, quale che sia l’articolazione
delle posizioni nei diversi schieramenti, questa sarà la sostanza con cui
essi vivranno e si rappresenteranno di fronte agli iscritti. Per questo la
scelta di Lavoro e Società, almeno quella finora annunciata di schierarsi
con la segreteria confederale, non può essere ridotta a piccolo
tatticismo, ma rappresenta uno smottamento moderato nelle posizioni di
queste compagne e compagni.
Sappiamo che nei congressi spesso si usa guardare il dito, cioè alle
piccole beghe all’interno dei gruppi dirigenti, piuttosto alla luna che
viene indicata, cioè alla sostanza dei conflitti politici. Ma la sostanza,
alla fine, viene comunque fuori.
Si possono discutere, e lo abbiamo fatto, scelte e comportamenti della
Funzione pubblica, di alcune categorie, di alcune Camere del lavoro, di
alcuni dirigenti. Ma resta il fatto che se c’è una parte della Cgil che ha
provato e prova a contrastare - non a parole e a convegni ma con l’azione
reale - la deriva moderata e corporativa del sindacalismo confederale,
questa è la Fiom. Un congresso nel quale la maggioranza della Fiom sia
parte rilevante di un documento alternativo alla segreteria confederale è
un congresso nel quale modelli sindacali e scelte di fondo sono
chiaramente sul campo. Su questo prima di tutto bisogna scegliere. La
Rete28Aprile non può sottrarsi a questa scelta, anzi deve considerarla una
grande occasione per estendere in misura senza precedenti esperienze e
posizioni fondate sul conflitto e sulla democrazia. Tutto questo senza
nascondersi difficoltà e rischi che, peraltro. non si presentano come
superiori a quelli che abbiamo sperimentato nell’esperienza di altre
mozioni alternative nei congressi passati. Starà al lavoro concreto dei
militanti della Rete la possibilità di qualificare e consolidare
l’esperienza del documento alternativo.
21 settembre 2009
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