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ALCUNE CONSIDERAZIONI IN MERITO A QUELLO CHE STA AVVENENDO TRA I SINDACATI DI BASE
Evitiamo analisi approfondite che pure necessiterà affrontare in seguito. Quale dovrebbe essere il ruolo dei dirigenti sindacali? I lavoratori sono sottoposti ad attacchi che, da una parte, li espropriano dei loro diritti e dall'altra impoveriscono economicamente la loro condizione; il capitalismo, nella logica dello sfruttamento di tutto e tutti, genera una crisi economica e di sovrapproduzione, la devastazione del territorio, che materialisticamente fa pagare agli stessi lavoratori ed alle classi più deboli. In questi momenti, in cui la classe padronale spadroneggia con la presa del potere politico a tutto campo, trascina ed attrae le masse su un piano reazionario, suscitando consensi e malesseri; la sinistra non riesce a proporre nemmeno un piano alternativo alle destre, anzi in molti casi rincorre o appoggia la logica del centrodestra; i partiti e le organizzazioni cosiddette comuniste non riescono a esprimere e ad avere una entità e di conseguenza un ruolo. E' anche per questo che, non assolvendo il ruolo che compete loro (quel comunismo che scientificamente e storicamente conosciamo), continuano a dividersi provocando poca credibilità anche tra i soggetti che a loro si sono sentiti e si sentono legati. Inoltre ci pare che nessuno, nella galassia delle organizzazioni che meritano ancora di chiamarsi comuniste, ha la forza di sostenere e promuovere un programma di unità d'azione, in un momento come questo in cui ce ne sarebbe bisogno soprattutto per le masse lavoratrici. Alcune organizzazioni, pur di illudersi di svolgere un ruolo, cercano di sostituirsi all'azione puramente sindacale, eludendo il compito complessivo che spetta ad una organizzazione politica. In questo scenario, nell'ambito sindacale - ruolo da ritenersi distinto da quello di una organizzazione politica, sia nell'azione che nella strategia -, aleggiano nell'aria “novità” (qualcuno così le definisce) che di novità hanno ben poco, se non quella di snaturare del tutto il significato di organizzazione sindacale. Non vogliamo perdere tempo a rimarcare l'aspetto che i confederali hanno assunto e le nefandezze che hanno prodotto con la pratica consociativista, come pure sui sindacati autonomi. Quello che ci interessa affrontare qui è quale prospettiva per il sindacato di base si vuole delineare, da parte di alcuni dirigenti che pure sono stati protagonisti della nascita delle O.O.S.S. di base., nate come vera alternativa ai sindacati concertativi. Almeno nelle intenzioni, il sindacalismo di base avrebbe dovuto essere la prospettiva reale per la costruzione di una O.S. di classe e di massa; nonostante le diversità, le tante sfaccettature originate da provenienze diverse anche di settore, hanno tutte un obiettivo simile, almeno nelle intenzioni. Dopo alcuni anni di cammino, qualche accentuazione di diversità e qualche scissione, si erano comunque create le condizioni per un percorso unitario di azione che ha portato poco tempo fa ad un patto di base, che ha subito messo in evidenza: - che le questioni fondamentali, caratterizzanti queste oo.ss. erano più simili che dissimili; - che muovendosi unitariamente nelle decisioni di carattere nazionale e territoriale, sono state in grado di organizzare manifestazioni e scioperi che hanno avuto un riflesso sia sui lavoratori, dando speranza alla possibilità di un sindacato vero ed alternativo (il primo maggio ha riacquistato dignità), che preoccupazioni alla controparte e nei sindacati confederali, che continuano a perdere terreno e credibilità tra i lavoratori. - Il patto di base era ed è un buon punto di partenza per incoraggiare un percorso unitario che non si limiti alla consultazione tra le organizzazioni. Qualcuno ha pensato fosse possibile accelerare i tempi, saltando tutto il percorso necessario ad arrivare davvero all'unità del sindacalismo di base; un percorso che avrebbe fatto maturare le condizioni per un soggetto sindacale basato sulla sostanza, sui contenuti, sull'azione concreta nel territorio e tra i lavoratori. Una organizzazione strutturata nell'organizzare i lavoratori, nel delineare i propri connotati come soggetto conflittuale di classe e di massa, senza stravolgimenti di ruolo, senza personalismi, senza tatticismi. Non sulla spinta della voglia di qualche dirigente sindacale (o ancora peggio di qualche dirigente politico, che non riesce a fare politica senza cadere nel trasformismo che nulla ha a che vedere con il ruolo che deve avere un soggetto sindacale nel rapporto capitale/lavoro). L'idea di costituire un nuovo soggetto sindacale, portata avanti da un pezzo soltanto del sindacato di base , riteniamo sia sbagliata. Passare da una fase di patto di base, o patto di consultazione, ad una fase immediatamente costituente, bruciando tappe importanti per la costituzione di un sindacato unico, forte, temperato e maturo per il proprio compito, è tatticamente sbagliato. Il materialismo esige che si considerino l’esperienza, la storia e l’estrazione di tutte le oo.ss. , soprattutto se queste stanno compiendo esperienze simili; esige che si considerino tutte le forze che agiscono nella stessa direzione e su tutto il territorio del paese; non si può determinare un percorso soltanto in base al desiderio o all’opinione o al livello raggiunto da una sola parte del tutto. Errore ancora più devastante è l’idea di un sindacato che ha a riferimento non la centralità della classe operaia, ma un soggetto generico, da unificare nel “sindacato metropolitano”, dove si troverebbero componenti diverse di un blocco sociale che non hanno e non possono avere nello scontro con il capitale lo stesso ruolo. Una sorta di sindacato del cittadino, proletario e non, che devia dai i concetti cardine della lotta di classe, in cui i lavoratori, la classe operaia in primis, sono e non possono che essere materialisticamente diversi: avanguardia (in quanto produttrice di ricchezza) di tutti i settori sociali che si collocano nel proletariato (per usare una parola non più di moda). Si vuole inseguire invece la globalizzazione, organizzare in un unico sindacato metropolitano tutti i settori popolari investiti dalla crisi, sia sul piano lavorativo che sociale. In Italia non esiste ancora un sindacato di classe e di massa realmente strutturato, ma esiste tra i lavoratori e, soprattutto, tra gli operai un movimento più o meno vasto con grande potenzialità che si sviluppa con rapidità e giustifica le migliori speranze; quelle speranze evidenziate negli scioperi unitari che si sono saputi realizzare. Nella debole analisi di chi si adopera oggi nella costituente di un nuovo soggetto sindacale, si colloca la nuova teoria che la classe operaia si sia ridimensionata, sia quasi sparita, che sarebbero emerse nuove figure che ne hanno sostituito il ruolo e la centralità nello scontro di classe. Non è così: per aumentare lo sfruttamento, hanno cambiato loro il nome, hanno ridotto i loro diritti, hanno cercato di cancellare il concetto di solidarietà che si era consolidato con anni di lotte, ratificato in alcune leggi. I precari, gli interinali, i soci di cooperative, le mille forme con le quali vengono identificati i lavoratori nel processo di sfruttamento, non ne cambiano la loro collocazione nel sistema capitalistico nè il loro ruolo nel rapporto capitale/lavoro. La classe operaia è l’unico soggetto – se ne sono accorti pure gli americani con le ultime analisi dei loro economisti – che può alterare i rapporti di forza. Naturalmente tutti gli altri settori della classe devono affiancarsi e sostenere la classe operaia, unendo alle loro rivendicazioni tutte quelle istanze sociali della classe proletaria. I lavoratori sono anche parti sociali, sono gli stessi che non riescono a pagare l’affitto o a garantirsi i servizi sociali, scuola, sanità, trasporto… Chi crede di aver superato questa concezione, ha solo abbandonato l’idea di cambiare radicalmente le cose. Chi crede che il ruolo del sindacato deve sostituirsi al ruolo politico, non ha capito che se c’è un vuoto politico non potrà essere l’organizzazione sindacale a poterne assumere le funzioni. Sarebbe un errore gravissimo. E’ naturale che la classe lavoratrice, l’organizzazione sindacale di classe, in varie situazioni si trovi a dover promuovere anche rivendicazioni di natura politica, ma il ruolo di una organizzazione politica è ben diverso, nella sua interezza, dal ruolo sindacale. Non sarebbe male approfondire questo tema in discussioni franche, che abbracciassero tutti i compagni che lavorano nei sindacati di classe e nelle organizzazioni comuniste. Invitiamo i compagni a non creare confusioni e a non percorrere strade che hanno già portato al vuoto politico come riferimento dei lavoratori; non vorremmo che la storia si ripetesse anche sul versante sindacale. Oggi, secondo noi, occorre rafforzare il ruolo sindacale, delineandone bene i compiti, proponendo programmi di lotta a breve e a lunga scadenza, continuando a rafforzare i legami tra le oo.ss. di base e soprattutto tra i lavoratori, con interventi chiari e una politica contrattuale coerente; occorre dare prospettive reali alle speranze che ormai migliaia di lavoratori riversano nel sindacato di base, dalle fabbriche agli uffici al territorio. Per essere più espliciti: i sindacati di base devono riprendere il percorso già intrapreso dal patto di base con un nuovo accordo: marciare insieme contro ogni espressione capitalistica, contro le politiche di destra e di sinistra che peggiorano le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e di tutta la classe sociale. Contro il consociativismo e le trattative farsa dei sindacati confederali e dei sindacati corporativi, che con lo stato e i padroni trovano accordi di tornaconto e non curano gli interessi dei lavoratori. Prendiamo atto che il documento del SDL, quale sindacato per l’attuale fase?, del maggio 2009, esprime una impostazione a nostro avviso abbastanza corretta su cosa dovrebbe essere un sindacato nella fase attuale, se pur con la necessità di approfondire alcune questioni; leggiamo quel documento in antitesi con quanto sostenuto dalla redazione di Contropiano per la Rete dei comunisti, che descrive con entusiasmo l’assemblea di Riccione promossa da Rdb in luglio. Chi ha voluto accorciare i tempi e bruciare tutte le tappe ha commesso un errore che può ancora essere recuperato. Certo, quando ci si rivolge alla magistratura come ha fatto una parte della Cub Trasporti legata ad Rdb, contro l’altra parte della Cub Trasporti; quando si attaccano compagni sul piano personale, denigrandoli con accuse pesanti e prive di fondamento; il clima può solo degenerare e si dimostra soltanto povertà di argomentazioni ed assenza di contenuti. Ma l’effetto più grave è che si trasmette alle avanguardie di lotta odio tra compagni, confusione, delusione, facendo così arretrare di molti anni l’esperienza che il sindacato di base può mettere in campo e facendo così assopire le speranze che migliaia di lavoratori ripongono nel progetto di base. Qualche mese fa si reclamava, da parte di alcuni compagni che fanno riferimento a RdB, un referendum tra gli iscritti al sindacato di base per dimostrare che era necessario affrettare l’unità di base. Oggi che questo percorso si vuole di fatto disgregare, disgregare la Cub, o.s. di base più grande tra il sindacalismo di base, perché non si invoca il parere della base? Da parte nostra porteremo a compimento il percorso di unificazione con la Cub e cercheremo l’unità con tutte le oo.ss. di base a partire dai luoghi di lavoro –come del resto abbiamo sempre praticato – dalle iniziative sul territorio dai temi di carattere generale. Per dare slancio al percorso che si era intrapreso, l’unica cosa seria da fare sarebbe concordare una linea di unità alla quale tutte le oo.ss. dovrebbero attenersi: - Provare a rivendicare piattaforme di settore unitarie - presentare Rsu (dove c’è la presenza di più di una o.s.) con liste unitarie, con regole sottoscritte di riferimento per le RSU, da sottoporsi all’assemblea dei lavoratori iscritti - programmare azioni sul territorio di contrasto alle politiche antioperaie ed antiproletarie - promuovere ronde operaie al fine di denunciare abusi e non rispetto delle leggi in materia di sicurezza e lavoro nero - adoperarsi affinchè le iniziative di carattere nazionale vengano concordate unitariamente. Ma, per andare verso l’unificazione del sindacato di base, oggi è necessario riservare la più completa libertà di agitazione e propaganda di attività sindacale ad ogni o.s. - disciplinare tra le oo.ss. di base la rappresentatività: nel momento in cui si sono raggiunte e concordate iniziative comuni, la minoranza deve attenersi alla maggioranza, in una logica positiva di sviluppo di tutta l’organizzazione. Novembre 2009 Antonio Ferrari A.L.Cobas-Cub
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