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Congresso Cgil -
Gli slalom di Lavoro e Società .... l'area programmatica che non c'è più.
L'intervista
a Nicola Nicolosi (coordinatore nazionale di Lavoro e
Società)
una nostra nota come Coordinamento Rsu
E' da un po che ci si domandava quali idee avesse Lavoro e Società per
il congresso Cgil, e nonostante i nostri sforzi di trovare qualcosa che ne
testimoniasse l'esistenza non si è trovato nulla, salvo qualche
intervista, di qualche esponente che dichiarava le sue preoccupazioni per
la perdita salariale, per la crisi, per l'aumento della Cig, per i ritardi
del Governo e per le sue derive in materia di politica economica ecc.
ecc..
Cose
troppo ovvie e scontate per riuscire a capire solo da queste cosa
motivasse e spiegasse l'esistenza di Lavoro e Società come area
programmatica in CGIL e come si collocava rispetto alle ambiguità presenti in Cgil
(sopratutto in materia di scelte contrattuali e rivendicative) che
il prossimo congresso, volente o nolente, dovrà affrontare.
Ma ecco finalmente una intervista a Nicola Nicolosi, ossia
... non uno qualsiasi ... ma il
coordinatore nazionale dell'area programmatica. Da un livello dirigenziale
di questo tipo ci si aspettava, finalmente, un chiarimento sul congresso
sopratutto se le domande a lui rivolte riguardavano appunto il congresso.
Giuriamo che abbiamo letto e riletto l'intervista, ma, a parte le solite
cose scontate ed ovvie, non abbiamo trovato nulla che chiarisse qualcosa
sul congresso salvo il classico e generico "
.... dobbiamo assolutamente costruire le condizioni, sempre partendo
dal merito, affinché la nostra organizzazione possa sviluppare una sua
proposta, un suo progetto autonomo e parlare, quindi, al Paese" ...
. cioè la classica cosa carina che non si nega mai a nessuno e che serve
solo a non
dire niente per prendere tempo.
Staremo a vedere ma c'è puzza di accordi per la difesa dei posti, ossia la
stessa cosa che Lavoro e Società ha fatto nel precedente congresso.
Prendiamo atto quindi che, se così stanno le cose, Lavoro e Società,
come area programmatica, non esiste più ... ciò che rimane è solo una
cordata di burocrati che cerca solo di salvaguardare la propria,
personalissima, carriera sindacale.
Lavoro Società nel congresso della Cgil
Intervista a Nicola Nicolosi
dal sito di Lavoro e Società - 11.09.09
Siamo nel pieno di una situazione
economica e sociale molto difficile, i dati che fotografano la realtà del
nostro Paese parlano chiaro.
Durante il secondo trimestre del 2009 il prodotto interno lordo italiano è
diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 6% nei
confronti del secondo trimestre del 2008. Lo rende noto proprio oggi
l'Istat. Si tratta della riduzione maggiore dal 1980, dato che è
confermato anche dalla Banca Centrale Europea. Nel terzo trimestre 2009 il
Pil di Eurolandia si dovrebbe ulteriormente stabilizzare: lo dice sempre
la previsione della Bce che però, a fronte di deboli segnali di fine
crisi, annuncia per i prossimi mesi un ulteriore aumento del tasso di
disoccupazione.
Il Congresso della nostra Cgil si svolge nel pieno della crisi più grave
dalla seconda mondiale ai giorni nostri: è evidente che questa crisi
economica e finanziaria produce anche crisi sociale, produce più povertà,
produce ulteriori disuguaglianze.
Nella sostanza siamo nel pieno del fallimento della cultura neoliberista -
che noi abbiamo denunciato nell’arco degli ultimi 25 anni – ed è evidente
come oggi occorra recuperare il valore del ruolo pubblico, del ruolo dello
Stato. Sia per quanto concerne le politiche di indirizzo dell’ economia,
sia per quanto concerne le politiche industriali. Nella sostanza bisogna
superare quello che nell’arco di questa gestione neoliberista si era
determinato, dove l’economia indirizzava addirittura la politica.
La politica deve quindi recuperare il suo spazio, la politica deve
recuperare il suo ruolo.
Siamo in un quadro politico complesso e
anche compromesso, con un’opposizione, là dove c’è, frammentata e
insufficiente e di fronte abbiamo una crisi che travolge l’economia,
investe la morale, mina la socialità. In questo contesto la Cgil è uno dei
pochi punti di riferimento, punto di tenuta per milioni di lavoratori e
cittadini onesti.
Dentro questo contesto articolato e di forte crisi, così come si cercava
di spiegare, abbiamo anche il problema della “politica” che non riesce -in
questa fase- a dare risposte significative non solo ai bisogni della
gente, ma neppure a costruire un piano di ripresa, un piano di rilancio
nel Paese. Ovviamente la Cgil, la più grande organizzazione sociale di
questo Paese, ha il dovere di parlare alle forze politiche, alle forze
economiche, alle forze sociali: nella sostanza parlare al Paese.
Quindi il Congresso deve diventare l’occasione perchè noi possiamo
lanciare questa nostra idea di progetto-paese ovviamente riempiendola di
contenuti. Questo è il tema fondamentale su cui ci dobbiamo misurare nel
prossimo Congresso.
Qui arriviamo ai temi della democrazia
sindacale e delle diverse posizioni all’interno della Cgil. L’area
programmatica Lavoro Società, dall’ultimo congresso fa parte della
maggioranza. In previsione del XVI° Congresso, qual è la posizione e quale
ruolo potrà svolgere Lavoro Società?
L’attuale posizione di Lavoro Società è il frutto delle cose che noi
abbiamo fatto nell’arco di questi ultimi quattro anni. Nel senso che noi
abbiamo sempre privilegiato i contenuti, abbiamo sempre privilegiato il
merito e continueremo su questa strada. Senza presunzione e con molto
realismo: noi lavoreremo per mettere la nostra organizzazione nella
condizione migliore per poter tratteggiare una strategia che ci faccia
superare la crisi attuale, che rompa l’isolamento in cui ci vuole
confinare il Governo Berlusconi (purtroppo con l’ atteggiamento
subordinato di Cisl e Uil) e dal fatto che la politica oggi, anche quella
che rappresenta la sinistra o il centro sinistra, è debole.
Su questo versante dobbiamo assolutamente costruire le condizioni, sempre
partendo dal merito, affinché la nostra organizzazione possa sviluppare
una sua proposta, un suo progetto autonomo e parlare, quindi, al Paese.
Quali sono le questioni che Lavoro
Società considera prioritarie?
Lavoro Società si concentrerà sicuramente sui temi della crisi a partire
dalla condizione materiale dei lavoratori. La contraddizione
capitale-lavoro è un elemento che caratterizza questa fase della crisi. Il
lavoro è stato depauperato, il lavoro è diventato merce, mentre noi
vogliamo recuperare il valore del lavoro mettendolo al centro del nostro
dibattito congressuale.
Ovviamente con i temi che poi riguardano il processo della ridistribuzione
di ciò che viene prodotto attraverso il lavoro e quindi la questione
salariale, la questione delle pensioni, la lotta alla precarietà, che per
noi resta ancora la priorità, perché sulla precarietà ritorniamo a parlare
con i giovani. Ritorniamo a parlare di quella sicurezza che oggi può
determinare anche un rafforzamento della democrazia.
A questo va legato un tema importante che è quello che interessa la
riconversione industriale, perché da questo punto di vista c’è il bisogno
di disegnare anche un nostro modello di sviluppo, che deve essere
ovviamente legato al recupero dell’economia verde, al recupero ambientale,
alle nuove energie. Abbiamo da disegnare, per dirla con un esempio, un
modello di sviluppo che non può essere più basato sull’automobile, anche
perché girano oltre 40 milioni di autovetture e abbiamo circa 15 milioni
di autocarri. Quindi un Paese invaso dai mezzi di locomozione individuale.
C’è il problema di come riconvertiamo la stessa industria automobilistica.
Abbiamo il problema della qualità del welfare, della qualità dei servizi
pubblici e dobbiamo rivendicare che i servizi pubblici sono parte della
produttività di sistema.
Per tornare alla dialettica e alle
dinamiche interne alla Cgil: Lavoro Società, presenterà un proprio
documento?
Lavoro Società ha già presentato al quadro attivo della Cgil un documento
articolato, dove c’è l’analisi della situazione economico finanziaria e
sociale del Paese, dentro il contesto internazionale.
Abbiamo fatto delle proposte, all’interno di questo documento, che sono
assolutamente -ancora oggi- valide e noi le utilizzeremo per la
discussione che si farà dentro la Commissione politica. Nel senso che noi
lavoreremo per costruire un documento unitario, ma che sia un documento
unitario di qualità.
A questo noi legheremo le nostre sorti per il prossimo Congresso: non
facciamo alleanze per "il potere". Non facciamo né alleanze per il
potere, né guerre per il potere, ma per confermare i contenuti e portali
avanti con la maggior forza possibile.
Altra questione rilevante è quale modello sindacale vogliamo per
la Cgil.
Siamo contro qualsiasi idea di sindacato neocorporativo, basato sulla
centralità di interessi specifici di settore. Siamo dentro un concetto di
confederalità che ha contrassegnato la storia della nostra Organizzazione.
Siamo il sindacato confederale generale. Quindi la politicità della nostra
azione contrassegna esattamente il nostro modo di concepire il
sindacato. La Cgil è parte integrante della storia del movimento operaio e
noi questo profilo lo dobbiamo mantenere. Non possiamo avere un’idea di
sindacato che abbia al suo centro solo ed esclusivamente interessi
corporativi di settori di lavoro. Da questo punto di vista dobbiamo saper
rilanciare un modello di sindacato confederale generale, che ha
nel contratto nazionale il suo punto di riferimento.
(AM)
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