di Sara Farolfi
8.9.09 dal Manifesto


Circuire la Cgil Emma ci prova


Confindustria prova a recuperare un rapporto con Epifani, mentre si moltiplicano licenziamenti, chiusure di fabbriche e proteste eclatanti. Dalla scuola all'ex high-tech in dismissione, la lotta per il lavoro chiede risposte concrete. Non altri «sacrifici»
Non sarà lunga l'attesa per misurare l'«apertura» di Emma Marcegaglia a Guglielmo Epifani: «La Cgil è un grande sindacato e in questo momento difficile bisogna fare prevalere quello che ci unisce rispetto a quello che ci divide... Vedremo come fare riunire le nostre strade», ha detto la presidente degli industriali al segretario della Cgil. Premettendo che anche un anno esatto fa, sempre a Cernobbio nel salotto «Ambrosetti», i toni cortesi si erano sprecati con i risultati che sappiamo (pochi mesi dopo: un accordo separato sulla riforma del modello contrattuale), la giornata di giovedì si annuncia come un primo significativo banco di prova. Da una parte, le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici - appuntamento al quale i sindacati arrivano con due piattaforme separate - e, nelle stesse ore, il tavolo convocato da Sacconi con le parti sociali sul tema della «redistribuzione» degli utili d'impresa ai dipendenti.
Paradossalmente è proprio quest'ultimo il capitolo che vede vicine, e contrarie, seppure per ragioni del tutto opposte, Cgil e Confindustria. Il ministro Sacconi, consapevole delle difficoltà che la proposta incontra in ambienti industriali, si spenderà giovedì perchè le parti trovino un punto di accordo da formalizzare in un avviso comune. Dal palcoscenico di Cernobbio, Marcegaglia ha ribadito che forme di partecipazione agli utili possono trovare spazio nel secondo livello contrattuale, ma se il punto è la cogestione alla tedesca «non se ne parla proprio».
Quanto al rinnovo del contratto dei metalmeccanici la partita è decisamente più complessa. Giovedì mattina Federmeccanica dovrà scoprire le carte e dire con chi intende trattare (la Fiom da una parte e Fim e Uilm dall'altra hanno due piattaforme). La proposta Fiom di rinnovare il biennio economico, dare la priorità alle misure anticrisi e rimandare di due anni, a tempi sperabilmente più tranquilli, il confronto sulla parte normativa (rispettando le naturali scadenze del contratto) è stata rigettata da Fim e Uilm. Lunedì prossimo la Fiom riunirà il suo comitato centrale: «Prenderemo atto di quanto succederà al tavolo di trattativa, e decideremo il da farsi, quel che è certo è che non staremo in attesa».
Sullo sfondo, ma neanche troppo, c'è naturalmente il congresso Cgil, il cui iter sta lentamente prendendo avvio (oggi e domani si riuniranno i segretari generali di categoria, a metà mese dovrebbero partire i lavori delle commissioni) e che in tanti presagiscono come «un congresso difficile, questa volta». «Se vogliono entrare nell'accordo sui contratti per noi va bene», ha mandato a dire domenica Marcegaglia a Epifani.
In viale dell'Astronomia sanno perfettamente che la ripresa dalla crisi sarà lunga, lenta e anche che porterà con sè un processo di ristrutturazione dell'assetto produttiva del paese. Sanno anche che «l'autunno sarà caldo», cioè difficile sul fronte occupazionale. Una Cgil ostile è sicuramente un problema in più. Perciò, Marcegaglia ha richiesto un patto anticrisi, centrato sul «progetto paese», e perciò ha invitato il sindacato guidato da Epifani a trovare un filo di unione. Confindustria, in altre parole, chiede «un atto di responsabilità», l'ennesimo, in un momento nero per il paese.
«Non si può pensare di salvare capra e cavoli ora, i margini sono drammaticamente stretti e la strettoia passa per i contratti», commenta qualcuno tra i più sensibili a corso d'Italia alle sirene del Pd. È questo il punto sostanziale su cui ruoterà il congresso della maggiore confederazione.
C'è chi, in Cgil, pensa che l'accordo separato sui contratti sia stato un incidente di percorso da cui si possa rientrare, «non dalla finestra sia chiaro»: in questo caso si guarda con estremo interesse alla trattativa in corso nell'agroalimentare (dove i sindacati hanno un'unica piattaforma) che, dopo la rottura pre estiva riprende in questi giorni. C'è chi invece è convinto che occorra un serio e profondo cambio di rotta: a febbraio lo avevano chiesto congiuntamente metalmeccanici e dipendenti pubblici scesi in piazza insieme. Questo è in estrema sintesi il nocciolo su cui si giocherà il congresso Cgil. Fuori, la tempesta non darà tregua.