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Il Popolo delle libertà, ovvero il
partito che guida la maggioranza di centrodestra che abbiamo attualmente
in Italia, può essere accusato di tutto, ma non di dedicare scarsa
attenzione ai problemi del lavoro...
di Fernando Liuzzi - da
Rassegna Sindacale 7.9.09
... Nell’ultima settimana di agosto, ad esempio, ben tre fra i maggiori
esponenti di questo partito si sono prodotti in ripetute esternazioni in
materia. In ordine di apparizione, sono intervenuti Maurizio Sacconi,
ministro del Welfare, Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e
Giuliano Cazzola, responsabile Lavoro del Pdl. Mettere insieme le loro
dichiarazioni può essere utile per farsi un’idea di quale sia il senso
dell’approccio del Pdl stesso alla tematica delle relazioni di lavoro.
A inaugurare la settimana è stato Sacconi, una cui intervista è stata
pubblicata con grande evidenza sul Corriere della sera di lunedì 24
agosto. Qui Sacconi, innanzitutto, ha detto no alla sconclusionata
proposta leghista di ritirare fuori le “gabbie salariali”. Poi ha
invitato Cisl, Uil e Confindustria a non “cedere” rispetto ai contenuti
dell’accordo separato del 22 gennaio sul sistema contrattuale;
avvertendole che, altrimenti, il governo si rimangerà gli sgravi fiscali
promessi per gli auspicati “salari variabili” da pattuirsi negli accordi
aziendali. Infine, Sacconi ha affermato che, affinché vi sia “più
spazio” per gli accordi aziendali, lo strumento oggi rappresentato dal
contratto collettivo nazionale di categoria dovrà essere “meno
invasivo”. Col che il Ministro ha finalmente chiarito che cosa intenda
veramente dire quando parla della necessità di far crescere il peso
relativo della contrattazione decentrata. Intende dire che si deve
ridurre lo spazio su cui oggi agisce la contrattazione nazionale. Punto.
A seguire, venerdì 29 agosto, al meeting ciellino di Rimini è
intervenuto, con grande clamore mediatico, Giulio Tremonti. Il quale ha
affermato che il governo dovrebbe “iniziare a riflettere” sull’idea di
“favorire la compartecipazione” dei lavoratori agli utili delle imprese.
Salvo affrettarsi a precisare che tale compartecipazione non deve avere
nulla a che fare con la “cogestione”. Un termine, quest’ultimo, che,
alle orecchie del Nostro, deve suonare come un po’ troppo “renano”.
Il giorno dopo, sabato 29, è tornato a esternare Maurizio Sacconi. Il
quale, ospite di “Cortina InConTra”, ha chiosato da par suo la proposta
del collega Ministro. Incalzato col consueto garbo dal padrone di casa,
Enrico Cisnetto (uno, per dire, che a Belpietro, neo-direttore di
Libero, ha chiesto “Quand’è che ci toglieremo dalle scatole il ’68?”),
Sacconi ha sottolineato che un “maggiore coinvolgimento” dei lavoratori
nella vita delle imprese, ottenibile per mezzo di questa ipotizzata
“partecipazione agli utili”, non va confuso con una loro partecipazione
“alla gestione dell’impresa” stessa. All’opposto, il bello della
proposta tremontiana è che tale partecipazione “consente di uscire dalla
logica del conflitto distributivo”. E siccome Sacconi sa che
contrattazione e conflitto sono due facce della stessa medaglia, questo
vuol dire che, agli occhi del Ministro, neanche la contrattazione è una
cosa molto simpatica.
Ricapitolando, ecco come si profila la filosofia lavoristica del Pdl.
Primo, dire no al “conflitto distributivo”. Secondo, e per conseguenza,
indebolire i contratti nazionali di categoria, cioè lo strumento
negoziale che dà più forza ai lavoratori sindacalmente organizzati.
Terzo, fare finta di voler dare più spazio alla contrattazione
aziendale. Quarto, sostituire parte del salario aziendale con un’incerta
“partecipazione agli utili”. Quinto, chiarire da subito che tale
“partecipazione” non deve, però, tradursi non si dice in una qualche
forma di potere, ma neppure in una qualsiasi forma di controllo dei
lavoratori sulle decisioni assunte dalla proprietà.
E Cazzola? Il fatale venerdì 28 ha offerto anche lui un suo contributo
al dibattito. Dichiarando che “la deriva della spettacolarizzazione
delle lotte operaie va interrotta al più presto”. E che siccome “non
possiamo permetterci di affrontare le sfide che l’autunno riserva sul
terreno dell’occupazione rincorrendo lavoratori che si arrampicano sui
monumenti e che minacciano di buttarsi”, occorre “spegnere le
telecamere”.
Insomma. In mezzo alla più grave crisi economica degli ultimi 60 anni,
questi neo-populisti prima si propongono di ridimensionare la funzione
regolativa del contratto nazionale. Cioè di quello strumento che, oltre
a rendere possibile l’autonomo incontro della volontà normativa delle
parti sociali in una dimensione nazionale, è l’unico ad offrire una
solida base di riferimento alla famosa contrattazione decentrata. Poi
spiegano alle imprese che, per fare un accordo sindacale, basta farlo
con chi ci sta, indipendentemente dalla sua reale capacità
rappresentativa. Quindi, abbandonandosi a una visione neo-organicistica,
vagheggiano un’eclissi totale della contrattazione che dovrebbe essere
sostituita da una lieta partecipazione dei lavoratori alla raccolta
delle briciole di bilancio, gentilmente lasciate sul tavolo dagli
amministratori delegati di turno. Infine, quando i problemi che sono
stati cacciati via dalla porta si ripresentano alla finestra - sotto la
forma di lavoratori esasperati dall’assenza di tavoli negoziali attorno
a cui confrontarsi con controparti ormai, appunto, eclissatesi - pensano
che, per tenere fuori tali problemi dal salotto buono, basti abbassare
le tapparelle.
Nel Popolo delle libertà, partito a corto di quadri dirigenti, alcuni
ex-socialisti si sono guadagnati il ruolo di esperti di questioni
economico-sociali. Benissimo. Il problema non sta nel fatto che questi
signori, nella loro marcia verso il potere, e nella loro deriva a
destra, abbiano mantenuto interessi sociali pur avendo smesso di essere
socialisti. Il problema sta nel fatto che non sono mai diventati
liberali. In Italia, è già successo una volta.
Scheda emerografica
Sergio Rizzo, “Salari differenziati dai prossimi contratti, o saltano
gli sgravi alle retribuzioni”, intervista a Maurizio Sacconi, in
Corriere della sera, lunedì 24 agosto 2009, pag. 5. (Il titolo
principale della prima pagina, che lancia l’intervista pubblicata
nell’interno del giornale, è invece: Salari, il richiamo del governo.)
Lavoro: Cazzola (Pdl), rispetto ma no lotte-spettacolo, dispaccio
dell’agenzia Ansa, venerdì 28 agosto, ore 13:15. Il dispaccio riprende
un comunicato dell’on. Giuliano Cazzola, vicepresidente della
commissione Lavoro della Camera.
Rossella Bocciarelli, “Partecipazione dei lavoratori agli utili”,
in Il Sole-24 Ore, sabato 29 agosto 2009, pag. 3. (Il titolo
principale della prima pagina, che lancia la corrispondenza dell’inviata
al meeting ciellino di Rimini, è: “Patto lavoratori-imprese”. Tremonti:
partecipazione all’utile.)
Elena Ragusin, "Sacconi: sì agli utili per i lavoratori", in
Il Sole-24 Ore, domenica 30 agosto 2009, pag. 3. (Il titolo di
prima pagina, che lancia la corrispondenza dell’inviata alla
manifestazione estiva di Cortina d’Ampezzo, è “Lavoro e utili, legge
subito”.)
Gli interventi tenuti da Giulio Tremonti al meeting di Rimini venerdì
28 agosto, e da Maurizio Sacconi a Cortina InConTra sabato 29
agosto, possono essere riascoltati collegandosi al sito web di
Radio Radicale.
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fernando.liuzzi@yahoo.it
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