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Il grande massacro della scuola pubblica
di Giuseppe Caliceti (Dal Manifesto del
2.9.09)
Chiamiamo le cose col loro nome: oggi nella scuola italiana è in atto il
più grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica. È
un fatto storico, drammatico, ma ben pochi organi di informazione ne
parlano. Gelmini ha parlato di 150 mila lavoratori in meno in tre anni: se
fossero lavoratori della Fiat o dell'Alitalia scoppierebbe una mezza
rivoluzione, ma visto che a licenziare è lo Stato e licenzia docenti,
tutto, inquietantemente, tace. Prima di ogni elezione ogni politico ci
ricorda che occorre investire di più nei giovani e nella formazione perché
sono il nostro futuro.
Ma oggi il nostro Paese è noncurante del futuro grigio che l'attende ed è
appiattito su un presente manipolato quotidianamente da un'informazione
governativa di parte che condiziona pesantemente ogni settore
dell'opinione e della vita pubblica.
Scuola compresa.
Il licenziamento di massa colpisce soprattutto i precari, la cosiddetta
plebe indocent. Alcuni occupano le sedi degli ex uffici scolastici
provinciali, gli ex provveditorati agli studi. Altri si raccolgono in
sit-in.
Altri fanno lo sciopero della fame. Altri ancora, ben 15.000, patrocinati
dall'Anief - l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in
formazione -, hanno ottenuto dal Tar Lazio l'inserimento in graduatoria «a
pettine» (cioè, in base al punteggio) e non «in coda», come preteso dalla
Lega. Per il momento il ministero ha dato indicazioni di ignorare la
sentenza in attesa che il Consiglio di Stato confermi o meno quanto già
stabilito dal Tar: se dovesse dargli ragione, si dovranno ripetere le
nomine a anno scolastico iniziato, creando ulteriore caos nelle aule.
I tagli agli organici del personale previsti in questo primo anno sono
42mila e 500 tra insegnanti e 15 mila tra il personale ausiliario. E
questo sarebbero solo l'inizio di un «virtuoso» triennio. Saranno almeno
16 mila i supplenti di scuola media e superiore che non troveranno più la
cattedra. A loro occorre sommare i colleghi della scuola elementare,
appiedati dallo smantellamento del «modulo». E almeno 10 mila Ata che,
dopo anni di supplenza e l'aspettativa di entrare di ruolo, si ritrovano
di punto in bianco disoccupati.
E' facile prevedere che nei prossimi giorni, quando si svolgeranno le
convocazioni per l'assegnazione delle supplenze, la protesta si estenderà
a macchia d'olio: solo allora, infatti, tutti avranno l'esatta percezione
di quanti di loro resteranno senza lavoro. E al Sud ci si accorgerà
improvvisamente di trovarsi in una vera e propria emergenza sociale: tanto
è vero che, dopo aver brandito la scure, ora anche Tremonti parla
timidamente di cassa-integrazione per i docenti..
Gelmini, annunciando nei giorni scorsi le novità sul reclutamento e la
formazione dei nuovi insegnanti, che in buona parte possiamo anche
condividere, è come le maestrine della penna rossa di una volta: fa un bel
segno su quello che c'era prima, strappa la pagina, tutto da rifare, senza
preoccuparsi di chi rimarrà senza lavoro. Ma c'è di più: vieta protestare.
Perché, per esempio, «ogni dirigente scolastico, a qualunque parte
politica appartenga, è tenuto al dovere di lealtà verso lo Stato e al
necessario riserbo nelle sue esternazioni». Parola dell'onorevole
Garagnani (Pdl). Ma la pensa così anche il direttore scolastico regionale
dell'Emilia Romagna: non ritiene che una preside, Daniela Turci,
consigliere comunale a Bologna, possa criticare le politiche della
Gelmini. Questa è la regola non scritta della Gelmini: siate ubbidienti e
servili. L'ideologia pericolosa del Governo-Azienda si riproduce nella
Scuola-Azienda. Non ti licenzio, osi protestare? La concezione della
democrazia e del rapporto fra i funzionari dello Stato e loro dirigenti è
sempre più preoccupante. Chi è dipendente dello Stato non potrebbe
esprimersi criticamente e pubblicamente su come i superiori operano per
quel «bene comune» che è sempre meno bene e sempre meno «comune». Per
quanto tempo ancora i direttori generali, regionali, provinciali, e pure
tantissimi presidi tenteranno di tenere chiuso il coperchio d'una pentola
che, ora per ora, borbotta sempre più? Nessuno si accorge che stiamo
arrivando a larghe falcate alla fascistizzazione della Scuola? |