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F.Garibaldo - Cogestione in piena crisi. E' solo una furbata.
Autoritaria. Liberazione, 2
settembre 2009. Per valutare le proposte sulla compartecipazione dei
lavoratori agli utili d'impresa bisognerà attendere le proposte concrete,
ma già si possono formulare degli orientamenti. (...)
È, infatti, quasi ovvio, ma dimostrato dalle analisi
storiche sulla partecipazione dei lavoratori, in regime capitalistico, che
non è possibile prescindere, nel valutare proposte partecipative, dal
contesto.
Si può anzi affermare, in sede di ricostruzione storica, che, secondo la
formulazione di uno studioso inglese, vi sono ricorrenti cicli nella
storia del capitalismo, a iniziare dalla seconda metà dell'800, nei quali
il management "riscopre" l'utilità di avere una qualche forma di
acquiescenza da parte dei lavoratori sostenendo, per l'occasione, la
comunanza d'interessi tra Capitale e Lavoro. In genere, tali onde che lo
studioso inglese, Ramsay, chiamava, con grande chiarezza, "cicli di
controllo", si determinano quando il management deve affrontare rischi e
difficoltà e varare misure "impopolari" e quindi ha bisogno di un maggiore
controllo senza che questo generi un conflitto aperto. Non si possono
quindi giudicare allo stesso modo richieste di partecipazione, al di là
del loro contenuto specifico, fatte in una fase sindacale montante e
quelle avanzate dal management o dai politici in una fase di debolezza.
In un caso vi può essere, discutibile o meno che sia, un'istanza di potere
da parte dei lavoratori, nell'altro caso si ha un istanza di controllo da
parte del management.
Se vi è una cosa di cui oggi il movimento sindacale in Europa ha bisogno è
la difesa, quando non la riconquista della sua autonomia d'iniziativa,
dopo trent'anni di dominio di una coalizione tra Capitale e Stato, tesa a
togliere ogni autonomia al Lavoro, sia in termini economici sia dei
diritti. Questa esigenza deve inoltre fare i conti con uno squilibrio di
potere tra Capitale e Lavoro, sia in termini sociali sia politici che
riporta all''800. Il che dovrebbe suggerire alla politica, in uno stato
democratico, l'idea di aiutare il sindacato nello sviluppo di una sua
capacità autonoma d'iniziativa.
D'altronde la Germania, patria della codeterminazione, cioè della
partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori ai Consigli di
amministrazione delle imprese maggiori, sta sperimentando una grave crisi
di tale esperienza, sia perché il management delle aziende tedesche
esportatrici e fortemente internazionalizzate lo vive come un freno, sia
perché i casi di corruzione e degenerazione burocratica in aziende
significative hanno gettato un'ombra sulla credibilità del tutto.
In Italia poi sembra che si voglia scegliere l'approccio più
paternalistico e autoritario tra tutti quelli possibili; non si parla,
infatti, da parte del ministro, che di compartecipazione agli utili. I
lavoratori si troverebbero quindi ad avere una parte più o meno
significativa del loro reddito dipendente non dalla loro prestazione, come
nei premi di produttività, e quindi parzialmente controllabile e
negoziabile, ma dall'andamento di un'impresa il cui funzionamento è
prerogativa esclusiva del management e della proprietà. Essi potrebbero
solo tifare per avere un management capace. Capace di cosa? L'esperienza
dei fondi pensione, magistralmente descritta da Gallino, ma anche i nobili
tentativi di introdurre la responsabilità sociale delle imprese,
sarcasticamente ma realisticamente analizzata dall'ex ministro del lavoro
della prima presidenza Clinton, Reich, ci insegna che il management,
chiunque sia, deve stare alle regole del capitalismo finanziarizzato di
questo trentennio e quindi in una disperata corsa competitive e
distruttiva di tutti contro tutti. I lavoratori dovrebbero quindi sperare
che il loro manager sia " la pistola più veloce del West", in grado cioè
di fare fuori tutti i concorrenti; un contributo insomma alla solidarietà
del mondo del lavoro e allo sviluppo della coesione sociale. Non a caso
spesso in tali esperimenti, anche in Germania, prevale un gretto
corporativismo da parte del nucleo centrale dei lavoratori dello
stabilimento più forte.
Altra cosa sarebbe di estendere i diritti dei lavoratori e delle loro
rappresentanze in tema d'informazione preventiva; ad esempio avere le
stesse informazioni dovute in una due diligence in casi di scorpori,
fusioni, ecc. Oggi, spesso, l'informazione è quella del comunicato stampa,
ma consegnato dopo averlo mandato alla stampa.
Sarebbe altresì utile introdurre in Italia il diritto, presente in molti
paesi europei (tra questi la Francia), per il sindacato ad avere, pagati
dall'impresa secondo tariffe concordate nazionalmente, esperti di sua
fiducia per valutare preventivamente progetti significativi di
ristrutturazione aziendale. Misure siffatte aiuterebbero il sindacato a
sviluppare una sua autonoma visione e d una sua capacità di proposta, cos
di cui una società democratica dovrebbe sentire un bisogno impellente
specialmente in una crisi come questa. Si vuole invece spegnere tutto in
una marmellata corporativa.
02/09/2009
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