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26.08.09 - Contratti - Il dibattito su La Stampa Pubblichiamo di seguito l’intervista di ieri a La Stampa di Guglielmo Epifani (CGIL) e quelle di oggi di Bombassei (Confindustria) e di Bonanni (CISL). *******************************
26 agosto 2009 (www.cgil.it) Intervista a Epifani 25 agosto 2009, La Stampa. Epifani: sui contratti la CGIL sarà a tutti i tavoli 25/08/2009 In un'intervista a 'La Stampa' il Segretario
Generale dice: "Mai stati ideologicamente contrari al secondo livello" Il segretario della CGIL ci tiene a dire che fino a quel momento la sua organizzazione «farà la sua parte e avanzerà le sue proposte» per evitare ulteriori contraccolpi sul Paese. «Senza ideologismi», a partire dalla trattativa sugli imminenti rinnovi contrattuali che tanto preoccupano il leader della CISL Raffaele Bonanni: «Può stare tranquillo, non siamo intenzionati ad abbandonare nessun tavolo. Si facciano dei buoni contratti nazionali, e vedrà che ne avranno un beneficio anche le intese aziendali». Eppure Confindustria, governo, CISL e UIL vi rinfacciano ancora di non aver firmato l’accordo la scorsa primavera. «Non siamo mai stati ideologicamente contrari ai contratti di secondo livello. Tutti sanno i motivi per i quali non firmammo». Ce li ricorda? «Quell’intesa esclude dal salario aziendale metà dei lavoratori, in particolare delle piccole imprese. Noi invece siamo favorevoli alla estensione del secondo livello a tutti i lavoratori. Secondo: non tutelava il salario nazionale dall’andamento dell’inflazione. Terzo: permette la deroga al contratto nazionale sia in termini di salario minimo che di diritti sindacali». Poi è arrivata la crisi. E le priorità sono cambiate. E’ così? «Era inevitabile che accadesse. Ora il problema è dare un salario a chi il lavoro lo sta per perdere o l’ha perso». Emma Marcegaglia invoca più risorse per la cassa integrazione. Eppure il governo ha stanziato otto miliardi di euro. Possibile che non bastino? «Prima che una questione di risorse nominali, c’è un problema di applicabilità. Nella babele di norme introdotte non abbiamo ancora capito se l’estensione dei trattamenti di cassa produrrà lo stesso automatismo del passaggio dalla ordinaria alla straordinaria. Ovvero, se ad un certo punto, allo scadere delle 52 settimane, le imprese che chiederanno di farne ancora uso saranno costrette a piani di ristrutturazione. Se il governo estendesse la “CIG” ordinaria a 104 settimane, il problema non si porrebbe». Voi temete un forte aumento della disoccupazione. Eppure gli indicatori ci dicono che la ripresa è vicina. «Nessuno nega che abbiamo iniziato a risalire il pozzo. Ma per tornare ai livelli di produzione e di occupazione del 2007 dovremo attendere il 2013 o 2014. Su questo tema noto nel governo un atteggiamento evasivo». Emma Marcegaglia chiede anche un fondo pubblico-privato per la ripatrimonializzazione delle imprese. E una più forte detassazione e decontribuzione del salario territoriale. Che risponde? «D’accordo sulla prima richiesta, solo in parte sulla seconda. E’ vero, esiste un problema, tuttora irrisolto, sulla decontribuzione di una parte del salario aziendale che non ha copertura da parte dello Stato. La detassazione del salario aziendale al 10% è sufficiente. Il problema è che di accordi se ne fanno pochi per le resistenze delle imprese». Questo atteggiamento non è per loro un ottimo alibi? Se voi dite no all’aumento della detassazione, il secondo livello non decolla. La Marcegaglia è preoccupata di questo. «Le cose vanno viste nella loro concretezza. Nonostante il no all’accordo, noi saremo responsabilmente seduti a tutti i tavoli. Si facciano dei buoni contratti nazionali, se si ascolterà quel che ha da dire la CGIL ci sarà anche la nostra firma con il voto dei lavoratori. Il punto è che mentre i salari italiani restano i più bassi d’Europa, l’Irpef è l’unica voce di entrata che non conosce crisi. La via d’uscita è la riduzione fiscale di tutti i redditi da lavoro». Se il governo lo facesse, si aprirebbe una voragine nei conti pubblici. «Le soluzioni si possono trovare. Ciò che non accetto è l’idea di far pagare sempre il prezzo del risanamento ai lavoratori a reddito fisso e ai pensionati. Su questi temi ci sono state posizioni incoraggianti sia di Confindustria che della Banca d’Italia: detassare i salari sarebbe un ottimo modo per sostenere la domanda interna, tanto più in questa fase». Invece di abbassare le tasse a tutti, non è meglio dare più salario a chi se lo merita rafforzando i contratti aziendali?
(www.lastampa.it). Intervista a Bombassei 26 agosto 2009, La Stampa Confindustria plaude Epifani. "Adesso andiamo fino in fondo". L’esortazione dell'imprenditore: ora usciamo insieme dal momento nero Eppure il leader della Cisl Raffaele Bonanni vede l’inizio di una
svolta, che potrebbe riavvicinare i grandi sindacati. A Epifani che cosa risponde, come responsabile dei rapporti sindacali
della Confindustria? Anche il Centro studi confindustriale sostiene che i livelli produttivi
del 2007 difficilmente saranno raggiunti prima del 2013. Ma la questione più urgente oggi non è un’altra, la difesa dei posti di
lavoro? Anche la Confindustria teme un calo. In Francia un lieve ritorno alla crescita c’è già. Eppure lì il
governo, con molta franchezza, dice che il peggio per l’occupazione deve
ancora arrivare. Il nuovo modello contrattuale serve a qualcosa, nella crisi? Di tutta l’Europa certo no. Però più bassi rispetto ai paesi con cui
siamo soliti paragonarci. Epifani ribatte che la produttività non è questione di aree del paese,
di Nord e di Sud... Al momento l’inflazione è scomparsa. Ma, anche ammesso che la perdita
di posti di lavoro non sia grave, esistono oggi aziende con soldi da
redistribuire?
(www.lastampa.it) Intervista a Bonanni 26 agosto 2009, La Stampa Bonanni ricuce: "Ora si può superare lo strappo con Cgil" Dobbiamo recuperare lo spirito del 2006-2007, il miglior biennio unitario degli ultimi vent’anni di storia sindacale. Conto su Guglielmo perché trovi la forza di andare fino in fondo». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni non è d’accordo con alcune delle affermazioni del suo collega della Cgil, ma vede il «sincero tentativo dopo mesi difficili» di cambiare passo nei rapporti con lui e con il numero uno della Uil Luigi Angeletti. «Spero continui così». Bonanni, che intende dire quando chiede ad Epifani di «andare fino in
fondo»? E per quale motivo? Epifani ribadisce che dietro al no all’accordo della scorsa
primavera firmato da voi e dalla Uil con Confindustria c’erano precise
ragioni di merito. Una di queste è che il contratto di secondo livello non
è garantito a tutti. Il fatto che ci siano fasce di lavoratori esclusi dal
secondo livello non è una ragione in più per avere ancora un contratto
nazionale forte? Un’altra obiezione è che il recupero dell’inflazione
garantito con il contratto nazionale è basso. Epifani garantisce comunque che sarà a «tutti i tavoli». Non
è garanzia sufficiente per voi?
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