Salari territoriali, Rocchi chiede la svolta alla Cgil - (dal Corriere della Sera)ROMA - Il dibattito sulle gabbie salariali, l' invito di Piero Fassino (Pd) a «riaprire un confronto senza pregiudiziali» non lasciano indifferente la Cgil. Al di là di uno scontato no alle gabbie in quanto tali, il sindacato sa che c' è una questione salariale, innanzitutto al Nord, dove gli argomenti della Lega fanno breccia nelle fabbriche. E nella Cgil, che è già nella fase precongressuale (quello della prossima primavera sarà l' ultimo congresso per Guglielmo Epifani da segretario generale), c' è chi come il segretario confederale Nicoletta Rocchi rompe gli schemi e propone una «svolta strategica» all' insegna della contrattazione decentrata. Una posizione minoritaria e antitetica a quella ufficiale, ma che dà il senso di come siano agitate le acque in Cgil in vista di una gara alla successione dove quasi tutti i membri della segreteria si sentono in corsa. Fassino vi chiede di riaprire il confronto. «Lo stiamo già facendo. Nonostante la Cgil non abbia firmato l' accordo sulle nuove regole della contrattazione, in alcune categorie si sta cercando di procedere unitariamente con Cisl e Uil, in altre sarà più difficile. Alla fine avremo una stagione di luci e ombre, con molti contratti separati e dovremo tutti immaginare un aggiustamento delle regole». Solo allora la Cgil rientrerà in gioco? «I fatti si incaricheranno di dimostrare che della Cgil non si può fare a meno e che Cgil, Cisl e Uil sono "condannate" a stare insieme. La crisi spingerà in questo senso. Gli altri dovranno riconoscere le pecche del nuovo sistema, la Cgil dovrà proporre una svolta». Quale? «Bisognerà dire con chiarezza la nostra proposta. Io credo che si debba immaginare un sistema dove, al termine di un processo di aggregazione dei contratti di categoria, si arrivi a 3 macroaree: industria, servizi e pubblico impiego. Qui il contratto nazionale dovrà essere leggero, indicare i diritti di base e il minimo salariale garantito a tutti, compresi precari e lavoratori a progetto da stabilizzare col contratto unico. Tutto il resto dovrà passare alla contrattazione decentrata, aziendale o territoriale». Una rivoluzione per la Cgil che ha sempre puntato tutto sul contratto nazionale. «Credo sia arrivato il momento di una discussione profonda che porti a una svolta strategica e so che molti in Cgil la pensano così. Non si può vivere giorno per giorno, bisogna indicare un nuovo orizzonte e proporlo a Cisl e Uil per riprendere rapporti unitari più forti». La riforma dei contratti che non avete firmato punta proprio sui contratti aziendali. «Dubito che possa funzionare. Presenta troppi vincoli al suo interno. Si preoccupa di evitare che la contrattazione aziendale prenda il largo, mentre serve il contrario. Non è con i limitati incentivi fiscali previsti che i contratti di secondo livello possono decollare». E come? «Riducendo il ruolo del contratto nazionale a contratto di garanzia inderogabile e delegando alla contrattazione decentrata importanti materie. A quel punto essa diventa davvero esigibile. Questa svolta sarebbe conveniente per le aziende che redistribuirebbero la produttività effettiva e rappresenterebbe un' occasione di rilancio per il sindacato». Perché? «Noi dobbiamo uscire da certa burocratizzazione e recuperare credibilità. Ripartendo dai luoghi di lavoro e misurandoci. Perché, sia chiaro, il nuovo sistema tiene solo se si fa una legge sulla rappresentanza sindacale». Lei disegna uno scenario futuro, la Lega chiede intanto il ritorno alle «gabbie». «Tutti sanno che non si può tornare a differenze di salario tra Nord e Sud, che peraltro già ci sono, predeterminate rigidamente. La contrattazione aziendale sarebbe la migliore risposta concreta a questo dibattito astratto». Marro Enrico
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