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Addio
diritti, arriva l'«universalismo selettivo»
Giorgio Cremaschi, Liberazione, 26 luglio 2009.
Universalismo selettivo. E' questa la definizione da brivido che
il libro bianco di Sacconi dà dei nuovi principi che dovrebbero
governare i diritti sociali. L'uguaglianza, sostiene il libro
bianco, è vecchia e in ogni caso non più sostenibile né per i
suoi costi nei servizi pubblici, né per le esigenze di
competività che impone il mercato. Si può solo selezionare la
scala e il valore dei diritti e assegnarli in base al merito.
Questa filosofia ispira tutte le scelte fondamentali di politica
economica e sociale del governo, le decisioni delle imprese, la
politica contrattuale della Confindustria. E' così che in realtà
si affronta la crisi: aumentando ancora le disuguaglianze che
l'hanno provocata. (...)
Un ultimo esempio di questa
impostazione lo abbiamo nelle università. Dove una classifica di
"meriti" stabilita insindacabilmente dal governo stabilisce chi
avrà e chi non avrà i soldi fondamentali per studiare e
ricercare. Con il merito si giustifica tutto, ma la sostanza è
che basterebbe sostituire a quella parola una più precisa:
"discriminazione" e avremmo il significato reale di ciò che si
fa. Il merito non serve a premiare i più bravi con un di più
rispetto a quanto, secondo la Costituzione, dovrebbe essere
garantito a tutte e a tutti. Il cosiddetto merito serve a
discriminare proprio nell'accesso ai diritti fondamentali.
Interpretano bene questa impostazione quei politici vicentini
che sostengono che i presidi debbano essere solo del posto.
Se i diritti per tutti non ci sono più, bisogna selezionare.
Contro i migranti prima vengono gli italiani, contro gli
italiani prima vengono i padani. Contro i padani prima o poi
verranno i padani con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Non
c'è fine all'orrore che provoca la rinuncia ad affermare i
diritti universali. Il federalismo accentuerà tutte queste
discriminazioni. Già oggi abbiamo, di fronte ad una crisi uguale
per tutti, venti diversi sistemi di cassa integrazione a seconda
delle differenti regioni italiane. Il pacchetto anti crisi e
tutta l'impostazione della prossima finanziaria si basano sulla
scelta di ridurre le spese che possono garantire lavoro e
diritti per tutti, selezionando, invece a chi dare e a chi
togliere.
L'accordo separato sui contratti, che Fim Uilm e Confindustria,
contro la Fiom, stanno ora applicando nel rinnovo del contratto
nazionale dei metalmeccanici, trasferisce l'universalismo
selettivo nelle relazioni sindacali. Si riducono il salario e i
diritti contenuti nel contratto nazionale, regalando alle
imprese enormi spazi di autoritarismo e discriminazione nella
gestione delle aziende.
Così mentre si calano i salari del contratto nazionale, la Fiat
taglia i soldi del premio aziendale e se i lavoratori si
ribellano, come in particolare sta avvenendo a Melfi, è la
stessa organizzazione degli industriali, la Federmeccanica, a
chiedere la condanna di quelle lotte giudicate irresponsabili.
La selezione, la discriminazione nei diritti fondamentali non
possono che accompagnarsi a un attacco a fondo alla democrazia.
Uguaglianza e democrazia vivono assieme e se si mina l'una si
svuota profondamente l'altra.
E' abbastanza chiara la minaccia che il governo Berlusconi
rappresenta rispetto alla democrazia nelle istituzioni
fondamentali nella Repubblica. E' meno evidente invece che
questo autoritarismo istituzionale si fonda su un'aggressione
continua a tutti i diritti democratici diffusi. Gli industriali
metalmeccanici vogliono imporre un contratto che riduce i salari
e i diritti con un accordo separato con Fim e Uilm, che sono in
netta minoranza tra i lavoratori. I quali, ovunque abbiano
potuto farlo, hanno sonoramente bocciato la controriforma del
sistema contrattuale.
Se si riducono i diritti si riducono anche gli spazi di
democrazia per le vittime dell'ingiustizia. Per questo lo
scontro contrattuale nei metalmeccanici, l'aggravarsi della
crisi e l'attacco all'occupazione, le misure selettive e
discriminatorie del governo sono un tutt'uno. E in autunno
possono diventare l'occasione per un grande scontro sociale.
Finora, con poche eccezioni, la politica ha totalmente subito la
filosofia e la pratica della selezione sociale, volute dal
governo e dai padroni. In autunno lo scontro ci sarà e la
politica dovrà pronunciarsi.
Oggi non si difendono i diritti fondamentali se non con una
lotta radicale in nome dell'uguaglianza sociale. Senza di essa
la deriva verso una società mostruosa diventa sempre più forte.
Per questo i piccoli compromessi e il moderatismo sono lussi che
la difesa per la democrazia non si può più permettere.
26 luglio 2009
Giorgio Cremaschi
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