di Sara Farolfi (Manifesto 25.7.09)


CONTRATTI - Primo round per i metalmeccanici. Nell'agroindustria le trattative, unitarie e in fase conclusiva, sono state interrotte da Cisl e Uil


Federmeccanica chiede un rinnovo «light» e fa melina con Fim e Uilm
Un rinnovo a costo zero, almeno per il 2010. È la richiesta con cui Federmeccanica ha aperto ieri la trattativa con i sindacati per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Il primo round si è riaggiornato al 10 settembre, ma la strada si annuncia tutta in salita.
In primo luogo perchè i sindacati si presentano al tavolo con due piattaforme separate. Fim e Uilm hanno voluto dare piena attuazione all'accordo separato sulle regole del 22 gennaio (non firmato dalla Cgil), e perciò hanno disdettato la parte normativa del precedente contratto, che sarebbe stata valida fino a fine 2011, presentando una piattaforma di rinnovo economico e normativo, su tre anni. La richiesta salariale è di 113 euro (più 30 euro per chi non fa la contrattazione integrativa) spalmato su tre anni. La Fiom invece - che ha annunciato azioni legali contro la disdetta di un pezzo di contratto valido a tutti gli effetti oltre che validato dai lavoratori - chiede il rinnovo del biennio economico 2010-2011: 130 euro di aumento salariale (più 35 euro per chi non fa contrattazione in azienda).
Federmeccanica si è presentata al tavolo con il conto della crisi, e con la richiesta di un «rinnovo quanto più leggero possibile» per il 2010, «anno su cui già si scarica l'onere dei 30 euro di aumento, dovuti dal precedente contratto». «Sempre più imprese sono costrette a ricorrere al credito bancario per pagare gli stipendi dei loro dipendenti», dice Pierluigi Ceccardi, presidente dell'associazione che raccoglie le grandi imprese metalmeccaniche, «se i sindacati recepiranno la nostra richiesta, posta con molto garbo, bene, altrimenti vedremo in corso d'opera cosa si potrà fare».
Tanto garbata, la richiesta di Federmeccanica, da sembrare, ad alcuni dei presenti al tavolo, decisamente in sintonia con la piattaforma di Fim e Uilm. Che in effetti rispondono altrettanto garbatamente, «dobbiamo garantire ai lavoratori alcuni elementi di certezza» (Uilm), o «non possiamo rinunciare agli aumenti in ciascuno dei tre anni, perchè è un valore delle nuove regole» (Fim). Come se il miglioramento delle condizioni di chi lavora (e, aggiungiamo, la crisi la sta pagando eccome) non fosse il mandato di un sindacato.
Giorgio Cremaschi parla di «una sceneggiata, per potere poi più facilmente giustificare una mediazione al ribasso». «È del tutto incomprensibile che proprio in una situazione di crisi sia venuto in mente a qualcuno di disdire unilateralmente un contratto,e aprire un rinnovo normativo che non si sa dove ci potrà portare», osserva Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, ricordando che la prossima settimana le tute blu saranno chiamate a esprimersi sulla piattaforma Fiom. Un piattaforma, secondo Federmeccanica, «incoerente, irragionevole, insomma scritta per non arrivare a un accordo».
Strada in salita anche per i 400 mila dipendenti dell'agroindustria. Nel settore, le trattative per il rinnovo, a cui i sindacati sono arrivati con una piattaforma unitaria, si sono «bruscamente interrotte» il 22 luglio. Un accordo era stato trovato, anche con le imprese, su un aumento di 136 euro in tre anni. A rompere il tavolo sono state Cisl e Uil. Stefania Crogi, segretaria Flai Cgil, dice che «è incomprensibile la motivazione per la quale il negoziato, praticamente in fase di conclusione, si sia bruscamente interrotto». «Federalimentare - chiede Crogi - riconvochi il tavolo, in modo da concretizzare i risultati concordati sulla parte normativa e salariale».