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Federmeccanica dichiara guerra alla Fiom
Venerdì 24
Luglio 2009
Si è svolto oggi il primo
incontro al tavolo per il rinnovo del contratto nazionale
dei metalmeccanici. (...)
Federmeccanica ha chiarito di non essere disponibile a
un rinnovo contrattuale non coerente con le regole
dell’accordo del 15 aprile e ha detto senza mezzi termini,
già dal primo incontro, che le posizioni della Fiom sono
incompatibili e irragionevoli.
Per Federmeccanica, la piattaforma separata della Fiom
(presentata con riserva, perché deve ancora essere
sottoposta al voto vincolante delle lavoratrici e dei
lavoratori) non solo non è coerente con l’accordo del 15
aprile, ma nemmeno con il protocollo del 23 luglio e
soprattutto non è coerente “con la realtà del settore e
con la ragione”.
Federmeccanica ha anche condannato gli scioperi di queste
settimane a Melfi, definiti sconsiderati e irresponsabili,
e ha tenuto a precisare che la Fiom è l’unica categoria
della Cgil che ha formulato una richiesta su due anni,
mentre quelle delle altre categorie sono su base
triennale.
Di seguito, dal sito di
Federmeccanica (www.federmeccanica.it),
il testo integrale della dichiarazione
di apertura del presidente di Federmeccanica,
Pier Luigi Ceccardi.
APERTURA DELLE TRATTATIVE
PER IL RINNOVO DEL CCNL METALMECCANICO
Roma, 24 luglio 2009
Oggi apriamo la trattativa per il rinnovo del contratto
collettivo nazionale di
lavoro in un contesto economico di particolare gravità.
Per l’economia del Paese nel suo complesso ma ancora di
più per il nostro
settore.
Quindi, lo dico subito, quello che ci accingiamo ad
affrontare non potrà che
essere un rinnovo contrattuale per tempi di crisi.
Nei primi cinque mesi dell’anno, rispetto all’analogo
periodo dell’anno
precedente, l’attività manifatturiera non metalmeccanica
si è ridotta del
15,7% ma nel solo settore metalmeccanico il calo è stato
più che doppio, pari
al 32%.
Inoltre, se per i comparti manifatturieri che producono
prevalentemente beni di consumo non durevoli si sono
registrati nei mesi più recenti segnali di
inversione della fase recessiva, nel nostro settore stiamo
ancora assistendo ad una evoluzione della congiuntura
fortemente negativa.
Nel trimestre marzo-maggio, rispetto a dicembre-febbraio,
così come riportato
nel recente comunicato stampa dell’Istituto Centrale di
Statistica, le industrie
tessili hanno visto diminuire la loro produzione
dell’8,5%, quelle alimentari
sono cresciute dello 0,9% e le industrie chimiche
dell’1,4%; per il
metalmeccanico, invece, si è registrata una caduta pari al
13,2%.
La crisi, dunque, è soprattutto crisi metalmeccanica.
Le difficoltà che stiamo attraversando sono, peraltro,
evidenziate anche da altri indicatori economici.
Nei primi quattro mesi dell’anno le esportazioni
metalmeccaniche sono
diminuite del 27%, l’occupazione nelle imprese di maggiori
dimensioni si è
ridotta del 2%, mentre continua ad aumentare il ricorso
all’istituto della cassa
integrazione guadagni.
Nel mese di giugno le ore di Cig ordinaria autorizzate
dall’Inps per gli addetti
metalmeccanici sono cresciute di 23 volte rispetto allo
stesso mese dell’anno
precedente ma anche il ricorso alla Cig straordinaria
risulta in aumento.
Complessivamente nel solo mese di giugno sono state
autorizzate oltre 41milioni di ore di Cig che equivalgono a circa 250 mila
lavoratori a tempo
pieno.
Anche le prospettive per i mesi a venire non sono delle
migliori.
E’ diffusa la sensazione che il fondo della crisi sia
stato toccato ma i tempi
della ripresa appaiono ancora lunghi ed incerti.
L’economia italiana, come è ormai assodato, registrerà
nella media dell’anno
in corso una caduta superiore ai 5 punti percentuali
mentre per il 2010 i
principali istituti di ricerca economica prevedono una
crescita complessiva
prossima allo zero con una sostanziale stagnazione della
domanda per beni
di investimento che, come noto, hanno una particolare
rilevanza per l’attività
produttiva del nostro settore.
Neanche dal lato delle esportazioni, che attraggono circa
la metà del nostro
fatturato, possiamo attenderci elementi capaci di
rivitalizzare la produzione
del settore: il commercio mondiale, infatti, si ridurrà
quest’anno del 13% in
volume e resterà sostanzialmente stagnante nel 2010.
Dunque, ad un 2009 che sarà sicuramente l’anno peggiore
della storia
industriale del nostro Paese farà seguito un 2010 che
anche per i più ottimisti
non lascia intravedere significative inversioni del trend
economico con le
inevitabili conseguenze sulla tenuta delle imprese e dei
livelli occupazionali.
Stiamo compiendo una traversata - che non sappiamo quanto
ancora sarà
lunga e difficile - nel deserto della recessione ma
proprio per questo se
vogliamo che al termine di questo percorso arrivino quante
più imprese e
quanti più lavoratori metalmeccanici è possibile, dobbiamo
assumere, in ogni
sede ed a ogni livello, comportamenti adeguati e coerenti.
In un contesto così drammatico, in cui ci sarebbe bisogno
di collaborazione ed unità di intenti, le Confederazioni
sindacali sono tornate a dividersi e la
conseguenza per il nostro settore è che ci troviamo di
fronte a due diverse
piattaforme relative al rinnovo del Ccnl che scade a
dicembre. L’una, quella di
Fim e Uilm, che si richiama all’Accordo Interconfederale
del 15 aprile,
sottoscritto con Confindustria da Cisl e da Uil ma non da
Cgil, e l’altra, quella
della Fiom, che rivendica una presunta aderenza alle
precedenti regole del 23 luglio 1993. L’una triennale e
l’altra biennale. L’una sia economica che
normativa e l’altra (quasi) solo economica.
Si ripropone, se pur in un diverso contesto e con altri
contenuti, la frattura
consumatasi nei rinnovi contrattuali del 2001 e del 2003.
Nella recente Assemblea Generale di Federmeccanica –
onorata dalla
presenza dei Segretari generali di Fim, Fiom, Uilm – ho
avuto modo di dire,
riferendomi al rinnovo del contratto, che “la situazione è
gravissima ed
ognuno deve assumersi le proprie responsabilità” e “che
non è più tempo di
balletti e pantomime”. Intendo essere fedele a quanto
detto e quindi eviterò
diplomazie e formalismi per andare al cuore della
questione e per dire in
modo schietto qual è il pensiero di Federmeccanica.
Innanzi tutto vorrei dire che il contratto nazionale di
lavoro ha senso se è in
grado di garantire alle imprese pace sociale e certezza di
esigibilità delle
clausole contrattuali condivise a fronte, ovviamente,
degli oneri posti a loro
carico.
Lo dico perché, ad esempio, quanto sta accadendo in questi
giorni nel
comprensorio di Melfi non è accettabile né concepibile.
Con un uso
sconsiderato dello sciopero si stanno bloccando imprese
che, per condizioni di mercato, versano già in un grave
stato di crisi economica e finanziaria. Se si vuole
portare le imprese al collasso questa è la strada giusta
ma chi lo fa o è un irresponsabile, perché non sa valutare
le conseguenze delle proprie azioni, oppure ne è cosciente
e in tal caso si assume una grave responsabilità verso le
imprese ma ancor più verso i lavoratori che
dall’occupazione in quelle imprese traggono il loro
reddito
Oggi apriamo il tavolo di confronto ed abbiamo convocato
tutte le
organizzazioni sindacali firmatarie del Ccnl 20 gennaio
2008, anche se non
tutte si riconoscono nell’Accordo del 15 aprile. Ciò non
significa, voglio
sottolinearlo, che saremo disponibili ad un rinnovo
contrattuale non coerente
con quelle regole, per noi impegnative.
Nella piattaforma di Fim e Uilm, pur riscontrando alcune
evidenti criticità che
dovranno essere superate con il negoziato, ritroviamo
comunque una
impostazione utile al fine di pervenire ad un’intesa.
Lo stesso non può certo dirsi per la piattaforma della
Fiom che, non solo non è coerente con l’Accordo del 15
aprile ma non lo è neanche con il Protocollo del
23 luglio e, soprattutto, non lo è con la realtà del
settore e, mi sia consentito,
con la ragione.
Quella piattaforma, così come quella di Fim e Uilm,
Federmeccanica l’ha
doverosamente sottoposta alla valutazione dei suoi
organismi tecnici e politici
e la valutazione è stata unanime: quella della Fiom, al di
là della mancata
coerenza con le nuove regole, non è una piattaforma
scritta per arrivare ad un accordo.
E' stato rilevato, e condivido il giudizio, che le
richieste di incremento
retributivo della piattaforma Fiom sarebbero risultate
eccessive anche in una
fase di boom economico, figuriamoci come possono essere
valutate oggi, in
una situazione di crisi senza precedenti che Voi conoscete
quanto e meglio di
noi.
Nella peggior crisi dal dopoguerra ad oggi le richieste
economiche della
Fiom sono le più pesanti che siano mai state avanzate. A
sindacalisti esperti
quali Voi siete non c’è bisogno di dire che è molto
difficile rintracciare una
finalità negoziale in questa scelta.
Anche la decisione di mantenere fermo il riferimento alla
durata biennale è un
chiaro segnale. E' vero, la Cgil non ha sottoscritto
l’Accordo del 15 aprile che
prevede la vigenza triennale per il Ccnl, anche se il
triennio era un obiettivo
condiviso da tutti, Fiom compresa, ma quella dei
metalmeccanici, per quanto a me noto, è l’unica categoria
della Cgil che ha formulato una richiesta su due
anni; se tutte le altre sono formulate su base triennale e
quella della Fiom no,
vorrà pur significare qualcosa.
Anche la piattaforma di Fim e Uilm contiene alcune
criticità negoziali che,
certamente, nascono da una diversa lettura e applicazione
dell’Accordo 15
aprile. Ne cito una per tutte perché avremo poi modo di
analizzare nel merito
tutti i contenuti della piattaforma durante il negoziato.
La richiesta economica di 113 euro al 5° livello, definita
in relazione ad un
tasso d’inflazione previsto pari a 6 punti percentuali,
lascia presupporre una
base retributiva per il calcolo degli incrementi non
coerente con quanto
previsto dall’Accordo; ma non voglio dire di più perché
anche su questo
specifico punto sarà necessario un confronto di tipo
tecnico.
Come Federmeccanica riteniamo che se riusciremo ad
arrivare ad un accordo
di rinnovo, questo dovrà dare compiuta applicazione a
quanto contenuto nel
documento del 15 aprile; nel fare ciò dovremo tenere ben
presenti sia la
condizione del settore che i tempi e i percorsi necessari
ad uscire dalla crisi.
Dovremo evitare di gravare le imprese con oneri non
sopportabili prima di
tornare a vedere un po' di ripresa e, nel contempo,
assicurare ai lavoratori
incrementi retributivi coerenti con i nuovi criteri del 15
aprile. Tutto ciò
assumendo come parametro la previsione formulata dall’ISAE
relativa al
triennio 2010- 012, sei punti percentuali, ma tenendo
anche presente che
oggi registriamo un tasso di inflazione prossimo allo zero
e comunque il più
basso degli ultimi 40 anni.
In questa situazione e mentre sono in numero sempre
maggiore le imprese che
sono costrette a ricorrere al credito bancario per pagare
gli stipendi ai loro
dipendenti, dobbiamo fare in modo che il 2010, sul quale
già si scarica
l’onere dei 30 euro medi di aumento retributivo dovuto dal
prossimo
settembre, non sia ulteriormente penalizzato.
Ma, se ne saremo capaci, nella eccezionale situazione di
sofferenza
economica del settore, dovremo fare anche di più e di
meglio, facendoci
carico, per quanto ci è possibile, delle esigenze di
efficienza e competitività
delle imprese, al fine di salvare l'occupazione e
incentivare lo sviluppo, e,
attraverso la bilateralità, provare a definire nuovi
strumenti di welfare,
integrativi di quelli già disponibili, a favore dei
lavoratori.
A mio modo di vedere questa è la vera missione da affidare
a questo rinnovo
contrattuale. Per far ciò dovremo essere rispettosi delle
regole ma anche
capaci di sviluppare innovazione cercando di guardare un
po’ più in là del
contingente affinché il Contratto nazionale di lavoro
possa essere, come è
stato in passato, uno strumento utile alle imprese ed ai
lavoratori
metalmeccanici nella mutata realtà economica e sociale del
presente e ancor
più del futuro.
Dobbiamo sforzarci di innovare anche le modalità con le
quali si svolge il
confronto negoziale. Credo che dovrebbe essere un
obiettivo condiviso da tutti
quello di svolgere le trattative nel modo più efficiente
possibile evitando
delegazioni pletoriche e lungaggini superflue.
A volte quelli che ci vengono imputati come rituali e
liturgie sono in realtà
frutto di difficoltà reali della trattativa ma, dobbiamo
dircelo, molto spesso
sono inutili e fini a loro stessi.
Credo, quindi, che dobbiamo dare un segnale, sicuramente
apprezzato dai
nostri rappresentati, di innovazione anche nel metodo
negoziale ed è per
questo che auspico una trattativa certamente approfondita
in tutti i suoi aspetti
ma svolta con tempi serrati e delegazioni snelle
E’ un segnale, meglio ancora un messaggio, che dobbiamo a
coloro che
guardano alle nostre vicende con un sentimento che sfiora
la rassegnazione
verso un mondo, quello della contrattazione collettiva,
che cammina con passo
da lumaca mentre tutto il resto intorno corre a velocità
inusitata.
Per tutto quanto fin qui detto, ritengo che si tratterà di
un rinnovo contrattuale
non facile, che obbligherà tutti noi a scelte responsabili
e coraggiose, ma che,
se ne saremo capaci, potrà dare un importante contributo
in termini di
chiarezza, innovazione e modernizzazione ad un sistema di
relazioni
sindacali e contrattuali altrimenti bloccato.
Grazie.
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