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Congresso CGIL: La Rete 28
aprile presenterà un proprio documento
Tornare a
fare sindacato. Per la Cgil la sfida di un congresso vero.
(Fausto Ortelli, Walter Tanzi*)
Il direttivo nazionale del 21 luglio avvierà formalmente l'iter
per il congresso della Cgil. (...)
E' vero che siamo in clima feriale ma ci pare che
questo congresso si avvii sottotono. Qualcuno pensa addirittura
che si possa svolgere velocemente, senza dialettica interna e
posizioni alternative (documenti) in quanto, sostanzialmente,
nell'organizzazione c'è chi sostiene che le priorità assolute
sono: la crisi economica e le conseguenze della stessa sulle
lavoratrici e sui lavoratori.
A noi pare un'impostazione sbagliata in quanto riteniamo questo
congresso, alla luce dell'accordo quadro sulle regole
contrattuali non sottoscritto dalla Cgil, uno dei più
importanti, se non il più importante, degli ultimi 20 anni.
La Rete 28 aprile ha deciso di presentare un proprio documento
(che impropriamente viene definito alternativo). La ragione è
molto semplice: l'inesistenza di iniziativa politica
dell'organizzazione verso l'esterno (lavoratrici, lavoratori).
Dopo l'accordo separato, che a nostro giudizio non introduce
solo nuove regole contrattuali ma prefigura un nuovo modello di
sindacato, l'iniziativa si è bloccata con la grande
manifestazione del 4 aprile. Poi il silenzio. Delle due l'una: o
si è sostanzialmente d'accordo con quella impostazione e quindi
si aspettano tempi migliori per aderire (nel frattempo si
presentano piattaforme unitarie per il rinnovo dei ccnl o,
comunque, piattaforme separate ma che in parte assumono alcuni
obiettivi presenti nell'accordo separato); oppure si assumono
decisioni ed iniziative atte a modificare lo stato delle cose.
Vie di mezzo non ne vediamo. Ovviamente, intraprendere una lotta
politica con l'obiettivo di azzerare nei fatti i contenuti di
quel protocollo non è cosa semplice. Rimanere in questa
situazione, non solo è inconcludente, ma deleterio, in quanto ci
porterebbe alla capitolazione su tutti i fronti. E' vero, la
Cgil si è mossa molto al proprio interno, ma nei luoghi di
lavoro, dove vive ancora la nostra rappresentanza, l'eco di
questa mobilitazione non si è sentita.
Il documento che la Rete 28 Aprile presenterà sarà un documento
di contenuti sindacali, dalla contrattazione, all'aumento del
reddito, alle condizioni generali di vita e di lavoro delle
persone che vogliamo rappresentare, ma il punto politico resta:
quale modello di sindacato? Consideriamo finita la stagione
della concertazione. Quindi, siamo ad un bivio: o si sceglie la
strada del sindacato partecipativo e complice dell'impresa
(modello Cisl-Sacconi) o la strada del sindacato contrattuale e
conflittuale. E' del tutto evidente che scegliere di tornare a
fare sindacato, in primis nei luoghi di lavoro, dove si esercita
e si misura la contrattazione, significa pure mettere in
discussione noi stessi, la nostra forma organizzativa e
l'utilizzo delle poche o tante risorse dell'organizzazione.
Insomma, bisogna davvero mettere a disposizione risorse umane,
economiche e strumentali. Su questo versante, servirebbe una
vera rivoluzione. Procedere velocemente verso il potenziamento
delle strutture territoriali e contemporaneamente operare un
rinnovamento vero dei quadri della Cgil. Inoltre, si potrebbero
rivedere e riorganizzare le elefantiache strutture, confederali
e di categoria regionali, in modo da razionalizzare risorse e
decentrarle nei territori potenziando gli organici e l'impegno
dell'organizzazione nel lavoro di sindacalizzazione e tutela
collettiva in quei luoghi di lavoro oggettivamente difficili da
raggiungere se l'organizzazione rimane quella attuale.
Infine, molti dirigenti, in questa fase di crisi della politica,
si dilettano nello sport preferito dai sindacalisti: tifare o
schierarsi per l'uno o per l'altro dirigente di partito (con
buona pace per l'autonomia della Cgil). Ora, fare attività
sindacale significa anche fare politica, è vero. Ma al gruppo
dirigente forse sfugge che la Cgil, da sempre politicamente
orientata, ha dato un contributo, anche elettorale, alle forze
di sinistra, al centro sinistra, quando praticava il suo
mestiere di sindacato, in stretto rapporto con le lavoratrici e
i lavoratori. La contrattazione e il conflitto sociale, se
portano miglioramenti nelle condizioni materiali delle persone
che rappresentiamo, sono il volano anche per il consenso
elettorale alle forze che storicamente convivono in Cgil. La
mera rappresentazione del teatrino della politica, un
comportamento diverso a seconda di chi ci governa e l'assenza
totale del conflitto di classe, determinano i risultati politici
attuali e l'arroganza del centro destra.
Tornare a fare sindacato, abbandonare il collateralismo politico
(leggi finanziamento all' Unità da parte della Cgil nazionale
attraverso un numero cospicuo di abbonamenti) piuttosto che le
campagne elettorali di ex dirigenti della Cgil, sono la
condizione per rilanciare, nei rapporti con le lavoratrici e
lavoratori, la Cgil. L'indipendenza e l'autonomia, dai padroni,
dai governi e dalle forze politiche, sono la linfa essenziale e
la vita per la nostra organizzazione.
*Cgil Lombardia
(Fonte: Liberazione del 17.07.09)
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