Pensioni, il governo accelera. Altolà della Cgil
Due provvedimenti nel decreto anticrisi: uno
alza l’età pensionabile delle impiegate pubbliche, l’altro
riguarda tutti i lavoratori dal 2015 in poi e porta l’asticella
a 65 anni. Incontro a Palazzo Chigi: tutti i sindacati
d’accordo, ma la Cgil dice no
di Paolo
Andruccioli (Rassegna Sindacale)
Il governo accelera sulle pensioni concentrando in un
emendamento al decreto anticrisi due provvedimenti diversi:
uno riguardante l’innalzamento dell’età pensionabile delle
impiegate pubbliche e un secondo relativo all’innalzamento
dell’età pensionabile di uomini e donne dal 2015 in poi. Con
il primo provvedimento si dà seguito alla direttiva europea
cavalcata dal ministro Brunetta e con il secondo si alza
l’asticella dai 65 in su, con un relativo abbassamento dei
rendimenti previdenziali. Tradotto: dal 2015 sia le donne, sia
gli uomini andranno in pensione più tardi, a 66, 67, 68 anni,
con una pensione pubblica molto più bassa. Il messaggio ai
giovani di oggi è chiarissimo: lavorerete di più e avrete
pensioni più basse di quelle dei vostri genitori.
Il governo ha spiegato le proprie intenzioni in campo
previdenziale a Palazzo Chigi. Tutti i sindacati concordano,
meno la Cgil. Ecco come ha commentato l’incontro il
ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “Un incontro
soddisfacente dal quale è emerso il consenso di tutte le parti
sociali sui cambiamenti in materia di pensioni adottati dal
governo". Il titolare del Lavoro ha parlato di un "consenso di
tutte le organizzazioni" tranne che della Cgil, che ha
espresso perplessità definite dallo stesso Sacconi
"ragionevoli e costruttive". Il ministro ha ribadito che le
economie che scaturiranno dalle nuove norme che innalzano
l'età pensionistica delle donne che lavorano nel pubblico
impiego saranno destinate alle "politiche sociali per le
famiglie e alla non autosufficienza", risparmi che in 10 anni
saranno pari a 2,5 miliardi.
Commentando poi l'emendamento, il ministro ha
ribadito che la norma era necessaria per un'imposizione della
Corte di giustizia della Ue e del resto, ha aggiunto "solo nel
settore del pubblico impiego si può chiedere alle donne di
lavorare di più. Per questa decisione - ha inoltre spiegato
Sacconi - c’è già l'apprezzamento dell'Ue e ci sarà anche
quello del mercato finanziario". Quanto poi alla norma che dal
2015 porterà un eventuale innalzamento dell'età pensionabile
alle aspettative di vita, il ministro ha parlato di un
cambiamento "impercettibile", sottolineando che "nessuna
persona dovrà cambiare le proprie ipotesi di vita".
Nettissimo il giudizio della Cgil. “Altro che
perplessità – ci spiega la segretaria confederale
della Cgil, Morena Piccinini subito dopo l’incontro a palazzo
Chigi – noi siamo nettamente contrari ai due provvedimenti
contenuti nell’emendamento. Prima di tutto non si capisce dove
sarebbe il carattere di urgenza con cui il governo ha
giustificato il proprio intervento su cui chiederà la fiducia.
Il messaggio dell'esecutivo è rivolto in primo luogo ai
mercati finanziari,si è voluto far sapere che il governo in
carica interviene sui rendimenti delle pensioni e quindi con
ulteriori tagli alla spesa pubblica”.
Per quanto riguarda l’innalzamento dell’età
pensionabile delle donne, Morena Piccinini ritiene
inaccettabile il provvedimento. “Si comincia dalla coda,
invece di occuparsi delle condizioni di lavoro delle donne,
della effettiva realizzazione della parità e invece di
ripristinare la flessibilità in uscita per uomini e donne che
era stata introdotta con la riforma Dini”. E per quanto
riguarda l’innalzamento dell’età dal 2015, la segretaria
confederale della Cgil spiega che inizialmente l’aumento sarà
di tre mesi, ma che poi il meccanismo sarà progressivo e
legato direttamente all’innalzamento delle aspettative di
vita. Si supera abbondantemente quota 65 e il governo
Berlusconi manda il messaggio chiaro ai giovani: lavorerete di
più e andrete in pensione con pensioni più povere”.
Quanto alle richieste della Cgil relative ai temi dei
lavori usuranti e alla revisione dei coefficienti, "il governo
– prosegue Piccinini – ha fatto orecchie da mercante e nello
stesso tempo ha smentito tutte le rassicurazioni che erano
state fatte nei giorni scorsi". Sia il ministro Tremonti, sia
Sacconi avevano infatti dichiarato in più occasioni che questo
non è il momento adatto per fare riforme e in particolare per
intervenire sulle pensioni. “E invece – commenta ancora
Piccinini – il governo ha deciso di intervenire con questo
doppio provvedimento. Le elezioni sono passate e non gli sono
andate poi così male, i mercati finanziari erano in attesa di
rassicurazioni e in più c’era la scusa della direttiva europea
che non si poteva non sfruttare. Il governo smentisce di nuovo
se stesso. Sulle pensioni non si fa niente, avevano detto, e
invece con questi provvedimenti si procede spediti verso
l’innalzamento dell’età pensionabile per uomini e donne. Noi
siamo nettamente contrari”.
16/07/2009 15:19
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