Dante De Angelis - Perchè non date retta ai ferrovieri?
Il Manifesto,
1 luglio 2009. Tante vite umane orribilmente
stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori
sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la
responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori
dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni
preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di
prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci
lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri
parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di
tutti i cittadini. (...)
Il nuovo organismo istituzionale preposto,
l’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria, ANSF, ha
emesso come suo primo atto la reintroduzione del
famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte
della sua attività ha avuto finora l’unico scopo di
soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che
bramano per la riduzione dell’equipaggio dei treni.
Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e
piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio
dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta
dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col
rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione
e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il
carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca.
Le regole per la libera circolazione dei rotabili
ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione
dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno
prodotto un drastico calo della qualità di procedure e
controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto
merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri
prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con
la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in
qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si
allentano i controlli, gli investimenti e l’attenzione.
Una tragica analogia con la Thyssen.
Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si
concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei
macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare
rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in
tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di
autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune
lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell’interesse
generale. Ma con la nuova dirigenza – tra sanzioni,
minacce e licenziamenti – i lavoratori sono stati indotti
al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi
ulteriormente.
Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei
tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza.
Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in
un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico –
oltre che il diritto – di occuparci della sicurezza di
tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti
tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si
dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo
sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti
reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte
delle redazioni dei giornali.
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se
dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione
che le regole e le procedure evolute e consolidate in
tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con
rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una
semplice voce di bilancio.