di Antonio Sciotto - ROMA - 1-7-2009


MECCANICI - Via alla piattaforma Cgil: 130 euro biennali invece dei 113 triennali di Fim e Uilm
La Fiom chiede di più
Rinaldini: il confronto sarà duro. Epifani: divisi per decisione di Cisl e Uil
I metalmeccanici Cgil hanno la loro piattaforma, in concorrenza con quella varata in questi giorni da Fim e Uilm. Si va dunque divisi al confronto con Federmeccanica: come ha spiegato ieri il segretario generale Fiom, Gianni Rinaldini, «è importante che le controparti abbiano sul tavolo i due testi insieme», visto che data la compresenza di due modelli (quello «separato» del 22 gennaio, e quello precedente, applicato dalla stessa Fiom) si rischiava che imprese e Fim-Uilm si potessero accordare senza che le richieste della Cgil fossero ancora pronte. Il nuovo modello separato, infatti, prevede la presentazione 6 mesi prima della scadenza, mentre quello del luglio '93 ne prescrive 3: e così la Fiom ha dovuto giocare d'anticipo, facendo approvare la propria piattaforma all'Assemblea nazionale dei 543, i delegati dai territori e dalle fabbriche che rappresentano l'organismo di direzione più importante della categoria. La richiesta è di 130 euro per un biennio, a fronte dei 113 triennali di Fim e Uilm.
C'è un punto che nella sua relazione di apertura Rinaldini ha voluto subito chiarire: «Non stiamo parlando di rinnovo dell'intero contratto, ma solo del biennio economico». Al contrario, Fim e Uilm - come prevede il patto separato - chiedono un rinnovo complessivo triennale, dunque anche normativo. E' per questo che la Fiom non accetta che si consideri scaduta l'attuale parte normativa, nè tantomeno ha gradito la disdetta operata da Fim e Uilm: «E' pienamente vigente, e a disdettarla sono stati gli altri due sindacati, imponendo una visione proprietaria del contratto». Anzi, Rinaldini attacca la piattaforma concorrente proprio sul punto della democrazia: «Non solo hanno disdettato un contratto che è di tutti i lavoratori, ma sulle loro richieste consultano solo i propri iscritti. Al contrario, noi avviamo subito le assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori, già dai primi di luglio, e chiameremo tutti al voto: iscritti e non iscritti».
Un punto dirimente, la democrazia, ma la Fiom sa anche che deve muoversi adesso, dato che si rischia davvero che non appena Fim e Uilm si saranno sedute al tavolo con Federmeccanica - magari entro questo stesso mese di luglio - il contratto sarà bello che fatto, senza aspettare troppo nè sprecarsi in estenuanti trattative. Come d'altra parte è avvenuto con Cisl e Uil davanti al protocollo Brunetta, o all'accordo separato del 22 gennaio. Poco conflitto o zero, firma subito incassata.
Quella «complicità» tra imprese e sindacati definita nel Libro Bianco del ministro del Welfare Sacconi, ieri attaccata dal segretario Cgil Guglielmo Epifani, anche lui all'Assemblea dei meccanici: «La 'complicità' non ci piace, perché indica che le parti non hanno autonomia: è cosa diversa dal proporre un 'compromesso' o una 'cooperazione'». Lo stesso Epifani mette in conto il rischio di una chiusura rapida con Fim e Uilm: «Se dovessimo perdere la prima partita, recupereremo poi, nel giorno per giorno, quanto ci fosse stato negato con un accordo separato». Come dire: attenzione, se si fanno intese senza la Cgil, poi si paga con la conflittualità azienda per azienda.
Rinaldini, esponendo la piattaforma Fiom, ha definito i meccanismi delineati dal patto separato come ubna «scala mobile triennale a perdere». La Cgil, al contrario, non applica il punto base inferiore e non depura l'inflazione dei costi energetici (tra l'altro il petrolio ha ripreso a salire). Non accetta le deroghe al contratto nazionale, nè l'impostazione degli enti bilaterali che vogliono snaturare il sindacato. Da qui i 130 euro di richiesta per due anni, ma per tutta la fascia del terzo, quarto e quinto livello, «in modo da favorire i salari più bassi», spiega Rinaldini. In più, è prevista la richiesta di 35 euro «perequativi», per chi non sigla il secondo livello. La Fiom vorrebbe anche che fossero defiscalizzati gli aumenti per tutti, e non quelli individuali, come prevede il governo. Chiede poi un reale blocco dei licenziamenti, precari compresi, e che gli aumenti per i lavoratori in cig siano conferiti integralmente.
Inoltre, alla piattaforma vengono affiancati due ordini del giorno: il primo chiede a Fim e Uilm di «verificare l'applicazione delle regole democratiche in tutti i luoghi di lavoro», e non a seconda delle convenienze; ove non fosse, la Fiom romperebbe il patto di solidarietà anche tra Rsu; il secondo chiede di riflettere sullo strumento dei fondi pensione in tempo di crisi della finanza, sulla finalizzazione e reversibilità: «La stessa Cgil - dice Rinaldini - prevede a giorni una riunione sul tema. Mentre Fim e Uilm chiedono un aumento dello 0,5% dei contributi, senza porsi alcun elemento di critica».
Rinaldini ha poi motivato la scelta Fiom di correre sola: «Avevamo detto a Fim e Uilm che cambiare la parte normativa in un momento di crisi è deleterio, e così avevamo proposto di chiudere insieme il biennio, rimandando a dopo il resto. Ma ci hanno detto di no». Epifani, così, sottolinea questo punto: «La piattaforma Fiom è stata mossa da una scelta giusta e inevitabile: è responsabilità di Fim e Uilm, come di Cisl e Uil, di aver rigettato la proposta responsabile della Fiom. Spero che a causa dei rinnovi contrattuali, non sia evaporata adesso anche la disponibilità di Cisl e Uil per fissare insieme regole per la rappresentanza e la democrazia: dovrebbero essere indipendenti dalle fasi contingenti». In conclusione, l'Assemblea Fiom ha approvato la piattaforma all'unanimità.