SULLA PIATTAFORMA UIL E FIM METLAMECCANICI

 

Cobas Pisa

 

1.7.2009

 

Dopo la montagna di chiacchiere sui salari italiani in coda alla classifica salariale dei 30 Paesi più industrializzati del mondo (diffuse da Governo, Banca d’Italia, partiti e sindacati ufficiali) e di solenni promesse di rivalutarli, siamo caduti da più di 10 mesi nella sospensione del lavoro (con la miseria della cassa integrazione, ma solo per chi lavora con contratto a tempo indeterminato in aziende che la legge prevede ne abbiano diritto), in centinaia di migliaia di licenziamenti già avvenuti (con l’ultramiseria dell’indennità di disoccupazione solo per chi l’ha maturata in termini di mesi lavorati e, comunque, non per i co.co.pro. e simili), in altre centinaia di migliaia di perdite del posto di lavoro che implacabilmente si annunciano.

 

E i salari sono ancora lì, spesso incapaci di arrivare alla fine della terza settimana.

 

Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, in scadenza al 31/12/2009, potrebbe, così, essere l’occasione per aprire una grande vertenza centrata sul salario: grande, perché i metalmeccanici sono il settore più numeroso del lavoro dipendente; perché sono i più combattivi; perché la rivendicazione deve essere davvero significativa.

 

Ma non l’hanno pensata così la FIM/Cisl e la UILM/Uil, le quali hanno presentato alla Federmeccanica (l’Associazione dei padroni delle industrie metalmeccaniche) una piattaforma rivendicativa che è tutta una complice strizzatina d’occhio alle aziende, per dire loro: con quello che vi chiediamo, si può fare l’accordo “senza dovere ricorrere a iniziative di mobilitazione”.

 

E per far capire che fanno sul serio, hanno intrapreso la strada della divisione dei lavoratori, rifiutando di presentare una piattaforma con la FIOM/Cgil e sottoponendo la loro solo al voto dei loro iscritti.

 

Del resto, questa non è una sorpresa, né una novità, perché negli ultimi 9-10 anni hanno siglato più accordi separati che congiunti e perché Cisl e Uil (loro confederazioni di appartenenza), con l’accordo-quadro del 22 gennaio con Governo e Confindustria (firmato anche dall’UGL) sulla contro-riforma della contrattazione, diventato definitivamente accordo interconfederale il 15 aprile, avevano già posto le basi per servire su un vassoio d’argento ai padroni l’affossamento dei bisogni operai.

 

Questi i contenuti di fondo della piattaforma FIM/Cisl e UILM/Uil:

-         113 euro lordi (73 netti) di aumento mensile del salario per il 5° livello; 103 lordi (66 netti) per il 4°; 97 lordi (62 netti) per il 3°; 83 lordi (53 netti) per il 2°; ecc. Naturalmente non tutti insieme (ci mancherebbe altro!), ma in 2-3 rate;

-         30 euro lordi al mese aggiuntivi (19 netti) per i lavoratori delle fabbriche prive di contrattazione aziendale, che sono il 70% del totale;

-         contrattazione aziendale basata rigidamente sui criteri dell’efficienza, qualità e produttività, cioè sul tirarsi il collo a più non posso per avere qualche briciola salariale in più;

-         allargamento del numero di aziende in cui praticare la contrattazione aziendale, che più che una rivendicazione è puro fumo negli occhi;

-         come fumo negli occhi è la richiesta, non quantificata, di un fondo di sostegno al reddito per i lavoratori con lunghi periodi di sospensione del lavoro e per quelli che richiedono l’aspettativa per malattia una volta terminato il periodo di conservazione del posto;

-         richiesta generica di “miglioramenti” per part-time, contratti a tempo determinato, lavoro interinale;

-         e poi, la ciliegina finale: durata non più biennale, ma triennale del contratto. Il che vuol dire che la retribuzione resta sul “binario morto” non più 2 anni (cioè, fino al 31/12/2011), ma 3 anni (cioè, fino al 31/12/2012), mentre l’inflazione (cioè, l’aumento del costo della vita) la taglieggia ogni giorno. In “compenso”, a giugno 2011 e a dicembre 2012, se l’inflazione avrà esagerato (non mettendo però in conto gli aumenti di prezzo dei carburanti), si potrà fare qualche ritocchino al salario!!!