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La Fiom rifiuta l'accordo separato sul sistema contrattuale
Si è tenuta l'assemblea dei
delegati e delle delegate della Fiom, che ha votato
all'unanimità la presentazione della piattaforma separata per il
rinnovo del biennio salariale. (...)
Il documento della Fiom che spiega le
ragioni di questa scelta,
con la quale nei fatti la Fiom dice NO
al nuovo sistema contrattuale
deciso da Confindustria, Cisl e
Uil con l'accordo separato del 22 gennaio.
LA PIATTAFORMA FIOM: COME E
PERCHÉ
PERCHÉ LE PIATTAFORME SEPARATE
Ancora una volta, purtroppo, per i metalmeccanici ci
sono piattaforme separate
per i rinnovi contrattuali. La responsabilità è unicamente dei
sindacati che, prima il
22 gennaio e poi il 15 aprile, hanno sottoscritto con il governo
e con la
Confindustria un accordo separato che stravolge e peggiora tutte
le regole e i
diritti del contratto nazionale.
FIM E UILM DISDETTANO IL CONTRATTO NAZIONALE IN VIGORE
Obbedendo a questo accordo, che non è stato né discusso né
votato dalle
lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici e da tutti i
lavoratori italiani, la Fim e la
Uilm hanno deciso di rompere l’accordo unitario con il quale si
erano rinnovati gli
ultimi due contratti nazionali e di presentare una propria
piattaforma, arrivando
addirittura ad annunciare la disdetta della parte normativa del
Contratto
nazionale che invece è in vigore fino a tutto il 31/12/2011.
Tale annuncio di disdetta fatto da Fim e Uilm non solo presenta
diversi caratteri di
illegittimità in quanto tra i firmatari del Contratto nazionale
in vigore c’è anche la
Fiom-Cgil e noi non abbiamo nessuna intenzione di aderire alla
disdetta.
Ma rende anche evidente che Fim e Uilm sono animate da una
logica
«proprietaria» del contratto nazionale di lavoro, che è invece,
innanzitutto, un
diritto delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici che
nel 2007/2008 lo hanno
prima conquistato con decine di ore di sciopero e poi approvato
tramite un
democratico e partecipato referendum.
FIM E UILM HANNO RESPINTO LA PROPOSTA UNITARIA DELLA FIOM
La Fiom aveva proposto di procedere unitariamente al rinnovo del
prossimo
biennio salariale, come previsto dal contratto nazionale e
firmato unitariamente
nel gennaio 2008. Ma la Fim e la Uilm hanno respinto tale
proposta, scegliendo di
andare da subito al rinnovo sia della parte salariale sia della
parte normativa
dell’intero contratto nazionale.
FIM E UILM: UNA PIATTAFORMA SEPARATA, A PERDERE PER I LAVORATORI
Applicando così regole sulle quali nulla hanno potuto dire le
lavoratrici e i
lavoratori metalmeccanici, la Fim e la Uilm hanno deciso di:
- chiedere un aumento di 113 euro al 5° livello scaglionati su 3
anni
quando con l’ultimo accordo erano stati ottenuti 127 euro su 2
anni e
mezzo. È la richiesta più bassa della storia dei metalmeccanici
da
quando c’è l’euro; - applicare le nuove regole dell’accordo separato che peggiorano
tutta
la normativa esistente. In particolare sul salario aziendale,
che viene reso
ancora più incerto e flessibile, sulle condizioni di lavoro e
sugli orari, che
possono essere peggiorati, sul ruolo delle Rsu, che sarà sempre
più
ridotto, sulle stesse libertà dei lavoratori, che saranno
ridimensionate
dall’arbitrato e da altre forme di controllo autoritario; - affermare per la prima volta il principio della deroga al
contratto
nazionale, fabbrica per fabbrica, territorio per territorio, in
ragione delle
esigenze e delle condizioni produttive e di mercato delle
aziende.
Questo significa che il salario e i diritti del contratto
nazionale saranno
sottoposti ovunque al ricatto delle aziende; - cambiare la stessa natura e funzione del sindacato con
l’istituzione di enti
bilaterali ai quali devolvere diritti e funzioni del contratto,
della legge,
dello Stato sociale.
Con questa loro piattaforma la Fim e la Uilm hanno quindi
accettato di subire
l’imposizione della Confindustria e della Federmeccanica, che
vogliono
drasticamente ridurre il ruolo del contratto nazionale e di
tutta la contrattazione
riducendo il salario e rendendo sempre più incerti i diritti.
Questo nell’ambito di
una scelta che punta a far pagare ai lavoratori tutti i costi
della crisi, sia sul piano
contrattuale, sia su quello sociale, con l’attacco alle
pensioni, alla sanità, allo
Stato sociale. La Fiom, che non ha sottoscritto e non condivide
il sistema di regole
che la Confindustria vuole imporre, ha pertanto deciso di
presentare una propria
piattaforma.
LA PIATTAFORMA DELLA FIOM
La Piattaforma della Fiom prima di tutto afferma il principio
che non si può
cambiare o addirittura stravolgere il contratto nazionale mentre
è ancora in
vigore. Nell’accordo firmato nel gennaio 2008 tutti si sono
impegnati a far valere
quel contratto nazionale, in particolare per i diritti e le
parti normative, fino alla fine
del 2011. Peggiorare in corso d’opera i diritti e i poteri dei
lavoratori è ingiusto se
non illegale. Per questo la Fiom rivendica la continuità del
contratto nazionale in
vigore e presenta la piattaforma per il rinnovo del biennio
salariale 2010/2011,
come da accordi sottoscritti da tutti.
La Piattaforma della Fiom ha lo scopo di:
- difendere il potere d’acquisto dei lavoratori in continuità e
nel
miglioramento di quanto sottoscritto unitariamente negli ultimi
due rinnovi
contrattuali. In particolare la Fiom considera inaccettabile
quanto previsto
dall’accordo separato del 15 aprile 2009 e cioè che gli aumenti
dei contratti
nazionali non possono tenere conto dei costi dell’aumento della
benzina,
dell’energia elettrica e di tutti i beni energetici importati e
si debbono
svolgere unicamente sulla base di un’inflazione programmata
triennale
decisa da un istituto di ricerca (Isae). È anche inaccettabile
la riduzione
della base di calcolo su cui effettuare gli aumenti. Per tutte
queste ragioni e
sulla base delle reali condizioni delle lavoratrici e dei
lavoratori metalmeccanici, i cui salari sono i più bassi
d’Europa, la Fiom presenta una
richiesta salariale leggermente superiore a quanto ottenuto
nell’ultimo
rinnovo contrattuale;
- affermare il principio che gli aumenti dei salari che si
realizzano nei contratti
nazionali devono andare integralmente anche a tutte le
lavoratrici e i
lavoratori che durante il prossimo biennio, a causa della crisi,
saranno
coinvolti dalla Cassa integrazione;
- affermare il principio della detassazione degli aumenti
salariali nazionali, che
prendono tutte e tutti, e non solo dei salari aziendali, che
vanno a una
parte. Il sistema fiscale italiano è profondamente ingiusto
perché gran parte
delle tasse gravano sulle buste paga e sulle pensioni, per
questo detassare
gli aumenti dei contratti nazionali è solo il primo passo verso
la giustizia
fiscale;
- difendere l’occupazione dicendo no alla chiusura delle aziende
e con
l’impegno chiesto alla Federmeccanica di bloccare i
licenziamenti sia per i
lavoratori a tempo indeterminato che per quelli precari, per
tutta la durata
del contratto.
La Fiom ritiene che sia profondamente sbagliato indebolire la
funzione del
Contratto nazionale, che tutela tutte le lavoratrici e tutti i
lavoratori
indipendentemente dalla dimensione delle aziende, dalla forza
sindacale,
dalla collocazione territoriale. La scelta della Confindustria e
della
Federmeccanica di colpire il salario e i diritti del contratto
nazionale per
ottenere uno scambio tra salario e produttività vantaggioso per
le imprese e
dannoso per il lavoratori è assolutamente ingiusta e miope. La
crisi attuale
infatti è anche dovuta ai bassi salari, alla mancanza di
investimenti, alla
carenza di innovazione e di qualità nei prodotti e
nell’organizzazione del
lavoro. Non è con la competizione al ribasso sui salari e sui
diritti che l’Italia
uscirà dalla crisi, non è distruggendo lo Stato sociale,
riducendo le pensioni e la
sanità pubblica che si devono trovare le risorse per finanziare
la ripresa.
Per questo la strada scelta dalla Fiom di difendere il salario e
l’occupazione a
partire dal contratto nazionale non solo è più giusta ma è anche
l’unica che in
prospettiva può rafforzare il sistema industriale e la sua
capacità di reggere la
competizione facendo riferimento ai paesi più avanzati.
La piattaforma della Fiom si rivolge anche al Governo perché
considera che le
misure sinora prese di fronte alla crisi sono largamente
insufficienti e
inadeguate. Occorre un vero sostegno di politica industriale
agli investimenti e
alla tenuta della struttura industriale. Occorre un chiaro
impegno del Governo
contro la chiusura delle fabbriche e contro i licenziamenti, in
particolare dei
precari. Occorre una politica fiscale che riduca le tasse sulla
busta paga, sulla
cassa integrazione e sulle pensioni e che colpisca davvero
l’evasione fiscale e
contributiva. Occorre difendere e ampliare le tutele e i diritti
dello Stato sociale
e considerarli una risorsa per tutto il paese e non un costo da
ridurre per
finanziare le aziende.
Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici è sempre stato un
momento
importante all’economia del paese. La Fiom intende per questo
affermare che
le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici debbono ottenere un
primo
riconoscimento al valore e all’importanza del loro lavoro.
LA DEMOCRAZIA SINDACALE
Le piattaforme separate, ancora una volta, ripropongono la
questione centrale
della democrazia sindacale. L’accordo separato sul sistema
contrattuale, che
tanti danni ha già cominciato a fare prima ancora di essere in
vigore, non è
stato sottoposto ad alcuna votazione democratica tra tutti i
lavoratori italiani.
Ora Fim e Uilm sostengono che sottoporranno la loro piattaforma
al voto dei
propri iscritti. Ma questi rappresentano meno del 20% di tutti i
lavoratori
metalmeccanici. E tutti gli altri quando potranno decidere? Non
è accettabile
che si stabilisca un sistema in cui l’accordo è legittimo solo
perché la
controparte aziendale ha deciso sulla base della propria
esclusiva
convenienza. Non è accettabile che accordi tra aziende e
sindacati di
minoranza vengano poi imposti a tutti. Con questo modo di
procedere sono i
lavoratori i primi a essere danneggiati perché è chiaro che
saranno le aziende
soltanto a poter scegliere con chi fare accordi. E sceglieranno
sulla base del
massimo vantaggio delle aziende e del minimo risultato per i
lavoratori.
Senza democrazia sindacale tra le organizzazioni sindacali si
apre la
concorrenza al ribasso tra chi offre alle aziende il contratto
per esse (e non per i
lavoratori) più favorevole.
Per questo la Fiom ribadisce la sua scelta rigorosa a favore
della democrazia
sindacale. Il che vuol dire che tutte le piattaforme e tutti gli
accordi devono
essere sottoposti al referendum di tutti i lavoratori
interessati, senza distinzione di
tessere sindacali. La Fiom si è sempre impegnata a sottoporre le
proprie
posizioni al voto dei lavoratori e ad accettare il risultato
quale che esso sia. La
Fiom chiede formalmente alle altre organizzazioni sindacali di
accettare lo
stesso fondamentale principio democratico.
Per difendere il ruolo e il valore del contratto nazionale e per
affermare il
principio della democrazia sindacale, la Fiom ha deciso di non
accettare il
diktat della Confindustria e della Federmeccanica sulle regole
della
contrattazione e di presentare una piattaforma sulla base del
contratto
sottoscritto in vigore e degli interessi delle lavoratrici e dei
lavoratori.
In ogni caso, questa Piattaforma sarà sottoposta al referendum
di tutte le
lavoratrici e di tutti i lavoratori metalmeccanici e a questo
vincolo democratico
la Fiom si sottoporrà autonomamente. Per tutte queste ragioni,
la Fiom fa
appello a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, a tutte
le Rsu della categoria,
perché ci sia il massimo della partecipazione alla consultazione
referendaria, in
modo da affermare, anche per questa via, la necessità di regole
chiare di
democrazia che vincolino tutti i comportamenti sindacali.
Roma, 30 giugno 2009
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