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A proposito di previdenza
di Giorgio Zubani, presidente del Comitato Direttivo
della Camera del Lavoro CGIL Brescia. (...)
IL SOCCORSO DELLA COMMISSIONE
EUROPEA : donne a 65 anni?
La Commissione Europea ha avviato
una procedura di infrazione alle regole sulla parità tra uomo e
donna in ordine al mancato rispetto della parificazione dell’età
pensionabile delle donne a 65 anni, chissà perché, nel solo
pubblico impiego. Si è avuta di conseguenza una grande eco sulla
stampa ed una prudente risposta del Governo impegnato a correre
ai ripari, nell’intento di lucrare un qualche beneficio per i
conti pubblici. Sorprendono al riguardo le timide aperture della
Cisl evidentemente dimentica di ciò che è intervenuto in materia
previdenziale in questi anni. Sarà necessario per tutti gli
smemorati un breve riepilogo sull’'assetto della nostra
previdenza dopo le ripetute riforme di questi anni, con
particolare riguardo ai cambiamenti del mercato del lavoro e
delle regole che governano le pensioni. E’ il cosiddetto lavoro
“regolare”, nelle sue diverse forme, che fa sorgere il diritto
alla pensione. Occorre riconoscere che oggi per i giovani, in
particolare per le donne, una occupazione stabile e continuativa
è sempre più improbabile. Da qui nascono i più allarmanti
scenari sul futuro delle pensioni per tutti.
Nel nostro Paese quasi 5 milioni di lavoratori e lavoratrici non
hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e di questi
il 56% denuncia un imponibile fiscale inferiore a 10 mila euro
all’anno , e sotto i 15 mila euro sta il 76%.Anche per i
rapporti di lavoro formalmente dipendenti, com’è il caso del
part-time, considerata l’ instabilità indotta dalla durata del
rapporto,dalle sotto- contribuzioni,dal sottosalario,il montante
contributivo accumulato al limite dei 60-65 anni di età non è
tale da garantire una pensione decente rapportata agli anni
effettivamente lavorati.
Per le donne in particolare, la condizione previdenziale dopo
l’entrata in vigore della legge di riforma del 1995( legge
n.335) si è particolarmente aggravata sia per l’eliminazione
dell’integrazione al trattamento minimo, norma che consentiva
l’adeguamento delle pensioni dirette, indirette e di
reversibilità a circa un terzo del salario medio industriale
(dal 2009 ,458,20 euro mensili ). Anche per le lavoratrici
part-time,la vecchia normativa consentiva di migliorare il
sistema di calcolo con l’accorpamento dei periodi ad orario
ridotto. Oggi ciò non è più possibile,almeno per chi ha
iniziato a lavorare dopo il 1995, poiché il sistema assegna ad
ogni periodo lavorato, null’altro che la quota di contributi
riferiti al salario percepito. Si deve aggiungere che per
staccare dal lavoro prima dei 65 anni, o si maturano requisiti
sontuosi (38-40 anni di anzianità) oppure,occorre aver
raggiunto un valore della pensione non inferiore all’Assegno
Sociale maggiorato del 20% (2009 –507,15euro/mensili).
Da tutto ciò si può dedurre che la pensione di vecchiaia delle
donne a 60 anni riguardi un numero di loro sempre più ridotto,
considerando che da anni in tutto il settore pubblico, è
amplissimo il ricorso al lavoro delle cooperative – pura
intermediazione di manodopera- e ai cosiddetti collaboratori
co.co.co, per i quali le condizioni di orario e salariali non
sono paragonabili ai dipendenti regolari. I minimali salariali
(9.530 euro /anno per il lavoro dipendente e oltre 13.000
euro/anno per autonomi- co.co. –contratti a progettoecc.), di
cui una percentuale è necessaria per l’accredito dell’anno di
anzianità,dati i livelli salariali correnti,gli orari di lavoro
contratti, e gli intervalli tra un’occupazione e l’altra,saranno
difficilissimi da raggiungere.La grande crisi intervenuta in
questi mesi infine, sconvolgendo tutte le previsioni, prospetta
una caduta pesantissima del prodotto interno lordo(-5% per il
2009)ed una lentissima ripresa per i prossimi anni.
Mentre il Governo traccheggia sulle intimazioni della
Commissione Europea ,da se medesimo evocate (Brunetta),occorre
che il sindacato confronti rapidamente l’effetto combinato della
caduta del PIL con la riduzione dei coefficienti di calcolo dei
montanti contributivi in atto dal 1.1.2010,e la brutale caduta
dei corsi azionari e obbligazionari dei fondi pensione
negoziali.
C’è il rischio ,tutt’altro che teorico,di una polverizzazione
del valore delle pensioni stanti i meccanismi introdotti dalle
varie riforme,e le mancate promesse dei fondi a capitalizzazione
divorati dalla speculazione finanziaria.
S’impone una riconsiderazione a tutto campo del tema pensioni a
partire della esigibilità dell’impegno a realizzare una pensione
pari al 60% dell’ultima retribuzione contenuto nel protocollo
2007 siglato con il Governo Prodi e che ha consentito
l’approvazione ,del medesimo accordo, per milioni di lavoratori
e pensionati.Ragione vuole che si riapra una discussione anche
sui Fondi Pensione Negoziali per sottrarli alle avventure dei
mercati finanziari,per renderli più garantiti ai lavoratori e
per destinarli con una sana contrattazione allo sviluppo
dell’occupazione.
Giorgio Zubani Pres.Comitato
Direttivo C.del Lavoro CGIL Brescia.
Brescia 28 giugno 2009
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