Un «principe» non riconosce alcuna istituzione
se non se stesso. Per questo, forse,
Berlusconi ha platealmente attaccato il
governatore della Banca d’Italia, Mario
Draghi, per i dati sul grado di copertura
degli ammortizzatori sociali illustrati nella
relazione annuale letta una settimana fa. Il
premier aveva assicurato che nessuno viene
«lasciato solo» davanti al licenziamento,
perché «anche i precari godono della cassa
integrazione». Qualcuno ha osato contrapporgli
le cifre di Palazzo Koch, che parlano di
almeno un milione e 600.000 lavoratori a
rischio di perdita del lavoro e totalmente
privi di copertura: inevitabile, a quel punto,
la delegittimazione del principale pilastro
della credibilità di Bankitalia, la serietà
dei suoi dati.
La Relazione parla di “lavoratori dipendenti o
parasubordinati (pari all’11% del totale), per
tre quarti occupati nei servizi, che non
avrebbero diritto ad alcun trattamento in caso
di sospensione o cessazione del rapporto di
lavoro, anche dopo le recenti misure del
governo”. E anche le somme previste dagli
assegni sono in drastico calo: “Dal 1995 al
2008, nel settore non agricolo, gli importi
massimi (della cig, ndr) sono scesi dal
46 al 40% per il massimale inferiore e dal 55
al 48 per il livello superiore”. Dal calcolo
è naturalmente esclusa tutta “la vasta platea
del lavoro irregolare”.
Dai dati Inps emerge inoltre che – anche
quando un lavoratore licenziato trova un nuovo
lavoro comunque si perde per strada una parte
del salario (in media il 3% annuo).
L’unico “nuovo ammortizzatore” introdotto da
questo governo riguarda i “collaboratori a
progetto”: un'una tantum pari al 20%
della retribuzione ricevuta nell’anno
precedente, ma a condizione che il reddito sia
superiore ai 5.000 euro annui e non superiore
ai 13.819, che abbia accumulato almeno tre
mensilità, ecc. Una serie di esclusioni che
riduce la potenziale platea (542.000 persone)
a ben poco. Per gli apprendisti, la sitazione
non è migliore: un massimo di tre mesi di
indennità di disoccupazione dopo il
licenziamento, ma solo a patto che intervenga
un ente bilaterale con un 20% della cifra.
A sostegno del premier, in serata, è arrivato
il pasdaran antisindacale per eccellenza,
Maurizio Sacconi, che ha considera protetti
“il 96% dei lavoratori a tempo indeterminato e
quasi il 90% degli apprendisti”. Mentre per i
collaboratori a progetto garantisce che “il
presidente Berlusconi ha ipotizzato di levare
la percentuale di copertura oltre il 20%”.
Fidatevi gente, “papi” pensa a voi.