• Francesco Piccioni (5.6.09 Manifesto)
    Ora Berlusconi spara su Bankitalia
     

    Un «principe» non riconosce alcuna istituzione se non se stesso. Per questo, forse, Berlusconi ha platealmente attaccato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, per i dati sul grado di copertura degli ammortizzatori sociali illustrati nella relazione annuale letta una settimana fa. Il premier aveva assicurato che nessuno viene «lasciato solo» davanti al licenziamento, perché «anche i precari godono della cassa integrazione». Qualcuno ha osato contrapporgli le cifre di Palazzo Koch, che parlano di almeno un milione e 600.000 lavoratori a rischio di perdita del lavoro e totalmente privi di copertura: inevitabile, a quel punto, la delegittimazione del principale pilastro della credibilità di Bankitalia, la serietà dei suoi dati.
    La Relazione parla di “lavoratori dipendenti o parasubordinati (pari all’11% del totale), per tre quarti occupati nei servizi, che non avrebbero diritto ad alcun trattamento in caso di sospensione o cessazione del rapporto di lavoro, anche dopo le recenti misure del governo”. E anche le somme previste dagli assegni sono in drastico calo: “Dal 1995 al 2008, nel settore non agricolo, gli importi massimi (della cig, ndr) sono scesi dal 46 al 40% per il massimale inferiore e dal 55 al 48 per il livello superiore”. Dal  calcolo è naturalmente esclusa tutta “la vasta platea del lavoro irregolare”.
    Dai dati Inps emerge inoltre che – anche quando un lavoratore licenziato trova un nuovo lavoro comunque si perde per strada una parte del salario (in media il 3% annuo).
    L’unico “nuovo ammortizzatore” introdotto da questo governo riguarda i “collaboratori a progetto”: un'una tantum pari al 20% della retribuzione ricevuta nell’anno precedente, ma a condizione che il reddito sia superiore ai 5.000 euro annui e non superiore ai 13.819, che abbia accumulato almeno tre mensilità, ecc. Una serie di esclusioni che riduce la potenziale platea (542.000 persone) a ben poco. Per gli apprendisti, la sitazione non è migliore: un massimo di tre mesi di indennità di disoccupazione dopo il licenziamento, ma solo a patto che intervenga un ente bilaterale con un 20% della cifra.
    A sostegno del premier, in serata, è arrivato il pasdaran antisindacale per eccellenza, Maurizio Sacconi, che ha  considera protetti “il 96% dei lavoratori a tempo indeterminato e quasi il 90% degli apprendisti”. Mentre per i collaboratori a progetto garantisce che “il presidente Berlusconi ha ipotizzato di levare la percentuale di copertura oltre il 20%”. Fidatevi gente, “papi” pensa a voi.