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di Antonio Sciotto - ROMA
26-5-2998 - Manifesto
Poste, il feudo Cisl È il modello Bonanni
Occupati i posti chiave, ecco la
«partecipazione»
Il tema principe del Congresso Cisl che si è concluso sabato
scorso è stato certamente quello della «partecipazione dei
lavoratori all'azienda»: che il segretario Raffaele Bonanni,
riconfermato con un autentico plebiscito (99% dei voti), vuole
declinare nel modo più incisivo possibile. Portando i dipendenti
non solo a godere dei risultati della produttività o di quota
parte degli utili, ma anche dentro i consigli di amministrazione
delle aziende. C'è un'impresa - praticamente la più grossa del
nostro paese - che è già occupata dai «lavoratori» nei suoi
gradi più alti, e anzi che realizza in pieno il sogno di Bonanni:
dato che è un vero e proprio feudo della Cisl.
Si tratta delle Poste. Azienda controllata dal Tesoro, ma che si
muove verso la liberalizzazione del settore prevista in Europa a
partire dal 2011. Centocinquantamila lavoratori, con oltre 60
mila iscritti alla Cisl. La Cgil ne ha circa 22 mila. Per la
prima volta, alle ultime elezioni, il sindacato di Bonanni ha
superato il 50% dei consensi all'elezione delle Rsu: ben il 52%,
quando la Cgil ha il 23%. Fin qui, nulla di particolarmente
male: è la normale concorrenza tra sindacati, e vinca il
migliore. Quello che però, a parere della Cgil, impedisce
all'azienda Poste di risolvere tanti suoi problemi, è la
commistione sindacato/management che porta - parole del
segretario generale Slc Cgil Emilio Miceli - a un vero e proprio
«consociativismo sindacale». Al vertice di Poste siedono infatti
uomini Cisl.
Ecco un breve elenco: Giovanni Ialongo, attuale presidente Poste
e Postel (società di Poste che offre servizi alla pubblica
amministrazione) è ex segretario della Cisl Funzione Pubblica;
Rino Tarelli, commissario straordinario I Post (ente
previdenziale del settore), è stato anche lui segretario Cisl
Funzione Pubblica; poi c'è Luigi Marelli, alle relazioni
industriali, ex segretario nazionale Fim Cisl. C'è poi una
pioggia di iscritti Cisl nei posti dirigenziali chiave: Pasquale
Marchese, responsabile divisione mercati; circa il 70% dei
dirigenti del servizio postale; e la metà dei 22 direttori
regionali mercato privati (i dirigenti che poi indicano le
nomine dei direttori di filiale).
La Cisl così in azienda decide il bello e cattivo tempo,
frenando, a parere degli altri sindacati, il pluralismo interno,
e rapporti sani - conflittuali, quando dovesse servire - tra
lavoratori e dirigenti. Un esempio: nel luglio 2008 è stato
siglato un contratto separato - sulla stabilizzazione di 14 mila
precari - tra azienda, Cgil, Uilpost e Saip. Senza Cisl. In
agosto e settembre, sono partite ben due lettere da parte
dell'amministratore delegato di Poste, Massimo Sarmi, che
caldeggiava la ripresa dell'unità sindacale: «Molto è stato
fatto in questi ultimi anni, per sviluppare un sistema
relazionale costruttivo, basato sul reciproco rispetto delle
parti, nel convincimento che l'interesse aziendale e dei
lavoratori si tuteli cercando sempre l'equilibrio e la sintesi
tra le diverse posizioni».
Lettera che la dirigenza deve aver dimenticato: a inizio maggio
è stato firmato un accordo sul premio solo con Cisl e Failp. «La
cosa peggiore è che i risultati di quell'intesa - spiega la Cgil
- erano stati concordati la notte prima con noi, ma poi
l'indomani è arrivata la firma con la sola Cisl, che ci ha
escluso. Un modo per portare un risultato al congresso». Così la
Cgil ha deciso di disertare il congresso dei postali Cisl. Tra
gli altri nodi che si dovrebbero affrontare, gli infortuni, ma
anche gli investimenti sui «titoli tossici», che sempre secondo
la Cgil avrebbero fatto perdere 156 milioni di euro (e parliamo
di investimenti che non avrebbero dovuto essere di rischio). Se
questa è la «partecipazione» della Cisl, sembra lasciarsi dietro
problemi irrisolti e troppi conflitti sterili. |