L'asse Sacconi-Bonanni si estende a pensioni e democrazia economica

di Giorgio Pogliotti

 

22 maggio 2009 - sole24ore

 

L'asse Sacconi-Bonanni, dopo la riforma del modello contrattuale si estende al tema delle pensioni e della democrazia economica. Al congresso della Cisl è emersa una piena sintonia di vedute tra il ministro del Lavoro e il numero uno della Cisl. Tutti temi, peraltro, su cui c'è concordia anche con il presidente di Confindustria, Emma Marcegalia.

Dopo le aperture contenute nella relazione d'apertura di Bonanni sull'innalzamento dell'età pensionabile – «ragioniamone subito, purchè venga lasciato alla libera scelta dei lavoratori e le risorse risparmiate vengano utilizzate per aumentare le pensioni» – oggi è intervenuto il ministro Sacconi per spiegare che la riforma delle pensioni è «un tema che va ovviamente rimesso al dialogo sociale, senza sorprese, senza creare in alcun modo un clima di incertezza», poichè «in tempo di crisi non si può aggiungere incertezza a incertezza». Ma soprattutto il ministro del Lavoro ha dato il suo sostegno alla proposta della Cisl in tema di democrazia economica, su cui anche il presidente di Confindustria ha espresso la propria disponibilità: «Ormai in Italia é giunto il momento per cui i lavoratori possano partecipare agli utili delle imprese», ha detto Sacconi. «È arrivato il momento - ha aggiunto il ministro - che i lavoratori possano assumere un livello partecipativo non solo nel rischio di impresa, quando si manifesta nei suoi profili negativi, ma anche quando le cose vanno bene».

Del resto il tema della democrazia economica – vecchio cavallo di battaglia della Cisl – è strettamente connesso all'evoluzione delle relazioni industriali – da conflittuali a partecipative – su cui da tempo insistono sia Sacconi che Bonanni. La premessa di questo clima di collaborazione è costituita da quella riforma del modello contrattuale che ha come fondamento la distribuzione della produttività laddove viene creata (a livello aziendale), che la Cgil non ha voluto firmare. Proprio al leader della Cgil Sacconi si è rivolto dal palco del congresso della Cisl: «Dico al mio amico Guglielmo che il Paese in questo momento ha davvero bisogno di tutti – ha sostenuto –. Chiedo alla Cgil di riflettere e di aprirsi e prima che al dialogo con il Governo, al dialogo pieno e compiuto con le altre organizzazioni del lavoro». Anche perchè, è il monito del ministro, «le firme pesano, sono assunzione di responsabilità, danno titolo e forza. Non può essere la stessa cosa la firma e la non firma». E ha citato l'esempio della correzione di tiro sull'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori contenuta nel Libro bianco, che è avvenuta dopo le critiche di Bonanni: «Non mi vergogno di aver cambiato posizione o corretto qualche mia opinione – ha detto Sacconi – come conseguenza di un confronto. La Cisl è una grande forza popolare e tra forze popolari, politiche e sociali dobbiamo cooperare».

Da Epifani sono arrivate caute aperture. In tema di previdenza per il segretario della Cgil «bisogna completare quanto iniziato con il governo Prodi» sui lavori usuranti e sui coefficienti di trasformazione delle pensioni dei giovani. «Sugli usuranti non possiamo restare a mezz'aria perchè non è la stessa cosa andare in pensione quando si lavora a una catena di montaggio», ha detto tra gli applausi della platea dei delegati della Cisl, mentre «per i giovani il sistema dei contributi, a regime, produrrà pensioni troppo basse». Epifani si è detto anche disponibile a ragionare sul «ripristino di un'età pensionabile di vecchiaia improntata alla flessibilità come previsto dalla riforma Dini del '95 e poi cancellata da Maroni». Ma la priorità per il numero uno della Cgil «è agganciare le pensioni al costo della vita», perchè «quando si uscirà dalla crisi ci sarà la ripresa dell'inflazione». Tiepido sulla democrazia economica: Epifani ha ribadito che la Cgil è disponibile alla sperimentazione, «purchè sia chiaro che la partecipazione dei lavoratori è un mezzo, non un fine».