Le aziende sono penalizzate dal ritardo dei pagamenti e devono
recuperare credito; il sostegno al reddito ha risposto bene
all’aumento della disoccupazione, ma il nostro welfare resta
inadeguato; per correggerlo e riprendere la crescita l’unica
strada è “ritardare il ritiro dal lavoro”; le parti sociali
hanno firmato la riforma dei contratti senza la Cgil perché
“la modernizzazione non può arrestarsi di fronte ai veti”. La
relazione del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
all’assemblea annuale delle imprese tocca i nodi principali
dello scenario politico e sociale. Al centro del discorso c’è
la crisi, il punto sulla situazione attuale e le indicazioni
per ripartire: chiede al governo di sfruttare il suo consenso
per fare subito le riforme necessarie.
Contratti, “i fatti ci daranno ragione”
“Abbiamo compiuto un passo importante per uscire da un circolo
vizioso di produttività stagnante e bassi incrementi delle
retribuzioni”. Così il presidente torna sull’intesa separata
per la riforma dei contratti che, a suo giudizio, permette gli
incentivi aziendali per aumentare la produttività, di cui
beneficeranno anche i lavoratori. “La Cgil non ha creduto in
questo cambiamento – a suo avviso – e lei sola non firmato
l’accordo”. Marcegaglia si augura comunque che il sindacato di
Epifani “torni presto ad operare con noi per il bene del
paese”, prevedendo che sull’aumento di produzione e buste paga
“i fatti ci daranno ragione”. Nessun accenno al dibattito sul
contratto unico.
Alzare l’età pensionabile
Il sistema di welfare ha risposto bene alla fase di crisi.
“Sono positive le modifiche introdotte dal governo”, spiega,
in particolare il nuovo conteggio delle giornate di cig e
l’introduzione della cig in deroga. In generale, però, lo
stato sociale resta insufficiente: non è al passo con le nuove
tecnologie, non coglie le opportunità di crescita, la spesa è
sbilanciata in favore delle pensioni. Qui si sofferma
sull’aumento dell’età: per Marcegaglia è “l’unica via
sostenibile per difendere le prestazioni previdenziali e per
reperire le risorse”.
Il problema del credito
Contro la crisi occorre ripensare le regole della finanza, va
diffusa l’innovazione, il rapporto con le economie emergenti e
bisogna rafforzare il ruolo della Ue. Ma è sulla gestione
dell’emergenza che si concentra la relazione, sottolineando un
punto fondamentale: le risorse delle imprese. “La montagna di
crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazioni è una
patologia insopportabile – spiega – i ritardi nei pagamenti,
già gravissimi, si sono allungati. Chiedo perciò quando e come
saremo pagati”. Anche le aziende hanno i loro compiti:
coltivare la crescita dimensionale, difendere legalità e
sicurezza, agire sui mercati esteri. Quindi i complimenti alla
Fiat: la sua affermazione internazionale “sarà un ottimo
risultato per tutto il paese, noi tifiamo perché ciò accada”.
Le richieste al governo
Marcegaglia chiede al presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, di portare avanti le riforme. Ha “un patrimonio
politico straordinario – afferma -, lo metta a frutto”.
Riassume la ricetta delle imprese: cambiare il finanziamento
delle università per favorire il merito, rendere la giustizia
più efficiente, proseguire la riforma della pubblica
amministrazione come “una battaglia di civiltà e di equità”,
tagliare gli enti inutili che sono “un vero scandalo
nazionale”, riprendere le liberalizzazioni per sviluppare la
concorrenza. Il federalismo, inoltre, non deve aumentare la
pressione fiscale, ma definire costi standard e riequilibrare
la spesa tra Regioni. Ultima battuta sul Mezzogiorno: “Non sia
più un ‘corpo separato’ da puntellare – conclude – ma parte
integrante e vitale del paese”.
Berlusconi, sono d’accordo su tutto
E il premier risponde. Sul palco dopo il ministro dello
Sviluppo economico, Claudio Scajola, Berlusconi si rivolge
direttamente a Marcegaglia: “Il tuo intervento è una foto
precisa della nostra situazione – dichiara -, sono cose che
noi vogliamo fare, sono d’accordo su tutto”. In Italia la
crisi è meno grave rispetto agli altri paesi, il fattore
psicologico resta fondamentale, per questo “abbiamo fatto bene
a cercare di diffondere fiducia”. Invita quindi gli istituti
di credito a “continuare a fare il loro mestiere, sostenere
chi rischia”, sostenendo che l’esecutivo italiano è stato “il
primo a dare il via al salvataggio delle banche”. Le imprese
devono “dare vita ad alleanze e consorzi”, mentre il governo
continuerà sulla strada delle riforme. Ricorda in particolare
quella dell’università, che deve puntare sul merito “seppure
in mezzo a difficoltà infinite”, e dice che bisogna rivedere
le istituzioni. Anche quelle parlamentari: vanno snellite
perché troppo “numerarie”, a suo giudizio, “le assemblee
pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura
controproducenti”. Poi torna sulla sentenza Mills e sui
“magistrati di estrema sinistra”, ma alle aziende ha già
parlato e la platea apprezza con un lungo applauso.
Epifani, molto attenta alle imprese, poco ai
lavoratori
Non è soddisfatto Guglielmo Epifani, segretario generale della
Cgil. Boccia la relazione di Marcegaglia: “Me la sarei
aspettata più coraggiosa – dice – e più attenta alle
condizioni dei lavoratori”. Ha invece ricordato gli interessi
delle imprese, senza mai nominare “le persone in cassa
integrazione e i lavoratori che vivono con 600 euro al mese”.
Un discorso per i propri associati, dunque, ma “il rispetto
per coloro che con la crisi stanno peggio me lo sarei
aspettato più forte”. Epifani è inoltre “colpito dall’assenza
totale di riferimento al rapporto tra fisco, salari e
redditi”. Negli ultimi anni le aziende avevano chiesto di
ridurre le tasse anche per le fasce deboli, una proposta che
oggi è stata totalmente assente. Marcegaglia, insomma, “molto
attenta alle imprese, molto poco ai lavoratori”. Giudizio
negativo anche sul passaggio che riguarda i contratti: “Il
nuovo modello non è quello che lei descrive – conclude Epifani
-, è come se Confindustria avesse posto un veto sull’aumento
dei salari, che sono già i più bassi d’Europa”.