Assemblea di Confindustria

Marcegaglia: “È il momento delle riforme”

La relazione annuale degli industriali: “Berlusconi sfrutti il consenso che ha per farle”. Chiede più credito alle imprese e di alzare l’età pensionabile. Sui contratti “i fatti ci daranno ragione”. Il premier d’accordo, per Epifani dimentica i lavoratori

di Emanuele Di Nicola

 

Le aziende sono penalizzate dal ritardo dei pagamenti e devono recuperare credito; il sostegno al reddito ha risposto bene all’aumento della disoccupazione, ma il nostro welfare resta inadeguato; per correggerlo e riprendere la crescita l’unica strada è “ritardare il ritiro dal lavoro”; le parti sociali hanno firmato la riforma dei contratti senza la Cgil perché “la modernizzazione non può arrestarsi di fronte ai veti”. La relazione del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, all’assemblea annuale delle imprese tocca i nodi principali dello scenario politico e sociale. Al centro del discorso c’è la crisi, il punto sulla situazione attuale e le indicazioni per ripartire: chiede al governo di sfruttare il suo consenso per fare subito le riforme necessarie.

Contratti, “i fatti ci daranno ragione”
“Abbiamo compiuto un passo importante per uscire da un circolo vizioso di produttività stagnante e bassi incrementi delle retribuzioni”. Così il presidente torna sull’intesa separata per la riforma dei contratti che, a suo giudizio, permette gli incentivi aziendali per aumentare la produttività, di cui beneficeranno anche i lavoratori. “La Cgil non ha creduto in questo cambiamento – a suo avviso – e lei sola non firmato l’accordo”. Marcegaglia si augura comunque che il sindacato di Epifani “torni presto ad operare con noi per il bene del paese”, prevedendo che sull’aumento di produzione e buste paga “i fatti ci daranno ragione”. Nessun accenno al dibattito sul contratto unico.

Alzare l’età pensionabile
Il sistema di welfare ha risposto bene alla fase di crisi. “Sono positive le modifiche introdotte dal governo”, spiega, in particolare il nuovo conteggio delle giornate di cig e l’introduzione della cig in deroga. In generale, però, lo stato sociale resta insufficiente: non è al passo con le nuove tecnologie, non coglie le opportunità di crescita, la spesa è sbilanciata in favore delle pensioni. Qui si sofferma sull’aumento dell’età: per Marcegaglia è “l’unica via sostenibile per difendere le prestazioni previdenziali e per reperire le risorse”.

Il problema del credito
Contro la crisi occorre ripensare le regole della finanza, va diffusa l’innovazione, il rapporto con le economie emergenti e bisogna rafforzare il ruolo della Ue. Ma è sulla gestione dell’emergenza che si concentra la relazione, sottolineando un punto fondamentale: le risorse delle imprese. “La montagna di crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazioni è una patologia insopportabile – spiega – i ritardi nei pagamenti, già gravissimi, si sono allungati. Chiedo perciò quando e come saremo pagati”. Anche le aziende hanno i loro compiti: coltivare la crescita dimensionale, difendere legalità e sicurezza, agire sui mercati esteri. Quindi i complimenti alla Fiat: la sua affermazione internazionale “sarà un ottimo risultato per tutto il paese, noi tifiamo perché ciò accada”.

Le richieste al governo
Marcegaglia chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di portare avanti le riforme. Ha “un patrimonio politico straordinario – afferma -, lo metta a frutto”. Riassume la ricetta delle imprese: cambiare il finanziamento delle università per favorire il merito, rendere la giustizia più efficiente, proseguire la riforma della pubblica amministrazione come “una battaglia di civiltà e di equità”, tagliare gli enti inutili che sono “un vero scandalo nazionale”, riprendere le liberalizzazioni per sviluppare la concorrenza. Il federalismo, inoltre, non deve aumentare la pressione fiscale, ma definire costi standard e riequilibrare la spesa tra Regioni. Ultima battuta sul Mezzogiorno: “Non sia più un ‘corpo separato’ da puntellare – conclude – ma parte integrante e vitale del paese”.

Berlusconi, sono d’accordo su tutto
E il premier risponde. Sul palco dopo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, Berlusconi si rivolge direttamente a Marcegaglia: “Il tuo intervento è una foto precisa della nostra situazione – dichiara -, sono cose che noi vogliamo fare, sono d’accordo su tutto”. In Italia la crisi è meno grave rispetto agli altri paesi, il fattore psicologico resta fondamentale, per questo “abbiamo fatto bene a cercare di diffondere fiducia”. Invita quindi gli istituti di credito a “continuare a fare il loro mestiere, sostenere chi rischia”, sostenendo che l’esecutivo italiano è stato “il primo a dare il via al salvataggio delle banche”. Le imprese devono “dare vita ad alleanze e consorzi”, mentre il governo continuerà sulla strada delle riforme. Ricorda in particolare quella dell’università, che deve puntare sul merito “seppure in mezzo a difficoltà infinite”, e dice che bisogna rivedere le istituzioni. Anche quelle parlamentari: vanno snellite perché troppo “numerarie”, a suo giudizio, “le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”. Poi torna sulla sentenza Mills e sui “magistrati di estrema sinistra”, ma alle aziende ha già parlato e la platea apprezza con un lungo applauso.

Epifani, molto attenta alle imprese, poco ai lavoratori
Non è soddisfatto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. Boccia la relazione di Marcegaglia: “Me la sarei aspettata più coraggiosa – dice – e più attenta alle condizioni dei lavoratori”. Ha invece ricordato gli interessi delle imprese, senza mai nominare “le persone in cassa integrazione e i lavoratori che vivono con 600 euro al mese”. Un discorso per i propri associati, dunque, ma “il rispetto per coloro che con la crisi stanno peggio me lo sarei aspettato più forte”. Epifani è inoltre “colpito dall’assenza totale di riferimento al rapporto tra fisco, salari e redditi”. Negli ultimi anni le aziende avevano chiesto di ridurre le tasse anche per le fasce deboli, una proposta che oggi è stata totalmente assente. Marcegaglia, insomma, “molto attenta alle imprese, molto poco ai lavoratori”. Giudizio negativo anche sul passaggio che riguarda i contratti: “Il nuovo modello non è quello che lei descrive – conclude Epifani -, è come se Confindustria avesse posto un veto sull’aumento dei salari, che sono già i più bassi d’Europa”.
 

21/05/2009 -Rassegna Sindacale