di Sara Farolfi

Manifesto 19.5.2009


Sacconi: legare i salari agli utili d'azienda
«La legge è già pronta». Il relatore è Ichino, del Pd
Legare le retribuzioni ai risultati, anche attraverso la partecipazione dei lavoratori all'impresa e al suo azionariato. È un vecchio cavallo di battaglia quello che il ministro del lavoro Maurizio Sacconi ripropone all'indomani dei dati Ocse sul pessimo stato dei salari italiani. Numeri tanto impietosi (le retribuzioni nostrane sono al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta paesi più industrializzati) sono «il prodotto del sindacalismo ideologizzato» e della «sinistra ideologizzata e prigioniera di una borghesia parassitaria e cialtrona che per entrare in Europa ha scelto la strada della moderazione salariale», dice Sacconi. Il peccato originale risiede, per dirla altrimenti, «nell'idea che il salario debba essere definito secondo una logica esclusivamente solidale».
Legare le retribuzioni ai risultati d'impresa («salario meritato», secondo Sacconi) è la strada finora intrapresa dal governo, dalla detassazione degli straordinari - inaugurata con la crisi alle porte e che, crisi in corso, «sarà resa strutturale», ha annunciato Brunetta - alla riforma del modello contrattuale. Ma quella lanciata ieri da Sacconi è qualcosa di più concreto, che gode tra l'altro di sostegno bipartisan. La proposta - un disegno di legge il cui relatore è Pietro Ichino - «potrebbe diventare legge in tempi relativamente rapidi, entro quest'anno», dice il ministro del lavoro. Il testo (frutto dell'unificazione di due ddl, uno a firma Maurizio Castro, Pdl, e uno a firma Tiziano Treu, Pd) si basa su un mix tra le diverse esperienze europee (Francia, Germania e Gran Bretagna), un modello flessibile variabile azienda per azienda.
Si prevede che imprese e lavoratori possano firmare (a livello aziendale) contratti collettivi per istituire forme di partecipazione, consultazione o coinvolgimento dei lavoratori nell'andamento dell'azienda: dall'istituzione di forme di partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa alla trasformazione di quote del Tfr future in azioni. Per stipulare tali contratti (validi poi per tutti i lavoratori) sarà sufficiente anche una sola organizzazione sindacale, a condizione che alle elezioni delle rsu abbia preso la metà più uno dei voti espressi). Nelle società per azioni con più di 300 lavoratori accordi aziendali potranno decidere la partecipazione dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza dell'impresa stessa. Infine, potranno essere gli stessi contratti collettivi a disporre l'accesso privilegiato dei dipendenti al possesso di azioni dell'impresa. Il tutto con un ruolo di riguardo è destinato agli enti bilaterali (tra sindacato e impresa) che potrebbero acquisire «poteri d'indirizzo e controllo in materia di sicurezza, organizzazione del lavoro, formazione e forme di remunerazione legate al risultato».
I sindacati rispondono divisi a Sacconi. Se per la Cgil si tratta di «una risposta inadeguata e insufficiente», per la Cisl, che questa settimana va a congresso (e che da sempre sostiene il modello partecipativo), è un vero brodo di giuggiole. Secondo Guglielmo Epifani, «Sacconi non ha letto bene le statistiche internazionali che confermano quello che noi abbiamo sempre detto, ossia che c'è bisogno non solo di detassare il secondo livello, ma anche il reddito da lavoro a livello nazionale». Alle imprese invece la proposta di Sacconi non piace granchè: «Le esperienze di questo tipo negli ultimi venti, trent'anni, dai paesi del nord alla stessa Germania, non hanno mai dato risultati così buoni, quindi accetterei ma con riserva», dice il vicepresidente di Confindustria Bombassei. Per gli industriali il problema è quello di sempre, il cuneo fiscale, ossia la differenza tra quanto un lavoratore costa all'impresa e quanto il lavoratore stesso percepisce in termini di salario. A dispetto però degli stessi dati Ocse, dove è scritto che Francia e Germania hanno un costo del lavoro più alto del nostro, e nonostante ciò salari decisamente più alti.
Quanto alla politica, la «borghesia parassitaria e cialtrona» fa arrabbiare Tiziano Treu, che però nulla commenta sulla bozza di legge di cui è coautore. Mentre il segretario Franceschini mette l'accento sulla necessità di agire per via fiscale, detassando gli stipendi più bassi per aumentare il potere d'acquisto. Un «no» secco alla proposta Sacconi arriva dall'Idv, mentre il l'extraparlamentare Prc propone un ritorno alla scala mobile.