I salari sprofondano, cancelliamo l’accordo del 22 gennaio
 

“Allora i salari italiani sono al 23esimo posto in Ocse, e tra gli ultimi in Europa. Che novità! Eppure è in prima pagina sui principali quotidiani. La realtà è molto semplice, il sistema italiano si è abituato a vivere con i bassi salari e con le alte tasse sui redditi fissi. Se si vuole cambiare davvero bisogna partire da qui. Il ministro Sacconi ha detto che bisogna superare il problema distribuendo azioni ai dipendenti. Perché allora non distribuiamo anche i derivati e le azioni speculative? Sono tutti modi di parlare d’altro.” (...)
“Da vent’anni i salari italiani precipitano perché ministri e industriali parlano d’altro, per non pagare dazio. E anche perché vent’anni di moderazione salariale e di concertazione ci hanno portato a questo punto. Ora l’accordo separato del 22 gennaio dovrebbe, secondo i firmatari, risolvere la situazione perché lega il salario alla produttività. Il risultato, se quell’accordo davvero fosse applicato, sarebbe l’esatto contrario: lo sprofondamento dei salari.”
“Se con gli accordi di concertazione degli anni Novanta siamo andati in coda nell’Ocse, con l’accordo separato di quest’anno usciremo dalla classifica dei paesi industrialmente più avanzati. Non c’è alternativa all’aumento dei salari. A meno che non si voglia davvero far precipitare l’Italia in condizioni sociali ancor più drammatiche di quelle attuali.”
“Per aumentare i salari bisogna fare due cose. Prima di tutto aumentare sul serio le retribuzioni dei contratti nazionali e poi ridurre le tasse sul salario che prendono tutti, anziché su quelle dei premi aziendali. Bisogna cioè fare l’esatto contrario di quello che propone l’accordo separato del 22 gennaio, un accordo che, oramai è chiaro, non solo è profondamente ingiusto ma, nella realtà, sostanzialmente inapplicabile.”
“Se si vogliono far crescere i salari quell’accordo deve essere semplicemente rovesciato.”


Rete28aprile in Cgil - Roma, 18 maggio 2009