CONGRESSO CGIL
La Rete 28 aprile in pista contro Epifani. Da sola?
Il prossimo congresso della Cgil non sarà unitario. «Noi presenteremo una mozione alternativa a quella della maggioranza», ha annunciato ieri Giorgio Cremaschi all'assemblea nazionale della Rete 28 aprile. Seduti in prima fila c'erano tre massimi esponenti della sinistra Cgil: il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, quello della Funzione pubblica Carlo Podda e Nicola Nicolosi, coordinatore di Lavoro e società. A loro Cremaschi ha chiesto esplicitamente di scrivere e presentare insieme il documento alternativo a quello di Epifani. «Se ci direte di no, noi lo presenteremo lo stesso». Questo sì che è parlar chiaro! Le risposte non sono state altrettanto rotonde. «Decideremo nel merito, non abbiamo le mani legate», ha detto Nicolosi. «Tocca a Epifani la prima mossa», hanno affermato sia Rinaldini che Podda. Per quest'ultimo, «non si decide a priori, prima d'aver letto quello che scriverà Epifani, chi è maggioranza e chi é minoranza», «Ma se le cose sono quelle che circolano, non si va da nessuna parte», ha osservato il segretario generale della Fiom. Cremaschi ha interpretato la risposta di Rinaldini come un «quasi sì». Vedremo.
Su un punto le diverse anime della sinistra Cgil convengono: basta congressi autocelebrativi, fasullamente unitari, dove tutti votano la stessa cosa e poi ognuno fa il contrario dell'altro. «Oggi in Cgil ci sono due linee. Una che pensa che l'accordo del 22 gennaio sia un incidente di percorso, da ricomporre su un terreno moderato e concertativo. L'altra che pensa che dal no a quell'accordo si debba partire per costruire il sindacalismo del conflitto e della democrazia di cui oggi i lavoratori hanno bisogno», argomenta Cremaschi. Siano gli iscritti a decidere tra queste due linee. Per questo servono mozioni contrapposte, non un documento unico «pieno di ma anche». Quanto all'unità con Cisl e Uil, aggiunge il coordinatore della Rete 28 aprile, «se è quella che abbiamo visto il Primo Maggio è un'unità ipocrita». Più che inutile, dannosa, «pagata dai lavoratori con la perdita di diritti e di salario».
Nicolosi fa un lungo elenco di date e di situazioni in cui, dopo il congresso del 2006 «che aveva messo la lotta alla precarietà al primo posto», la sinistra Cgil si è ritrovata in piazza da sola, messa «sotto processo» dalla maggioranza. Rinaldini, pur avendo buone ragioni per rivangare il recente passato, preferisce guardare agli enormi problemi di oggi. La crisi globale, ovviamente, che ci accompagnerà per molti anni. L'incapacità del sindacato di riunificare il lavoro, «o risaliamo la china o la contrattazione non ha futuro». Il no all'accordo del 22 gennaio smentito dalle categorie della Cgil che rinnovano i contratti piegandosi alle nuove regole. La logica degli enti bilaterali che si insinua anche nella Cgil. Le gabbie salariali, introdotte un pezzetto alla volta «così sembrano un fatto normale». Tutti temi in caldo per il congresso della Cgil del 2010.

16-5-09 dal Manifesto