Sabato 09 Maggio 2009   da il giornale L’ARENA di VERONA

 

SANITÀ. Dopo la sentenza di gennaio ai danni dell’Azienda ospedaliera, il giudice dà di nuovo ragione ai sindacati   

                                                                     

Turni di lavoro, sconfitta anche per l’Ulss 20

Medici, infermieri e operatori sanitari spesso retribuiti in base all’orario «virtuale» che non coincide con quello svolto. E la Uil l’ha denunciato

Operatori sanitari nella corsia di un ospedale: la Uil ha vinto la seconda causa di lavoro

La matematica non è un’opinione. Eppure, quando si tratta di ore di lavoro del personale sanitario turnista, i conti non tornano. In caso di malattia, infatti, gli infermieri professionali, i medici, e gli Oss, Operatori socio sanitari, vengono retribuiti in base all’orario «virtuale», ovvero quello stabilito sulla carta. Un monte ore giornaliero che però il più delle volte non coincide con quello reale che è chiamato a fare il lavoratore. Con il risultato che il professionista risulta spesso in debito di ore rispetto all’azienda ed è costretto a recuperarle. Inoltre, di una discordanza nella retribuzione. «Questo genera confusione. E soprattutto l’impossibilità di pianificare correttamente il lavoro e l’orario di ciascun turnista, che fatica addirittura a pianificare la propria vita non solo lavorativa ma anche privata», denuncia il sindacato Uil, per bocca del segretario Ernesto Tamburini. A dare ragione a Uil in materia ci sono già due sentenze, le prime in Italia. Il primo processo, la cui sentenza è datata 21 gennaio 2009, è stato intentato e vinto contro l’Azienda ospedaliera. Il secondo, la sentenza è stata pronunciata proprio l’altro giorno, contro l’Ulss 20.
«Questa volta ad avere torto, secondo il giudice, è l’Ulss 20, condannata a sostenere le spese processuali e a risarcire il lavoratore. Poca cosa, in termini economici, ma si tratta di una causa pilota che spero serva in futuro per disciplinare una volta per tutte la questione sia nella sanità pubblica che in quella privata, nelle cooperative sociali e negli enti locali», spiega Tamburini.
La questione si può riassumere così. Per assicurare che nei reparti le prestazioni siano garantite 24 ore su 24, spesso c’è discordanza tra i turni previsti per legge, di 7 ore e 12 minuti ciascuno, 6 in alcuni casi, e i turni che invece sono chiamati a fare gli addetti ai lavori, di 8, 9 ore al giorno. In questo quadro, è quindi scorretto, come invece accade, retribuire alla persona, in caso di assenza giustificata o malattia, solo le 7 ore e non quelle che invece era chiamato effettivamente a svolgere, segnate poi come debito orario da recuperare. «Ed è proprio questa discrepanza che le due sentenze hanno riconosciuto, e che ci fornisce il precedente per cercare di normare l’intera questione», spiega Tamburini, che si scaglia contro le aziende, non ultima l’Ulss 20: «I dirigenti che si sono occupati del personale e hanno affrontato con arroganza il processo, perdendolo, dovrebbero essere allontanati perché non fanno che danni».
Questo è anche l’argomento che verrà affrontato giovedì prossimo alle 14 in sala Marani, nel convegno «L’uomo è, deve essere e rimanere, il soggetto, il fondamento, il fine, della vita sociale ed economica», il cui obiettivo è fare il punto sulle condizioni di lavoro del personale turnista nell’ambito medico infermieristico e socio-assistenziale, proprio partendo dal diritto e dalla dignità non solo dei lavoratori, ma anche degli assistiti. «A servizio della persona c’è una persona›, è una delle frasi chiave su cui ruota il tema principale del convegno, che oltre ai sindacalisti richiamerà anche docenti, psicologi e altri esperti. Non dobbiamo dimenticare la delicatezza del lavoro di cui stiamo parlando», ha detto Tamburini. Altra questione: le reperibilità. Anche qui i conti non tornano. «Ma meglio disciplinare, intanto, le ore di lavoro ordinario e poi affrontare le problematiche che ruotano intorno alle reperibilità», aggiunge Tamburini.

 

ILARIA NORO