di Antonio Sciotto
TESTO UNICO Il sindacato: tornare alla versione Prodi
Cgil: «Cancella le tutele via la controriforma Sacconi»
Non basta la «riscrittura» annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi:
le nuove norme sulla sicurezza del lavoro elaborate dal governo vanno
cancellate. In particolare, certo, l'articolo 15 bis - più noto come «salva
manager», quello che scarica le responsabilità dai vertici dell'azienda ai
lavoratori - ma, ha aggiunto ieri il sindacato, «tutto il testo rappresenta una
vera e propria controriforma, fatta per togliere i pioli al sistema di garanzie
e tutele attuali, che così crolla: bisogna tornare interamente al Testo Unico
del governo Prodi». Le parole sono della segretaria confeederale Paola Agnello
Modica, che ieri insieme a Carlo Smuraglia e a due esperti della consulta
giuridica Cgil, ha fornito un quadro completo della riforma governativa. Lo
stesso Smuraglia ha ricordato che «non solo la Cgil chiede di cancellare la
norma che scarica le responsabilità sui lavoratori, ma lo hanno fatto le Regioni
e oltre 60 docenti universitari di materie penali, in un appello inviato al
Presidente della Repubblica Napolitano».
Il ministro Sacconi, però, ancora nell'ultima riunione tenuta con tutte le parti
sociali la settimana scorsa - all'indomani dell'allarme lanciato dai presidenti
delle regioni - riferisce la Cgil che «ha ribadito la volontà di riscrivere la
norma, ma conservandone lo spirito: il che è come dire che la vuole lasciare
intatta». Insomma, il titolare del Welfare, non potendo affermare esplicitamente
che non vuole fare dietro-front, cerca di aggirare l'ostacolo e prendere tempo,
pur di non mettere mano in maniera radicale al testo. Di seguito, una summa
degli elementi peggiori contenuti nella riforma:
L'imprenditore è intoccabile
Cominciamo dall'articolo più noto della riforma sacconiana, il famigerato 15
bis: il datore di lavoro o il dirigente non rispondono di una morte o infortunio
se l'evento è ascrivibile, anche solo in parte, alla responsabilità di un
preposto, progettista, medico competente, fino al lavoratore, anche se autonomo.
Basta dunque che un soggetto subordinato abbia un minimo di colpa, per scaricare
del tutto il datore di lavoro, anche se questo abbia contribuito causalmente
all'infortunio. «Si profila chiaramente l'incostituzionalità - spiega il
giurista Luca Masera - dato che si individua una precisa categoria di persone, e
solo quella, che viene esentata dalla responsabilità». Inoltre, non è affatto
vero che questa legge non inciderà sui processi in corso, ad esempio quello
Thyssen: la Consulta del lavoro spiega che la norma si applica non appena entra
in vigore, a maggior ragione per il fatto che è favorevole all'imputato, e
perciò opera retroattivamente.
Il delegato? Te lo sceglie l'azienda
Il testo del governo - composto da ben 136 articoli, fatto già
abbastanza anomalo per un semplice «correttivo» - è tutto disseminato di norme
che svuotano le attuali tutele e i diritti. Ad esempio: il rappresentante
territoriale dei lavoratori alla sicurezza non sarà eletto dagli stessi operai,
ma potrà essere nominato dall'organismo paritetico imprese-sindacati. Ma non
basta, perché la figura dell'Rls - come quella dell'Rsu - è praticamente
svuotata di ogni funzione, a partire da quella contrattuale: si dispone infatti
(articolo 9) che le Rsu non potranno più avere titolarità contrattuale sulle
condizioni reali di lavoro: organizzazione, tempi, ritmi, orari, carichi di
lavoro, turni. Non si capisce bene a questo punto che senso avranno, d'ora in
poi, i delegati. Ancora: il datore di lavoro può redigere il documento di
valutazione dei rischi secondo criteri di propria scelta, non più secondo
procedure standard, e successivamente dovrà farlo validare dall'Rls, ma senza
l'obbligo di fornirgli lo stesso documento. Dunque l'Rls si dovrà prendere la
responsabilità di firmare un testo che non può avere. Un vero «mostro»
giuridico.
La certificazione fatta in casa
Cambiano anche tutti i criteri relativi alla certificazione delle procedure e
dei macchinari. L'articolo 2 bis introduce il concetto di «presunzione di
conformità»: basterà che il datore di lavoro si dimostri conforme alle «norme
tecniche e buone prassi», perlopiù formali, per poter far discendere da questo
la sicurezza presuntiva di tutto il processo produttivo. Potranno essere gli
enti bilaterali imprese-sindacati a fornire le certificazioni, e gli organismi
pubblici addetti ai controlli dovranno tener conto dell'esistenza della
certificazione quando pianificano le ispezioni (in poche parole, chi avrà il «certificatino»
a posto non si vedrà mai piombare in azienda un ispettore). «E' molto grave che
non sia più un ente terzo, pubblico, a fornire i certificati, ma che questi
vengano dati dagli stessi soggetti coinvolti nella produzione e dunque nei
possibili infortuni», spiega la giurista Olivia Bonardi. Ancora: vengono
riautorizzate le visite preassuntive da parte dei medici dell'impresa, mentre
chi si infortuna o è vittima di una malattia professionale, nel caso in cui
riesca a mantenere il posto, potrà essere demansionato e inaquadrato a un
livello retributivo più basso.
8.5.09 manifesto