Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, con diritti, retribuzioni e servizi sanitari che non saranno più uguali per tutti, ma che varieranno a seconda della fabbrica dove si lavora o del territorio in cui si risiede

 

Roberto Farneti (liberazione)


Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, con diritti, retribuzioni e servizi sanitari che non saranno più uguali per tutti, ma che varieranno a seconda della fabbrica dove si lavora o del territorio in cui si risiede. Solo i più fortunati - quelli che se lo possono permettere - potranno ricorrere a forme di assistenza integrativa, nell'ambito di un progetto di lungo periodo che prevede la completa privatizzazione del diritto alla salute e alla pensione. Resta confermato anche l'obiettivo, in prospettiva, dell'abrogazione definitiva dell'articolo 18, per consegnare alle imprese la libertà assoluta di licenziare. E' questo il nuovo welfare che il governo Berlusconi prepara per l'Italia dei prossimi anni. Uno stato sociale a misura di Confindustria, i cui principi, fissati nel Libro Bianco approvato ieri dal consiglio dei ministri, sono stati furbescamente illustrati dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.
«L'Italia è un Paese spaccato tra un Nord e un Sud e il Libro Bianco ha l'obiettivo di ricomporre l'Italia e gli italiani», esordisce Sacconi. Ottima intenzione. In realtà, le soluzioni proposte vanno nella direzione opposta. Se da un lato infatti Sacconi nega che il Libro Bianco proponga la reintroduzione delle "gabbie salariali" («Non è esatto», precisa), dall'altro però ribadisce il principio per il quale «sia in relazione alle provvidenze ai bisogni, sia al modo di distribuire la ricchezza» ci sono questioni che «devono fare i conti con la realtà che il costo della vita è diverso» nelle diverse parti del Paese. Non c'è niente di male, quindi, se un lavoratore del sud, a parità di mansione e anzianità di servizio, viene retribuito meno di un suo collega del nord. Come si arriverà a questo? «Certamente - risponde prontamente Sacconi - aiuterà il decentramento della contrattazione».
Non è un caso, infatti, che il Libro Bianco recepisca interamente i contenuti dell'accordo sul nuovo modello contrattuale siglato lo scorso 22 gennaio da Confindustria con Cisl e Uil ma senza la Cgil. Il sindacato guidato da Guglielmo Epifani è l'unico che continua a difendere la funzione solidale del contratto nazionale di lavoro. Secondo Sacconi è una battaglia di retroguardia. Il futuro, per lui, è rappresentato dallo «Statuto dei lavori ipotizzato da Marco Biagi», presentato come un modo per abbattere le differenze tra il lavoro subordinato tradizionale e tutelato e le nuove forme di precariato, che in questi anni hanno prodotto un esercito di lavoratori privi di diritti. Differenze che possono essere superate tramite un sistema di «tutele progressive del lavoro costruite per geometrie variabili in funzione della anzianità di servizio e del reale grado di dipendenza economica del lavoratore».
Come si vede, l'obiettivo non è quello di estendere (come voleva la legge Smuraglia) l'area delle tutele senza prevedere alcuna forma di rimodulazione all'interno del lavoro dipendente. Al contrario, viene ribadita la volontà di fissare alcuni "paletti" rappresentati da diritti minimi considerati validi per tutti i lavoratori - ma solo sulla carta - come quello alla sicurezza e a una retribuzione dignitosa, per poi mollare la zavorra dello Statuto dei Lavoratori, incluso il famoso articolo 18, quello che impedisce i licenziamenti senza giustificato motivo. «Sono molto incalzato, paradossalmente, da Pietro Ichino (deputato del Pd ndr ) a mettere in discussione l'art.18 - riferisce Sacconi - ed io invece ho inserito questo tema nel Libro Bianco proprio per ricordare» che, per cambiare l'art.18, «è necessario che ci sia un preciso contesto fatto di dialogo sociale, di un nuovo sistema già consolidato di tutele sociali effettive per tutti ed infine di uno Statuto dei Lavori». Inoltre «in un tempo di crisi» come è questo, «non possono essere all'ordine del giorno - spiega ancora il ministro - riforme di ammortizzatori sociali, né art.18, né pensioni che comunque generano soluzioni di continuità e quindi stress. Quando lo affrontammo in passato era invece una stagione di crescita».
Due invece le parole chiave nel Libro Bianco per quanto riguarda la sanità: territorio e federalismo fiscale. Lo strumento che viene individuato per superare il divario territoriale è infatti «la responsabilità locale» a partire dai servizi socio-sanitari territoriali, che mancano al Sud. «La spesa eccedente rispetto al livello efficiente - si legge nel testo - dovrà rimanere, completati i processi riorganizzativi, a carico delle Regioni e trovare copertura in aumenti della pressione fiscale, nello spostamento di risorse all'interno del bilancio, o in compartecipazioni da parte dei fruitori». Va quindi in soffitta il principio di solidarietà tra le aree più ricche e meno ricche del paese.


07/05/2009