Più che un Libro bianco sembra un libro dei sogni. Anzi il
libro di un sogno: quello di realizzare una società vagamente
anestetizzata, priva di conflitti sul lavoro, le cui regole di
convivenza e litigio economici (le cosiddette relazioni industriali)
siano affidate non più al contenzioso (alla Legge) ma alle dinamiche
produttive, magari determinate a livello locale. Insomma “un libro
bianco nazional-popolare”, fatto pensando al “senso comune del popolo”.
Con queste parole il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche
sociali, Maurizio Sacconi, ha presentato il testo da lui elaborato che
potrebbe plasmare il futuro modello sociale italiano. Un documento
ambizioso – lo si intuisce dalle parole scelte da Sacconi nel
presentarlo in conferenza stampa – che allarga il contesto del mercato
del lavoro (sul quale si concentrò il precedente Libro bianco
presentato dalla destra nel 2001) anche a welfare, salute, protezione
sociale. Ma il nucleo resta il lavoro e, come nel 2001, il governo
rilancia l’idea dello “Statuto dei lavori”, ossia manda un messaggio
chiaro: intende mettere mano allo Statuto dei lavoratori, cambiarlo, o
almeno riprovarci.
"La vita buona della società attiva", questo il titolo
del documento (non ancora stampato né distribuito) che è stato
presentato al Consiglio dei ministri del 6 maggio. Un documento, dunque
non un disegno di legge. Un’idea di quale legislazione potrebbe entrare
in vigore nel prossimo futuro. Si tornerà dunque a parlare di articolo
18 (la norma dello Statuto che vieta il licenziamento senza giusta
causa), diritto del lavoro, tutele del lavoro. Il documento, infatti,
auspica nuove regole per i licenziamenti. E regole e statuti a livello
produttivo e territoriale mantenendo una non meglio specificata cornice
nazionale.
La strada dello "Statuto dei lavori", "attenta ai meriti e ai
bisogni della persona", si legge nel documento che illustra il
Libro bianco diffuso dal ministro, "presuppone un diritto del
lavoro sostanziale governato da un autonomo ed efficiente sistema di
relazioni industriali più che dalla logica tutta formalistica della
norma inderogabile di legge”. Una concezione “burocratica dei rapporti
di lavoro che alimenta un imponente contenzioso e un sistema antagonista
e conflittuale di relazioni industriali". Il che significa probabilmente
che per il lavoratore licenziato, in futuro, non ci sarà più la
possibilità di ricorrere a un magistrato. Che la legge metterà meno
bocca tra lavoratore e azienda, lasciando spazio ai rapporti di forza.
"I tre diritti fondamentali del lavoro - salute e
sicurezza, apprendimento continuo ed equa remunerazione - possono essere
esaltati - continua il documento - e meglio perseguiti nella ottica
unitaria dello Statuto dei lavori ipotizzato da Marco Biagi quale corpo
di tutele progressive del lavoro costruite per geometrie variabili in
funzione della anzianità di servizio e del reale grado di dipendenza
economica del lavoratore". A quel punto le stesse proposte di incidere
sul regime del recesso dal rapporto di lavoro "potranno realizzare un
maggiore consenso collegandosi a un congruo periodo di inserimento e
collocandosi in un moderno sistema di tutele attive. La maggiore enfasi
sulle tutele nel mercato potrebbe anche facilitare la ricomposizione
delle carriere e dei percorsi lavorativi - nella transizione da attivo,
inattivo, dipendente, coordinato, in formazione - mediante meccanismi di
ricongiunzione e totalizzazione".
Probabilmente tenendo conto delle “scottature” degli anni
passati, il ministro Sacconi in conferenza stampa risponde in
modo molto diplomatico a chi gli chiede se il governo intende o no
toccare l’articolo 18. "In un tempo di crisi come quello che stiamo
vivendo non possono essere all'ordine del giorno né le riforme degli
ammortizzatori sociali, né dell'articolo 18, né delle pensioni", dice
Sacconi, spiegando che proprio “non si può dire” se l’intervento sulla
norma sarà fatto entro la legislatura. “L’intenzione principale –
prosegue Sacconi - è stata di mettere i paletti alla discussione”
sull’articolo 18. Nel Libro bianco 'non c'è l'articolo 18 ma si parla
del punto di arrivo dello Statuto dei lavori nel momento in cui molti
parlano di tutele progressive collegate all'anzianità di servizio'.
Semmai, dice il ministro, 'qui c'è un po' un freno perché il Libro
dice che le modifiche si affrontano nel contesto di un
rafforzamento delle tutele: solo nel ridisegno dello Statuto dei lavori
in cui si ricostruiscono le tutele'. Ammette però Sacconi:
“Paradossalmente sono molto incalzato dall’onorevole Ichino
(giuslavorista, deputato del Pd ed estensore di una proposta di legge al
riguardo, ndr) a mettere in discussione l’articolo 18”.
Secondo Sacconi "sono oramai maturi i tempi per assetti
regolatori e statuti normativi specifici per tipologia di
settore produttivo, ma anche territorialmente diversificati fermo
restando uno standard protettivo minimo e omogeneo sull'intero
territorio nazionale - soprattutto per quanto riguarda la tutela della
salute e sicurezza sul lavoro - volto essenzialmente a scongiurare
fenomeni di dumping sociale". "Per restare coerente alla propria
ispirazione originaria - spiega ancora il documento presentato dal
ministro - e nel contempo sostenere le logiche di sviluppo delle
imprese, il diritto del lavoro dovrà in ogni caso superare i limiti
della distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato in modo da
ricomprendere nel suo campo di applicazione generale tutte le tipologie
contrattuali in cui sia dedotta una attività lavorativa in senso ampio.
Abbracciare ogni forma di lavoro di indiscusso valore economico reso in
un contesto organizzativo a favore o nell'interesse di altri rappresenta
il primo passo per una graduazione delle tutele in funzione dei meriti e
dei bisogni".
Nel Libro si disegna un nuovo Welfare finanziariamente
sostenibile nonostante l’invecchiamento della popolazione, e dunque
prima o poi (superata la crisi) si tornerà a parlare anche di aumento
dell’età pensionabile. Al centro del testo c’è l’integrazione fra
servizi pubblici e privati, e soprattutto la ricomposizione della
frattura tra Settentrione e Meridione. In tema di sanità, ha detto
Sacconi, "abbiamo servizi sociosanitari assistenziali profondamente
spaccati tra l'Italia più efficiente e quella inefficiente, con un sud
che non ha neanche i servizi territoriali, che ha un sistema
ospedalecentrico che mortifica il territorio". Per questo nel Libro
bianco "è all'ordine del giorno la sanità meridionale", con
"l'accelerazione del risanamento dei servizi socio-sanitari".
"Uno degli strumenti essenziali per la presa in carico
globale - si legge ancora - è il fascicolo personale elettronico,
destinato a raccogliere le informazioni inerenti le varie fasi della
vita, nonché gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi e più
in generale tutte le informazioni utili per l'integrazione sociale e la
partecipazione attiva al mercato del lavoro". Le le “parole chiave” del
Libro bianco, ha detto Sacconi, sono “persona, famiglia e comunità, da
cui discendono i concetti di opportunità, responsabilità e
sussidiarietà".
Si tratta di un testo che ha, addirittura, "l'ambizione di spezzare ogni
tentazione nichilista e eccitare la ricerca della felicità". Parola del
ministro.
Post scriptum: quando il Libro parla di famiglia,
ovviamente intende quella basata sul matrimonio. Gli altri italiani non
hanno cittadinanza nel corposo volume.