Perchè aderisco alla Rete28Aprile (Fabrizio Burattini)

Pubblichiamo la lettera che ci arriva dal compagno Fabrizio Burattini, segretario della Camera del Lavoro di Roma Sud, indirizzata a Nicola Nicolosi (coordinatore nazionale di Lavoro e Società) e a Cesare Caiazza (coordinatore regionale del Lazio di Lavoro e Società).

Caro Nicola, caro Cesare,

questa lettera arriva dopo una (perfino troppo) lunga riflessione, che ha accompagnato nel tempo il mio sforzo di contribuire al dibattito dell'area programmatica "Lavoro Società", perlomeno nel Lazio. Come sapete, ho partecipato e contribuito a creare e a sostenere la sinistra sindacale nella CGIL fin dal "documento dei 39", passando poi per "Essere sindacato", "Alternativa sindacale", "Lavoro società", rappresentandola in tutte le strutture in cui la CGIL ha via via deciso di impegnarmi (CGIL Scuola, apparato confederale regionale, Filtea di Roma, Camera del Lavoro di Roma Sud). Ho partecipato, condividendolo, pur se con molte riserve sulle modalità di gestione, anche al congresso unitario del 2005-2006. Ho contribuito a stimolare una forte reazione dell'area "Lavoro società" alla disastrosa perdita di autonomia della Confederazione registrata nei due anni del governo Prodi. Ma negli ultimi tempi ho verificato dissensi crescenti con l'orientamento di fondo dell'area, con la sua perdita di identità e di funzione. (...)

La sinistra sindacale è stata per decenni in una posizione di trincea e di frontiera, impegnata da un lato a criticare e correggere, nei limiti del possibile, la linea della confederazione e delle sue categorie e dall'altro a contenere la dispersione di forze che si produceva con la "scissione silenziosa" praticata negli anni da migliaia e migliaia di compagne e di compagni che non si riconoscevano più nell'azione della CGIL.
Questa posizione si è seriamente appannata negli ultimi tempi, grazie alle pesanti divisioni interne e alla sempre più grave scomposizione dell'area in gruppi e sottogruppi legati a settori di apparato del tutto estranei al nostro percorso.

Ma ad approfondire e a rendere incolmabile il mio dissenso è stata la posizione che "Lavoro Società" sta assumendo nella prospettiva del prossimo congresso. Attribuire alla linea attuale della Confederazione anche solo un voto di sufficienza significa non capire quanto essa sia inadeguata rispetto alle necessità odierne del mondo del lavoro.
Significa non capire che la linea attuale, per quanto formalmente netta nel rifiuto dell'accordo del 22 gennaio, non affronta nessuno dei nodi alla base dell'apparente paradosso italiano: il sindacato più forte d'Europa, i salari peggiori.
Affermare ad esempio, come fa il documento approvato dal CD nazionale del 21 e 22 aprile, che la CGIL si atterrà alla "inflazione realisticamente prevedibile" nel rinnovo dei contratti significa dire che si continuerà, come fatto negli ultimi 15 anni, a rivendicare a malapena il mantenimento degli attuali miserabili livelli di potere d'acquisto, con il risultato di assistere impotenti e un po' conniventi al suo arretramento.
Affermare la propria volontà di attenersi alla "piattaforma unitaria di maggio" significa alimentare illusioni nella riconquista di una pratica unitaria possibile solo attraverso la andata a Canossa della nostra confederazione.
Come combinare l'opposizione alla derogabilità dei contratti e l'accettazione di accordi come quello dei chimici?
Le lavoratrici e i lavoratori non hanno bisogno di accordi contrattuali che siano privi del riferimento formale all'accordo del 22 gennaio e a quelli del 15 aprile; hanno bisogno di piattaforme contrattuali che vadano in direzione esattamente opposta non solo a quegli accordi ma anche alla piattaforma di maggio, che rivendichino dunque aumenti consistenti e ben oltre qualunque indice di inflazione.
Questo per limitarsi anche solo alla questione salariale (peraltro emblematica di tutta la politica contrattuale); riflessioni analoghe andrebbero fatte su tutto il resto della politica sindacale.
Anche qui a solo titolo di esempio: come combinare la rivendicazione dello sviluppo delle tutele dei precari e delle precarie e il rifiuto di ogni seppur minima autocritica sul "protocollo" welfare del 23 luglio 2007?
E sulle pensioni, non è forse indispensabile una svolta netta della politica sindacale degli ultimi decenni?
Perciò, l'allineamento dell'area "Lavoro società" sulle posizioni di Epifani si colloca in continuità con l'offuscamento della sua identità, della sua funzione e, dunque, della sua ragione di essere già registrato nel corso degli ultimi anni. Le posizioni critiche espresse in numerosi direttivi, sia sul protocollo welfare, sia sulla piattaforma unitaria sul "modello contrattuale", che avevano fatto sperare in una ripresa di vigore del ruolo di "Lavoro società" e, addirittura, in un suo ruolo protagonista nella costruzione di una nuova unità tra le varie sinistre sindacali, grazie a quell'allineamento, si vanificano in un attimo e prefigurano non solo un posizionamento di "Lavoro Società" acritico nei confronti degli orientamenti dominanti nella CGIL e in numerose sue categorie, ma rompono la residua unità di azione delle diverse sinistre, programmatiche e/o categoriali che si era realizzata nei direttivi degli ultimi mesi.
E va detto che la linea attuale è perfino più arretrata di quella seppur ambigua con cui Cofferati diresse la Confederazione nei primi anni 2000. Allora la presa di distanze dalla Cisl e dalla Uil era più netta e la ricerca di un rapporto con i movimenti giovanili più decisa. Che dire della acquiescenza e del consenso con cui Epifani, ad esempio, ha accolto l'idea di Berlusconi di trasformare i terremotati abruzzesi in scudi umani contro le legittime e sacrosante proteste contro il G8? Che dire dell'appoggio di "Lavoro società" all'accordo "ammazza cortei" sottoscritto i primi di marzo dalla CGIL di Roma e del Lazio e dalla CGIL nazionale assieme al sindaco Alemanno e al Prefetto, accordo già concretizzatosi nella repressione del corteo dell' "Onda" che voleva confluire nella manifestazione della FLC CGIL del 18 marzo. Accordo da cui hanno preso le distanze tutti i movimenti giovanili universitari (compresi quelli più vicini alla CGIL), tutti i partiti della sinistra, numerosi quadri e delegati e perfino alcuni parlamentari del PD, definendolo giustamente "incostituzionale" e privo di "qualunque valore giuridico" e connivente con il controllo autoritario delle resistenze sociali alla crisi economica.
Purtroppo, perciò, dopo aver registrato tutti questi fatti e avendo constatato che l'area "Lavoro Società" non rappresenta più, a mio avviso, un punto di riferimento per la sofferenza del mondo del lavoro dipendente e per i fermenti critici pur ampiamente presenti nei posti di lavoro e dentro il sindacato, credo che quell'area non sia più adeguata a esprimere le mie posizioni.
E' con rammarico, ma anche con la convinzione necessaria all'ottimismo della volontà, che vi comunico la mia decisione di uscire dall'area da voi coordinata ai livelli nazionale e regionale e, contestualmente di aderire alla "Rete 28 aprile", decisione che, ovviamente trasmetterò quanto prima alla CGIL Roma Sud e alla CGIL di Roma e del Lazio.

 

Cari saluti.

Fabrizio Burattini
Segretario CGIL Roma Sud