Manager sequestrati, torna di moda il regicidio
Parigi
- I “bossnapping”, accettati dalla maggioranza dei francesi, sembrano dare anche
risultati. Un’inclinazione a rifare il 1793, si dice a destra. Senza mediazioni,
i lavoratori sono indotti a fare da sé. La pratica ha una lunga tradizione
di
Luca Sebastiani (da Rassegna Sindacale)
Forse è un vocabolario un tantino esagerato, ma il
moltiplicarsi dei riferimenti alla Rivoluzione francese nel dibattito sulla
crisi economica la dice lunga sul clima sociale che da qualche tempo si è
instaurato in Francia. Sequestri di manager in seguito a piani sociali lacrime
e sangue. Azioni di boicottaggio più o meno violente e occupazioni di
fabbriche. Il tutto accompagnato da un sostegno deciso dell’opinione pubblica
alle posizioni dei sindacati – anche loro presi un po’ alla sprovvista – che
si è manifestato fra l’altro in occasione dei due scioperi nazionali di
gennaio e marzo che hanno portato in piazza fra i due e i tre milioni di
lavoratori. Nonostante i segnali di malessere si traducano sempre più spesso
in azioni clamorose, il presidente della repubblica non sembra però incline a
ulteriori iniziative. Per Sarkozy quello che si doveva fare è già stato fatto
col piano anticrisi del governo di François Fillon. Punto e basta. Eppure è
dalla sua maggioranza che continuano a essere evocati i rischi
dell’immobilismo di fronte ad una situazione sociale sempre più degradata.
L’ex premier Dominique de Villepin ha osservato che “in Francia esiste un
rischio rivoluzionario”.
Il capogruppo della maggioranza all’Assemblea nazionale, Jean François
Copé, ha constatato “l’inclinazione dei francesi a voler fare in continuazione
il 1793”. Anche Sarkozy ha dovuto ammettere che è difficile governare
un “paese regicida”, ma questo non lo ha spinto a fare qualcosa in direzione
dei lavoratori. Senza mediazioni, lasciati soli di fronte ad una crisi che si
manifesta giorno dopo giorno con nuovi annunci di chiusure e licenziamenti, i
lavoratori sono allora indotti a fare da sé. Privi di interlocutori politici,
senza un dialogo sociale degno di questo nome e di fronte alla rigidità delle
aziende, si stanno diffondendo così le azioni dirette che spesso scavalcano i
sindacati. Ad esempio i lavoratori di due filiali di Edf e Gdf, in sciopero da
diversi giorni per rivendicare aumenti salariali, sono passati a tagliare gas
e elettricità. Circa 70mila cittadini hanno subito black out momentanei e i
sindacati hanno preso le distanze da queste azioni.
Ma le iniziative più spettacolari sono stati i bossnapping, i
sequestri dei manager. In poco più di un mese se ne sono contati
almeno sei. Dopo la Sony, 3M, Caterpillar, Scapa, Faurecia, la scorsa
settimana è stato il turno della Fm Logistic, cinque dirigenti della quale
sono stati sequestrati per una giornata intera nella sala riunioni del sito di
Woippy, a est di Parigi. Obiettivo: costringerli a riprendere il negoziato
sulle condizioni di licenziamento. L’azienda ha infatti deciso di chiudere il
sito entro il 2010 e di sopprimere i 489 posti di lavoro. Come in quasi tutti
i bossnapping precedenti i lavoratori non contestano la sostanza dei piani
sociali, ma solo il numero dei licenziamenti e le indennità. Le “operazioni”,
bisogna dire, finora hanno funzionato e in quasi tutti i negoziati i
lavoratori hanno ottenuto un aumento delle indennità di licenziamento e, come
nel caso della Caterpillar, la diminuzione dei posti soppressi. Il che fa
pensare che se il governo nonsi muoverà, i sequestri continueranno. Due
settimane fa Sarkozy aveva condannato i bossnapping, ma le sue minacce non
sono servite a fermare il fenomeno né a invertire l’appoggio dell’opinione
pubblica. Interrogato dai sondaggisti, il 45 per cento dei francesi ha infatti
dichiarato di ritenere “accettabile” il sequestro come metodo di contestazione
sociale. Se poi il 30 per cento approva in pieno, è il 63 per cento che
giudica quello dei sequestri come un comportamento “comprensibile”. Sulla
stessa lunghezza d’onda sono anche i sindacati. Bernard Thibault, segretario
generale della Cgt, ha parlato dei sequestri come di “epifenomeni” e ammesso
che, “anche se la Cgt non li incoraggia”, spesso “sono organizzati sul
territorio in un quadro sindacale”.
I media fanno un gran rumore. I giornali gli danno un gran risalto, ma
in realtà in pochi ricordano che il sequestro dei dirigenti da parte dei
lavoratori è una pratica che in Francia ha una lunga tradizione. Poco
sindacalizzati, e con un dialogo sociale che non è mai stato realmente tale, i
lavoratori francesi hanno storicamente un rapporto stretto con l’azione
diretta. L’unica differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che mentre un tempo
si sequestrava per rivendicare i diritti, in questi mesi i lavoratori usano
l’arma del bossnapping come strumento difensivo, mossi da un sentimento
d’ingiustizia e spesso di disperazione.
“Il sequestro è una pratica ricorrente, che risale ai tempi del Fronte
popolare e che è stato ripreso in particolar modo negli anni che
hanno seguito il ’68”, ricorda il politologo e specialista del movimento
sindacale René Mouriaux. Rispetto a quello che sta accadendo in questi giorni,
solo le ragioni e il contesto sono differenti. Negli anni 70 le azioni erano
“offensive, per la conquista di nuovi diritti” nel contesto della crescita dei
“Trenta gloriosi”, il trentennio del boom. La radicalizzazione che si può
costatare oggi è invece dovuta alla difesa del lavoro. “Si tratta di conflitti
difensivi in una congiuntura economica molto degradata in settori di attività
e in bacini di lavoro a loro volta degradati”, spiega il sociologo Jean Michel
Denis. Azioni della “disperazione” quelle alla Caterpillar o alla Sony, in
linea col conflitto alla Cellatex, dove nel 2000 i lavoratori avevano
minacciato di far saltare la fabbrica di Givet, nelle Ardenne, per ottenere un
aumento delle indennità di licenziamento.
Qualcosa è evidentemente successo però, perché negli ultimi
dieci anni “le lotte si erano intensificate ma non radicalizzate”, dice Jérome
Pélisse, specialista dei conflitti del lavoro dell’università di Reims. Tra il
2003 e il 2004 ad esempio, i sequestri o le minacce di distruzioni di beni non
hanno rappresentato che l’un per cento dei conflitti. “Al contrario tra il ’98
e il 2004 sono aumentati gli scioperi brevi e le forme di lotta senza
interruzione del lavoro: petizioni, rifiuto degli straordinari e così via”.
Secondo l’esperto i sequestri di questi giorni servono per “ridare un corpo e
una figura a chi prende le decisioni. I luoghi del potere si erano diluiti e i
salariati non avevano più presa su chi decide”. I sequestri tendono a
confutare allora la convinzione che si era diffusa negli ultimi anni che
nessuno era più veramente responsabile delle decisioni economiche, “come se
esse si fossero imposte automaticamente”. Per Pelisse la violenza simbolica
esercitata sul manager non è allora che la risposta alla violenza che
subiscono i lavoratori quando vengono licenziati, “una violenza sociale e
invisibile”. Sequestrare il padrone, dice Isabelle Sommier, direttrice del
Centro di ricerche politiche della Sorbona, “appare allora come un sussulto di
dignità per attirare l’attenzione sulla propria sorte ingiusta”. Per Michel
Ducret della Cgt il bossnapping è “la forma d’azione dei lavoratori che sono,
alla fine, senza fiato”, e, aggiunge Nicolas Benoit, della Cgt Catarpillar,
“noi sindacati siamo un po’ scavalcati da questa collera che monta”.
Secondo Guy Groux, ricercatore del Centro studi sulla vita politica francese,
non ci sono dubbi che “con la successione di piani sociali questo tipo
di pratiche si estenderà, tanto più che può rivelarsi efficace”. Se
le grandi manifestazioni di piazza e gli scioperi nazionali indetti
unitariamente dai sindacati non smuovono il governo di un passo, “le lotte
radicali localizzate, frutto della disperazione”, finora hanno ottenuto
risultati concreti.
24/04/2009 16:52
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