Documento conclusivo del comitato direttivo nazionale CGIL del 21 e 22 aprile

CD CGIL     21 e 22 aprile

DOCUMENTO CONCLUSIVO.

Il Comitato Direttivo della CGIL, che si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del terremoto in Abruzzo, fa proprio il documento su emergenza, transizione e ricostruzione elaborato dalle strutture territoriali abruzzesi e dalla  CGIL nazionale.

Il Comitato Direttivo approva la decisione di non sottoscrivere l’accordo separato del 15 aprile. Nei fatti questa intesa conferma e precisa i contorni dell’accordo separato del 22 gennaio, rendendo ancora più evidenti le ragioni del nostro dissenso.

Il C.D. ribadisce che l’accordo non rappresenta una scelta innovativa, ma semplicemente riduce il Contratto Nazionale di Lavoro ad un meccanismo di riallineamento semiautomatico all’inflazione depurata dai costi dell’energia che, sommata all’adozione di una base di calcolo più bassa, realizza la riduzione programmata del potere di acquisto del salario di tutti i lavoratori. Per contro la contrattazione di secondo livello non viene estesa oltre quanto già previsto dall’accordo del 23 luglio 1993. Anzi l’introduzione esplicita della derogabilità del contratto nazionale apre scenari preoccupanti con il pericolo di un esteso ricorso a pratiche di dumping contrattuale. Lo stesso elemento di garanzia, per come è stato definito, è destinato a interessare una parte assolutamente minoritaria dei lavoratori.

Da tutto ciò appare evidente come l’accordo non corrisponda alle richieste della piattaforma unitaria che partivano dall’assunto di recuperare quote di reddito reale al lavoro dipendente e di estendere la contrattazione di secondo livello.

Questa, del resto, risulta essere l’opinione del 93% dei 3.643.836  lavoratori e pensionati che, per iniziativa della CGIL, hanno potuto esprimere un voto sull’intesa separata.

La negazione di una consultazione unitaria vincolante rende evidente una scelta autoreferenziale delle relazioni sindacali nel nostro Paese, e richiama l’ urgenza della definizione di regole democratiche esigibili.

Un accordo separato sulle regole della contrattazione segna uno spartiacque nella storia del sindacato confederale italiano  e rappresenta l’abrogazione unilaterale della costituzione materiale che ne ha fin qui regolato i rapporti.

Questo rende ancor più evidente che non è rinviabile un’iniziativa, della quale la CGIL intende farsi portatrice, che definisca con chiarezza le regole della rappresentanza sindacale e della democrazia di mandato.

Abbiamo lavorato, in questi mesi, perché crescesse la consapevolezza della gravità e della profondità della crisi. Le iniziative su questo fronte, e non l’accordo separato sulle regole contrattuali, avrebbe dovuto caratterizzare l’azione del sindacato confederale.

La straordinaria partecipazione alla manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo dimostra quanto sia radicata questa consapevolezza tra i lavoratori, i giovani e i pensionati del nostro Paese.

La crisi avrebbe dovuto essere l’occasione di uno sforzo solidale e convinto per tamponare l’emergenza e, insieme, gettare le basi per i cambiamenti strutturali senza dei quali è impossibile puntare a colmare il divario di sviluppo che ha caratterizzato il nostro Paese rispetto all’Europa.

Il Governo, prima di ogni altro, ha scelto invece la via della divisione delle forze sociali, della negazione della profondità della crisi per sottrarsi ad un confronto sui necessari interventi strutturali ed insieme sfuggire l’obbligo di investire risorse straordinarie per contrastare la recessione.

Assistiamo invece ad un uso strumentale della crisi che, nella negazione sistematica di un confronto trasparente e democratico, nelle iniziative volte a limitare il diritto di sciopero, nella crescente autoreferenzialità del confronto sociale, nel controllo sempre più sistematico dell’informazione, fa intravedere un restringimento degli spazi e dei luoghi della democrazia che deve trovare un adeguato contrasto.

La CGIL non si rassegna a questo scenario ed intende continuare ed estendere la propria iniziativa e la propria capacità di elaborazione per riaffermare i cardini di una decisa politica di innovazione del Paese. Il mondo del lavoro e la sua riunificazione resta il nostro punto di riferimento, il luogo da dove ripartire per sviluppare questa politica.

E’ evidente che il cambiamento comporta coerenti interventi di politica industriale ed una efficace strumentazione di ammortizzatori sociali e di tutele per chi perde il lavoro. Sono insufficienti o mancanti le risposte all’esigenza posta di allungamento a 104 settimane del periodo di godimento della CIGO, sulla revisione dei massimali, sui contratti di solidarietà così come sulle indennità di disoccupazione, mentre resta lontana la effettiva protezione dei precari. Siamo convinti dell’utilità di un impegno tra le parti teso ad evitare i licenziamenti come ulteriore azione straordinaria contro la crisi. Giudichiamo invece intollerabile la misura sul lavoro accessorio per le “casalinghe” e per le attività svolte il sabato e la domenica (voucher).

Il CD da mandato alla segreteria di definire specifiche azioni di mobilitazione anche nazionali, ricercando il massimo di unità possibile, a partire dai punti più acuti di crisi per riportare al centro dell’attenzione il lavoro, la tutela delle persone e il futuro produttivo del Paese. La CGIL parteciperà con convinzione alle manifestazioni contro la crisi che la CES ha proclamato e che si svolgeranno in quattro capitali europee nel mese di maggio.

Noi pensiamo che si debba lavorare per uno sviluppo sostenibile che contenga una più equa distribuzione del reddito, della ricchezza e delle opportunità, che consenta ai lavoratori e ai cittadini di vivere in sicurezza e che avvii una decisa conversione del modello energetico anche per contrastare i cambiamenti climatici.

Va ripresa con forza l’iniziativa sull’equità fiscale, per battere l’evasione e l’elusione e premiare la fedeltà fiscale. La piattaforma unitaria sul fisco deve essere rilanciata e sostenuta con iniziative specifiche, in particolare rivendicando l’accentuazione del carattere progressivo dell’imposizione fiscale per permettere una redistribuzione del reddito a favore delle fasce più basse. Vanno corrette tutte le imposte che penalizzano l’occupazione e ridotto il cuneo fiscale e contributivo a partire dal lavoro più povero.

Va sviluppata e qualificata la contrattazione sociale territoriale preservando lo stato sociale universalistico come fattore fondamentale per l’affermazione delle tutele e l’esigibilità dei diritti, oltre che come fattore attivo per il superamento della crisi e per uno sviluppo di qualità cosi come indicato nell’iniziativa dell’11 marzo scorso.

Continueremo a  lavorare perché i rinnovi contrattuali, le piattaforme e gli accordi siano coerenti con i principi della piattaforma unitaria di maggio e prevedano la validazione democratica da parte di tutti i lavoratori. Inoltre i nuovi contratti non potranno contenere il sistema di regole definito nelle intese separate. La sfida che lanciamo è quella della qualità della contrattazione nazionale e di secondo livello, per conquistare rinnovi che rispondano positivamente all’insieme dei problemi delle condizioni di lavoro.

In particolare

  • Pensiamo a piattaforme che rivalutano il salario sulla base dell’inflazione realisticamente prevedibile, con la certezza del recupero degli eventuali scostamenti, al fine di tutelare il reddito dei lavoratori e per concorrere a sostenere la domanda interna.

  • Pensiamo ad un effettivo allargamento della contrattazione di secondo livello valorizzando l’autonomia e sollecitando la capacità di innovazione delle RSU. Va esclusa invece la destrutturazione dei contratti nazionali attraverso le deroghe

  • Pensiamo allo sviluppo delle tutele per i lavoratori precari e per quelli in cassa integrazione, affermando una effettiva riunificazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro.

  • Sui temi della crisi, delle risposte da dare sul territorio e sulle solidarietà da attivare è necessario un momento specifico di approfondimento che affidiamo all’Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro convocata per il 18 e 19 maggio.

    La CGIL terrà entro il prossimo mese di giugno una Assemblea Programmatica per ricollocare in una cornice strategica, alla luce della crisi, la propria iniziativa e la griglia delle proprie priorità.

    L’Assemblea Programmatica segnerà inoltre l’avvio della fase congressuale da definire formalmente con una specifica riunione del Comitato Direttivo da convocare entro il mese di luglio.

    Il Comitato Direttivo della CGIL, infine, impegna tutta l’organizzazione ed invita tutti i lavoratori, i giovani e i pensionati a partecipare  alle manifestazioni indette per il 25 aprile ed il prossimo Primo maggio.

    Roma 22 aprile 2009