di Orsola Casagrande
(Manifesto del 18.4.2009)
FINCANTIERI
I lavoratori contro l'accordo separato E contro Fim-Uilm
L'accordo separato va contrastato con la guerriglia negli stabilimenti perché è
un accordo che darà sostanzialmente mano libera all'azienda. Non usa mezzi
termini la Fiom per illustrare quanto sta accadendo in queste settimane negli
stabilimenti italiani di Fincantieri. Da Monfalcone a Marghera, da Riva Tigroso
a Sesti Ponente, scioperi e assemblee per dire no a un accordo separato che avrà
come effetto l'abbassamento dei salari ma anche un peggioramento delle
condizioni di lavoro, che poi significa un abbassamento della sicurezza nei
cantieri. Guerriglia vuol dire naturalmente far sentire la proprio voce.
La Fiom l'ha ribadito chiaramente: continuerà a «difendere e sostenere la
battaglia dei lavoratori contro gli accordi separati», come dice Giorgio Molin,
segretario Fiom di Venezia. A Marghera, del resto, su 15 Rsu, 8 si sono espresse
esplicitamente contro l'accordo separato ma in totale a non averlo firmato sono
state in 12. A dimostrazione del fatto che anche i lavoratori di Cisl e Uil (che
invece l'accordo lo sostengono a livello di vertici) non ne vogliono sapere. Se
ancora ci fosse stato qualche dubbio sul fatto che i lavoratori non seguono i
loro rappresentanti sindacali, basta ascoltare i resoconti dell'assemblea che si
è svolta a Monfalcone giovedì, promossa da Fim e Uilm nazionali per spiegare
l'accordo. Assemblea molto partecipata e molto calda. Con fischi e applausi
ironici fin dall'arrivo dei due segretari nazionali, Mario Ghini della Uilm e
Bruno Vitali della Fim. Una contestazione pesante, durata oltre mezz'ora, con
gli oltre 800 lavoratori stipati nella ex sala mensa per nulla disposti a
recedere dalla loro posizione di contrarietà (la Fim locale non ha sottoscritto
l'accordo separato firmato invece dalla Fim nazionale) a un accordo che è
considerato peggiorativo. I lavoratori hanno consegnato a Vitali una tuta blu
con l'invito a lavorare in fabbrica per una settimana per vedere come funzionano
le cose davvero.
«La risposta dei lavoratori all'accordo separato - dice Giorgio Molin - è stata
straordinaria. Ci sono stati cortei interni e scioperi ovunque. E non soltanto
dei lavoratori della Fiom». I cantieri si sono svuotati, come ieri ancora una
volta a Monfalcone, segno ancora una volta che contro questo accordo sono
schierati tutti gli operai. E in alcune assemblee gli iscritti Fim hanno
presentato ordini del giorno con la richiesta del referendum. Fim e Uilm però si
sono rifiutate di metterli ai voti e di assumerli. Per Giorgio Cremaschi sarebbe
«necessario che Fim e Uilm prendessero atto della realtà. Il loro accordo non
passa nemmeno nelle loro assemblee. Il dissenso dei lavoratori è totale.
Chiediamo a Fim e Uilm una scelta di consapevole coraggio: ritirate la firma e
tornate con noi a chiedere la riapertura del tavolo. L'accordo è infatti non
solo formalmente, ma sostanzialmente privo di qualsiasi legittimazione e
consenso».
Il punto più contestato dell'accordo è quello del salario. Che va di pari passo
con la questione della sicurezza perché, come sottolinea Molin, «è chiaro che
Fincantieri vuole ridurre gli organici aumentando sempre di più il numero di
appalti». Ma proprio i lavoratori degli appalti hanno cominciato ad alzare la
testa e nelle scorse settimane hanno scioperato insieme ai dipendenti
Fincantieri. «Finalmente - dice Molin - anche la magistratura sembra aver deciso
di mettere il naso nel sistema degli appalti in Fincantieri. Noi siamo a
disposizione dei magistrati. E diciamo - aggiunge - che le aziende devono
certamente rispondere delle accuse che vengono loro rivolte. Ma diciamo anche
che non si tratta di qualche azienda, qui siamo di fronte a un sistema: ci sono
560 aziende tenute in rete nei sistemi informatici di Fincantieri».