Contratti, il Pd si rimangia l'appoggio alla Cgil: Letta e Ichino sposano la riforma. Metalmeccanici banco di prova

 

Fabio Sebastiani


«Quelle norme attuative sono inaccettabili. La Fiom non le applicherà». La posizione di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, contro l'accordo separato sono note. Il fatto che le ribadisca all'indomani della firma definitiva tra Confindustria, Cisl e Uil, assume un rilievo particolare. Sarà proprio sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici che si consumerà il primo scontro duro tra le parti sociali. In ballo c'è il rinnovo del biennio economico, che cadrà fuori dai "sei mesi" previsti dalle norme transitorie.
Tra l'altro, la Fiom sottolinea che il punto di scontro sarà proprio sul salario. L'argomento ha il pregio di non richiedere tropi giri di parole per essere spiegato ai lavoratori. E su questo Cisl e Uil sono molto deboli.
Ad indicare che proprio sulle tute blu ci sarà il redde rationem è anche Carlo Dell'Arringa, una delle maggiori personalità che Confindutria sfoggia sulla delicata materia dei contratti. «Dipenderà dalle situazioni - dice - ad esempio nel rinnovo degli addetti alimentari la piattaforma è unica e dunque il modello potrebbe funzionare lo stesso. Bisognerà vedere in contratti di categorie più grandi come i metalmeccanici. Lì - avverte - bisogna aspettarsi anche piattaforme separate».
Unità sindacale a rischio, quindi. Anche se ad essere interessate saranno le singole categorie e non la confederazione in quanto tale. Questa separazione è molto pericolosa per la Cgil. E sarà il tema principale del prossimo direttivo, in programma il 21 aprile. Da più parti arriva la richiesta di stabilire un criterio che valga per tutti i singoli settori.
Il Pd, nonostante la partecipazione del portavoce Dario Franceschini alla manifestazione del 4 parile al Circo Massimo, non arrivano segnali incoraggianti.
Per Enrico Letta, la firma del nuovo accordo sui contratti rappresenta «la fine di una fase teorica. Ora si entra nella fase dell'applicazione pratica ai rinnovi». Letta confida nel fatto che «lo strappo nella teoria venga recuperato nella pratica ritrovando un atteggiamento sindacale unitario». L'esponente del Pd si dice «fiducioso» sulla possibilità che l'unità sindacale si ritroverà con i singoli rinnovi contrattuali». «È possibile - afferma - che nella fase applicativa ci sarà il sì anche della Cgil. Possibile e - aggiunge - doveroso». «Secondo me - conclude - la distanza è più sulla cornice che sui contenuti: nel merito l'intesa siglata ora non è lontana dal protocollo sul welfare sottoscritto lo scorso anno da tutte le sigle sindacali».
Un altro esponente del Pd, Pietro Ichino, rincara la dose. «Chi guarda in modo non fazioso al contenuto letterale di questo accordo - dice - non ci trova mutamenti sconvolgenti rispetto all'accordo del 1993: anzi, semmai, colpisce una certa continuità nella struttura di fondo della contrattazione collettiva. Quello che cambia -e , qui sì, in modo incisivo - è l'intendimento di fondo che anima i firmatari: quello, cioè, di promuovere un sistema di relazioni industriali più cooperativo e partecipativo rispetto al passato. Un sistema che pone al centro l'intesa al livello del luogo di lavoro, in particolare la scommessa comune tra imprenditore e lavoratori sull'innovazione». Più o meno, rimane da chiosare, le stesse parole del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
Più cauto il senatore del Pd Franco Marini. «Questa spaccatura, in un momento di crisi economica ancora presente in Italia, è di per sè un fatto negativo rispetto alla capacità di iniziativa che i sindacati potrebbero avere, proprio in una fase in cui si riconosce il loro ruolo, quello del settore pubblico, e la necessità di una visione più solidaristica della società». Secondo Marini, «un adeguamento degli strumenti della contrattazione è necessario» e l'accordo «risponde a un'esigenza vera. Ora c'è bisogno di un grande momento di riflessione: credo che rispetto alle difficoltà che avremo di fronte per l'occupazione, per i giovani che vedono scadere il loro rapporto di lavoro e automaticamente spesso non viene rinnovato, c'è bisogno di un grande sforzo di unità - avverte l'ex presidente del Senato - che deve essere fatto da parte di tutti, dalla Cgil alle altre confederazioni, nell'interesse dei lavoratori e del Paese».


Liberazione - 17/04/2009