“Anche dalle assemblee convocate da Fim e Uilm per
raccogliere qualche consenso all’accordo separato emerge una sonora
bocciatura. Questo sta a dimostrare che quando la Fiom dice che bisogna tenere
aperta la vertenza, riaprire la trattativa e ottenere un accordo accettabile,
non esprime una velleità, ma un bisogno concreto e condiviso dalle lavoratrici
e dai lavoratori del gruppo”. A dirlo è la stessa Fiom Cgil, commentando in
una nota l’esito delle assemblee indette in diversi cantieri del gruppo
Fincantieri (Riva Trigoso, Sestri Ponente, Muggiano, Monfalcone) da Fim e Uilm
sui contenuti dell’accordo integrativo separato del 1 aprile.
In tutti i cantieri dove si sono presentate, dice ancora la Fiom,
“Fim e Uilm hanno subito dure critiche e contestazioni da parte dei lavoratori
sia sul merito dell’accordo, sia sul fatto che queste organizzazioni hanno
impedito il referendum e finora non hanno neanche riconosciuto il
pronunciamento della maggioranza assoluta delle Rsu del gruppo". È
significativo, si legge che le contestazioni siano state mosse da tanti
lavoratori iscritti a Fim e a Uilm, prima ancora che da iscritti alla Fiom. In
alcune assemblee iscritti Fim hanno presentato degli ordini del giorno con la
richiesta del referendum, ma la Fim e la Uilm si sono rifiutate sia di
metterli ai voti che di assumerli”.
In particolare, “nell’assemblea del cantiere più grande, a
Monfalcone, la contestazione all’accordo è stata fermissima. Al punto che alla
fine tutti i lavoratori assieme hanno abbandonato l’assemblea, dopo che non
avevano avuto risposte adeguate alle loro domande da parte di Fim e Uilm. Il
punto più contestato dell’accordo separato è quello del salario. I lavoratori
chiedono che venga spiegato che cosa debbono fare per poter raggiungere i
1.500 euro del premio di efficienza. Ma a questa domanda per Fim e Uilm è
impossibile rispondere dato che neanche la Fincantieri al tavolo della
trattativa ha saputo dare una risposta. E’ stato molto contestato anche il
tentativo di Fim e Uilm di far passare il pagamento degli arretrati della
vecchia produttività come se fosse una “una tantum” di cui per la prima volta
nella storia del gruppo non c’è alcuna traccia.
“A questo punto – commenta il segretario nazionale della Fiom,
Giorgio Cremaschi – sarebbe necessario che Fim e Uilm prendessero atto della
realtà. Il loro accordo non passa nemmeno nelle loro assemblee. Il dissenso
dei lavoratori è totale. Chiediamo a Fim e Uilm una scelta di consapevole
coraggio: ritirate la firma e tornate con noi a chiedere la riapertura del
tavolo. L’accordo è infatti non solo formalmente, ma sostanzialmente privo di
qualsiasi legittimazione e consenso”.