“A poche ore dalla sigla dell’intesa applicativa della riforma del sistema
contrattuale - ultimo atto dopo l’accordo separato del 22 gennaio scorso - è
bene ricordare i motivi che hanno indotto la Cgil a non firmare quella sera a
Palazzo Chigi la riforma dei contratti”. È quanto si legge in un comunicato
della confederazione di Corso d’italia. Oggi, infatti, nella foresteria di
Confindustria in via Veneto le parti, ovvero Confindustria, Cisl e Uil,
sottoscriveranno il documento applicativo dell’accordo quadro. La Cgil, che
sarà presente all’incontro, ha fatto sapere nei giorni scorsi che non firmerà
quell’intesa. "Una posizione rafforzata dal voto di circa 3,5 milioni di
persone che, in un referendum promosso dalla Cgil, hanno bocciato sonoramente
quell’accordo".
SCHEDA / LA CGIL SPIEGA LE RAGIONI DEL NO
CONTRATTAZIONE. Il nuovo modello contrattuale non allarga la
contrattazione ma, al contrario, la riduce. L’accordo separato conferma i due
livelli, ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro e la
contrattazione di secondo livello. La declinazione è poi rimandata a
specifiche intese ma si evince che, riguardo al secondo livello, ci si
limiterà alla “attuale prassi” senza quindi un concreto allargamento della
contrattazione. Si prefigura così un modello rigido senza alcun punto di
innovazione.
SALARI. L’aumento contrattuale deriverà dall’Ipca (Indice dei
Prezzi al Consumo Armonizzato per i paesi dell’Unione) depurato dai prodotti
energetici e la verifica su eventuali scostamenti si fa sempre rispetto
all’inflazione depurata. Non si recupera così mai l’inflazione effettiva. Il
valore punto, o la base di calcolo, su cui misurare la tutela del potere
d’acquisto nei contratti viene ridotto e che determinerà una perdita
strutturale e definitiva. Il solo utilizzo di un valore punto basato sui
minimi tabellari (mediamente 15,74 euro) e, pertanto, tra il 10% e il 30% più
basso del valore punto attualmente adottato dalle categorie (mediamente 18
euro).
SOGGETTI TERZI. Il soggetto terzo deputato a calcolare il
nuovo metro inflattivo, cioè l’Ipca, dovrebbe essere l’Isae che è un ente
pubblico di ricerca legato al Ministero del Tesoro e per questo non
corrisponde a caratteristiche di imparzialità nella contrattazione.
DEROGABILITA’. Nel testo dell’accordo separato si prevede la
possibilità di deroghe sia per crisi sia per sviluppo ai contratti collettivi
nazionali di lavoro di categoria. Un punto che rischia di diventare un punto
di riferimento obbligato per le scelte contrattuali. Una cosa sarebbe
prevedere, limitatamente ai casi di crisi aziendale, forme positive di
intervento. Altra è prevedere una derogabilità dal contratto nazionale che può
scatenare una competizione sleale tra le imprese e al ribasso per i
lavoratori.